Pag. 103, al fine, aggiungi:
Celio Curione, dedicando alla regina Elisabetta le opere della Morata, mulieris pietate ac literis clarissimæ monumenta, a me tamquam ejus ingenii reliquias, cui illa moriens commendavit et legavit collectas, dà a questa regina le più smaccate e retoriche lodi. Hujus quanta fuerit eruditio: quantum, quam ardens veræ religionis studium; quanta in malis adversisque rebus quæ multa perpessa est patientia: quanta constantia ex his libris majestas tua facile judicabit. Ricorda d'aver egli fatto menzione della regina nel suo supplemento alle storie del Sabellico, e dedicati a re Eduardo i commenti alle Filippiche.
La Morata tradusse dal Boccaccio la novella d'Abramo giudeo. Scrivendo a Flacio Illirico, lo ringrazia che primo abbia recato gran soccorso agli Italiani, poveri di celesti beni. Che se mai traduca in italiano qualche opuscolo tedesco di Lutero (il che farebbe alla medesima se il tedesco capisse), o se comporrà alcunchè in italiano, gioverà assai ad estirpar gli errori.
Ad Anna d'Este principessa di Guisa manda esortazioni affinchè s'applichi allo studio delle lettere sacre: essa non aver altro bene che in ciò. Da quando per grazia di Dio rinnegò quell'idolatria italiana, è incredibile quanto Iddio mutasse l'animo di lei, che, mentre aborriva dalle Scritture, allora di esse sole si dilettò, sprezzando ogni altra cosa. Nè basta saper la storia di Cristo, che neppur il diavolo ignora, ma bisogna avere quella fede che opera per l'amore, e fa professar Cristo fra' suoi nemici. Nè martiri esisterebbero se avessero occultato la loro fede. La esorta a non temere l'avversione de' suoi, e offre mandarle libri cristiani.
Ha pure molte lettere a Celio Curione.
Pag. 108, lin. 13, aggiungi in nota:
Un nunzio, scrivendo al papa nel 1521 la comparsa di Lutero davanti all'imperatore e agli Stati, dice: «Il pazzo era entrato ridendo, et coram Cæsare girava il capo continuamente qua e là, alto e basso: poi nel partir non parea così allegro. Qui molti di quelli che lo favoreggiavano, poichè l'hanno visto, l'hanno existimato chi pazzo, chi demoniaco: molti altri santo et pieno de Spiritu Sancto; tuttavolta ha perso in ogni modo molta riputazione della opinione prima».
Pag. 112, si levino le linee 4-10.
Pag. 114, lin. 31, pongasi:
Il Vergerio era ancor laico, eppure fu fatto vescovo di Modrusc in Croazia, poi di Capodistria sua patria, dove entrò solo nel 1545, nove anni dopo eletto, e dal suo fratello Giambattista vescovo di Pola vi ebbe in un sol giorno tutti gli ordini e l'unzione vescovile. Nella Ritrattazione descrive egli per filo e per segno la sua entrata a vescovo, la benedizione, la cresima, il battesimo d'una campana, la vestizione d'un chierico, la consacrazione della chiesa di Pirano; funzioni che allora il movevano a pietà, dappoi a scherno.