Ben gli ricorderei che il pietosissimo Iddio non abbandona chiunque ricorre a lui, e che dolcissimi sono i frutti di quel santo sacramento della penitenza; onde non può scegliere la più vera via, nè pigliare il più vivo e saldo rimedio, che piangere come Pietro amaramente il peccato suo.

Forse ancora mi si dirà che nè ignoranza è stato tutto ciò, nè malizia, ma una maggiore illuminazione nelle cose di Dio, e che Cristo v'ha aperte molte verità, delle quali insino a quel tempo gli piacque illustrar la mente di Paolo, e convertirlo dal giudaismo alla vera fede. Dunque Cristo insegnò o rivelò il contrario che ai suoi, ai successori degli apostoli, e insegnò loro falsa dottrina? e così di somma verità si trasformò in istrana bugia? Dunque Clemente, Anacleto, Evaristo, Aniceto e quegli altri grandi spiriti di Dio furono ingannati, e insieme ingannarono altrui? Dunque Ignazio, nel cui cuore si trovò scritto il nome di Cristo, non ebbe da Gesù vera dottrina? Che dirò di tanti altri che successero di poi? Crederemo mai che Ireneo, Origene, Cipriano; crederemo che Atanasio, Didimo, Damasceno; crederemo che quei due gran lumi di Cappadocia, Gregorio e Basilio; crederemo che Ambrosio, Gerolamo, Agostino, Bernardo e tanti e tanti altri santissimi dottori della legge di Cristo abbiano tutti errato? e in luogo di mostrarci la luce ci abbiano inviluppati nelle bugie? Non può essere sano d'intelletto chi crede queste falsità, dicendoci massimamente Cristo, salvator nostro, che dove è il corpo quivi si congregano le aquile. Ma che più, Cristo adunque per molto tempo ha abbandonata la sua Chiesa, perchè, quando questa verità cattolica innanzi all'empio Lutero si credeva pertutto, se quel che si credeva non era vero, Cristo ci aveva abbandonati affatto: la qual cosa è orribile pur a pensare, dicendoci Gesù Cristo: Ecco ch'io sono con voi sino alla consumazione de' secoli. Egli è necessario (credetemi) che in questo mare torbido e tempestoso delle varie opinioni ci sia una ferma stella, alla quale si riguardi, e la quale c'indirizzi al vero cammino della strada di Dio. Questa, siccome da molti santi e dotti uomini è stato mostrato, non è, nè può esser altro che la Chiesa romana, incominciata da Pietro, in cui Cristo prima fondò la sua Chiesa, e per continua successione de' papi pervenuta intiera ai presenti tempi.

Nè vi varrebbe contro di ciò l'allegare luoghi della Scrittura, intesi ed esposti a vostro modo, perchè sempre (quanto a me s'appartiene) mi ricorderò di quel buono e fedele consiglio d'Origene Adamanzio il quale dice: Ogni volta che qualcuno vi mostra scritture canoniche contro quel che osserva ed usa la Chiesa, alla quale consente il popolo di Cristo, par che dica proprio, Ecco, in quelle cose è la parola della verità: ma noi non gli dobbiamo credere nè partirci dalla paterna ed ecclesiastica tradizione, nè ci si convien credere, se non come la Chiesa anticamente ci ha insegnato.

Finalmente io dico che nissuno buono si partì mai dalla Chiesa cattolica, e nissuno che se ne partisse fu mai stimato buono; di che si possono tante vere ragioni allegare, che forse non è verità in dottrina alcuna, che sia di questo vero più vera. Onde, quanto più in questa cosa ripenso, più mi trovo inviluppato nella difesa della vostra causa, e vorrei volontieri non v'amar tanto, per non sentire quel dolore ch'io sopporto ora, per cagione di questa vostra nuova calamità. Siami lecito con questo diverso, e forse non atto vocabolo, temperare quello errore che nasce dalla volontà vostra.

Ma poichè ancora in me vive quello amore, che già v'accesero le singolarissime virtù vostre, piacciavi almeno di darmi qualche consolazione, col farmi sapere le ragioni del consiglio vostro: se non potessero levarmi il dispiacere affatto, potrebbono forse addolcirlo ed alleggerirmelo alquanto. Ben vi consiglierei che, se, come io credo, vi siete partito d'Italia per salute della persona vostra, più timoroso forse che non bisognava, vi consiglierei, dico, che vi fermaste a questo segno dove or siete, nè trapassaste più innanzi; non predicaste, non iscriveste, non parlaste cose contrarie alla dottrina cattolica: anzi d'ogni cosa detta o fatta da voi, vi rimetteste umilmente al giudizio della Chiesa romana: perchè, facendo come vi dico, sarà solo ripreso in voi un timore nato da non troppo consiglio. Ma se vi governate altrimenti, coll'inasprir le cose ogni giorno, allora sarete d'una pertinace ostinazione e d'una ostinata eresia condannato. Nel primo caso standovi quieto ed umile, si solleverà tutta Italia in favor vostro, vi desidereranno, vi chiameranno, pregheranno. E per voi, e con molto loro contento v'impetreranno ogni grazia. Ma seguendo voi il secondo, si spegneranno in tutti quelle reliquie d'amore che ancora in molti cuori si mantengono calde, e in loro luogo v'entreranno l'odio e lo sdegno e l'ira contro di voi. Io certo son ridotto a tale, che dove prima (come sapete) vi pregai molte volte che pregaste Iddio per me, al presente, conoscendo il contrario bisogno, non fo altro che pregare Iddio per voi, ed ora di nuovo umilmente lo prego che gli piaccia d'illuminarvi ed ajutarvi.

Di Roma alli XX ottobre MDXLII.

Pag. 77, lin. 24, aggiungi in nota:

Nell'Indice tridentino è registrata: Historia vera de vita, obitu, sepultura, accusatione hæreseos, exhumatione Martini Buceri et Pauli Fagii. Item historia Catharinæ Vermiliæ, Petri Martyris Vermilii conjugis, exhumatæ, ejusque ad honestam sepulturam restitutæ.

Pag. 86, alla nota 4, aggiungi:

Th. Heyer, secretario della società di storia e archeologia di Ginevra, il 23 marzo 1854 vi lesse una nota su Galeazzo Caracciolo, ove porta le lettere direttegli ed altre testimonianze. Appare di là che la seconda sua moglie morì di 64 anni, il 28 aprile 1587, e lasciò eredi l'ospedale, il collegio, la borsa francese e la italiana, oltre molti legati al Beza, a Pompeo Diodati, a G. Colladon ecc.