Ritiratosi alla patria ecc.
Pag. 137, alla linea 21 si aggiunga la nota
(25) Abbiamo lettera di don Ferrante Gonzaga, che l'11 maggio 1550 scriveva a Carlo V: «E monsignor Vergerio... mentre fu cattolico fu servitore del cardinale di Mantova mio fratello, e fu mio stretto amico; poi, perseguitato da papa Paolo, oppur dallo stesso suo peccato, si ridusse fra' Grigioni. E quivi fa molte prove di sè. A costui, immaginando io che potesse venirgli agevolmente fatto, ho mandato a persuadere che metta in carico di coscienza a quelle genti il tenersi usurpata la Valtellina, membro importantissimo di questo Stato e a lui necessarissimo, e che debbano restituirla, e che possono farlo di tal maniera, che, senza perder punto di reputazione, ne conseguiscano alcuna onesta ricompensa». Aggiunge aver promesso diecimila scudi al Vergerio se riesce.
(Qui si trasporti la nota 5 del Discorso XLII; poi vi si soggiunga):
Il Vergerio secondò il pensiero del barone Ungnad, del Carnio e del Truber di tradurre in slavo la Bibbia e scritti luterani: si fecero venire dalle montagne dell'Istria persone istrutte, e si stampò qualche cosa. I caratteri fusi a tal uopo si spedirono poi a Lubiana per istabilirvi una stamperia: ma nel traversare l'Istria furono sequestrati; e dopo rimasti lungo tempo in obblio, furono donati a un Francescano istriota, che li portò a Fiume; di là passarono a Roma, dove la Propaganda gli adoprò per libri cattolici.
Pag. 465 in fine, aggiungi in nota:
Del Paleario sta alla Magliabecchiana un'orazione, fra molti altri carmi in lode d'un Bandini. Inoltre nei Carmina poetarum nobilium Jo. Pauli Ubaldini studio conquisita, Milano 1561, vi sono degli esametri suoi nelle nozze di Nicola Marino con Luigia Mendoza, aventi per ritornello:
Huc ades, o Hymenæ Hymen; ades, o Hymenæe,
e alcuni altri carmi, ove nulla che sappia di religioso.
Pag. 194, alla nota 9, aggiungi: