Dalle buone relazioni del Sadoleto con Melantone e della speranza della costui conversione è curioso testimonio una lettera del nunzio Girolamo Rorario al cardinal Verolano da Pordenone, il 21 febbrajo 1539:

«Scrissi alli 17 del presente al reverendo Sadoleto e a vostra signoria illustrissima significandole come don Michele Brazetto mio compatriota, già mesi tre partì da qui per Vittemberga, dove si è con gran famigliarità intrinsecato con Filippo Melantone, di modo che gli ha aperto tutto il cor suo, ed ha fatto conoscere la buona mente sua verso la sede apostolica: e di ciò etiam ne porta testimonio con una sua, scritta al reverendo Sadoleto in risposta d'una di sua signoria reverendissima. Ed io ne tengo fermezza grande, fondata sopra un natural presupposito, che, essendo lui il più dotto di Germania, e in altri luoghi ancora avendo pochi pari, è da giudicare che lui conosce la via della verità: la qual conoscendo, e ritrovandosi in povertà grande, ed aver un figlio, non è da credere che lui voglia viver povero e dannato, e lasciar il suo figlio in la medesima e maggior dopo lui povertà e dannazione, possendo provveder all'uno e all'altro. E tanto più quanto da chi l'ha conosciuto è stato conosciuto per modestissima persona: e Dio volesse gli altri arrabbiati d'Alemagna fossero stati simili a lui! E io mi ricordo in Augusta all'ultima Dieta, Melanton, cercando poner pace e riconciliar la Germania alla sede apostolica, scrisse una sua, ancorchè fosse presente, a M. Luca Bonfilio, allor secretario del reverendissimo Campeggio, ricercando gli fosse concesso tre cose: comunicare sub utraque specie; matrimonio de' sacerdoti; del terzo non mi ricordo, ma mi par era cosa più leggiera di ciascuna di queste due: e prometteva che del resto s'acquieteriano, ed io parlandone col reverendissimo Campeggio, mi rispose in conclusione che conosceva le domande non esser tali che la sede apostolica gliele potesse senza scandalo concedere: ma che li conosceva ghiotti, e che quando avesse concesso questo, non stariano contenti, e domanderiano etiam delle altre cose, persuadendo alli popoli che, così come erano stati gabbati in queste, non altrimenti erano nel resto....» (Archivio vaticano, Nuntiatura Germaniæ, VIII).

Pag. 200, alla nota 31, aggiungi:

Nell'Indice de' libri proibiti pei cattolici di Spagna (Madrid 1667), dove sono indicati i varj luoghi da espungere o cambiare negli autori, molte colonne occupa il titolo del Castelvetro. E prima sono segnate molte emende al suo commento alle rime del Petrarca, stampato in Basilea il 1582, a istanza di Pietro de Sedabonis. Altre nella poetica d'Aristotele, massime sostituendo podestà a vescovo, cavaliere ad abate, santissima vita a ottima vita, sètta a religione pagana, maestro a prete.

Pag. 302, alla nota 7, aggiungi:

Più curioso è l'Index librorum prohibitorum et expurgandorum novissimus pro catholicis Hispaniarum regnis Philippi V etc. Madrid 1667, grosso volume in-4º, dove son notati i varj passi che dagli autori devono espungersi o correggersi.

Pag. 307, nota 23, aggiungi:

Frà Paolo scriveva al Casaubono ogni male contro il Baronio, ma l'avvertiva a non intaccarlo di mala fede. Cedet in publicam utilitatem opus tuum procul dubio. Verum quod illum fraudis et doli mali convincere paras, vereor an probaturus si sillis, qui morum hominis gnari fuerint. Vellem potius levitatis et temeritatis accusares. Ep. ad Casaubonum, 8 giugno 1612.

Pag. 318, alla linea 14, aggiungi in nota:

(1) Clemente VII, stando in Bologna per l'incoronazione di Carlo V, il 15 gennajo 1530 pubblicò una bolla indirizzata a frà Paolo Botticelli inquisitore delle diocesi di Ferrara e Modena, prescrivendogli di procedere contro gli eretici, specialmente i Luterani, con ampia facoltà di ricevere in grembo della Chiesa chi abjurasse gli errori: con ciò voler frenare l'impetuoso prorompere del torrente ereticale, e risanar l'Italia da tanti travagli. Essa bolla fu diretta a tutti gl'inquisitori, con indulgenza ai confratelli della società della Croce, e sta nel volume Bullarum et privilegiorum etc.