In questa valle trovò abbondare scolari del Vergerio e di Pietro Martire Vermiglio, ed esservi (scriveva al cardinale Sabello) il nome di cattolici, non i costumi, nè la credenza. V'aveano tenuto casa i novatori Trontano e Kanesgen, pseudonimo del Beccaria; poc'anzi v'era morto Lodovico Besozio, scolaro del Trontano migliore del maestro: era frequentissimo il contatto colla val del Reno, tutta già calvinista. Singolarmente vi si segnalavano per odio ai cattolici Francesco Luino, che da trent'anni era colà: un figlio del Trontano[110] e due o tre altri, «le cui mogli sono veri mostri d'inferno». Stava a capo delle cose sacre un frate, disertore dell'Ordine e della religione, che seco traeva una femminaccia e quattro suoi figliuoli: poco di meglio erano gli altri preti. Il Borromeo coll'amorevolezza, coll'Inquisizione, coll'insegnamento, col largheggiare, si conciliò gli animi: e Dio ne prosperava le fatiche.

La riverenza verso quel gran santo non ci terrà dal narrare come ivi scoprisse moltissime streghe. Istituitone processo, ben centrenta abjurarono: quelle che non vollero ravvedersi furono condannate, e prima quattro, poi altrettante, poi tre, indi più altre vennero arse. Il prevosto di quella terra Domenico Quattrino da undici testimonj era stato visto, nella tregenda coi demonj, menar danze oscene in paramenti da messa, e recando il santo crisma[111]: onde fu dannato al fuoco.

Sarebbero gettate le parole ch'io aggiungessi per compiangere che i delirj del secolo prendessero anche anime illuminate e pie. Solo non tacerò che i Grigioni si dolsero e protestarono contro abusi di giurisdizione del Borromeo, ma nei loro atti non trovammo fiato di lamento per queste procedure; tanto parevano regolari secondo i tempi[112]. Il Borromeo nella Mesolcina all'ucciso curato surrogò Giovanni Pietro Stoppano, autore del tractatus de idolatria et magia, che poi fu messo all'Indice. Da poi il santo si mise per la val Calanca, ove conobbe cinquanta famiglie cadute in eresia e ventidue maliarde. Pel Lukmanier andò alla badia di Dissentis a confermar nella fede quell'abate Castelberg, forse l'unico uom distinto che nella Rezia zelasse la restaurazione del cattolicismo nel senso del concilio di Trento.

Personaggio così famoso, che veniva a croce alzata, seguito da molti ecclesiastici di virtù e di saper grande, che era incontrato solennemente dalle autorità, che all'Ospizio dormì sulla paglia, che fe il trasporto delle reliquie dei santi Sigisberto e Placido, dovette lasciar viva impressione sopra quei terrazzani. Era sua mente drizzarsi a Coira, indi nel ritorno visitare Chiavenna e la Valtellina. Per impetrarne licenza mandò Bernardino Mora al beytag dei Grigioni: ma i predicanti andavano spargendo sospetti sul suo conto: lui infine esser nipote di quel Gian Giacomo Medeghino, il cui nome, dopo le acerbe guerre lor recate sul lago e in Valtellina, era fra i Reti rimasto terribile: vedessero quanto aveva operato in val Mesolcina, dove non prima pose piede, che collocatosi in luogo forte, stabilì un inquisitore, e fece ogni suo talento: assai tornerebbe sospetta ai loro alleati Francesi la venuta del cardinale, tutto ligio alla Spagna[113]. E questi susurri trovarono ascolto; onde, non che escluderlo, i predicanti commossero quei della val Pregalia a dare addosso ai missionarj da lui mandati, e metterli a processo[114]. Adunque avvisato voltò per Giornico e il Sangotardo[115] a Bellinzona. Quivi trovò folta ignoranza delle cose di Dio, ed un vivere non punto meglio del credere; matrimonj incestuosi, usure sfacciate, conculcati i diritti del clero, sacerdoti simoniaci e viventi in pubblica disonestà. Ho letto omelie da lui recitate colà, donde può trarsi argomento e dello stato di quel paese e dello zelo che il santo vi adoprò, dimorandovi fino al 15 dicembre; ove eresse anche una prebenda per mantenere un maestro, lasciò un catechismo, compilato a posta dal gesuita Adorno, ridusse a compimento il collegio d'Ascona. Come avea fatto rinviare dal Governo di Bellinzona il Beccaria e il Trontano, sperava fare di Mesocco il punto d'appoggio del rinnovato cattolicismo nella Rezia, dicendo che, essendo questo paese uno Stato sovrano, già feudo dei Trivulzj milanesi, ed or liberamente collegato ai Grigioni, non andava sotto alle leggi di questi. Dovea porvisi una stamperia cattolica, da opporre alla protestante di Poschiavo; e il palazzo dei Trivulzj ridursi a collegio de' Gesuiti.

Fin tra le cure che ponevangli assedio negli ultimi suoi giorni, il Borromeo s'occupava d'ottenere, se non pace, almeno tregua ai Cattolici di colà; e teneva corrispondenza con re Filippo II d'affari sì intimi, che non si affidavano alle carte, ma comunicavansi a voce col Terranova, allora governator del Milanese.

Dal 1578 in poi, un nunzio pontificio risedette sempre nella Svizzera, per quanto se ne adombrassero le potenze alleate: si fondarono scuole di Cappuccini ad Altorf per le classi inferiori, e di Gesuiti per le superiori a Lucerna, ai quali Gregorio XIII assegnò seicento zecchini annui, oltre gli allievi che manteneansi ne' collegi di Milano e di Roma. Anzi, Lega borromea o Lega d'oro fu detta quella che i Cantoni cattolici strinsero col re di Spagna per conservar la Chiesa e la pace; e i membri di essa obbligavansi «di vivere e morire nella sola vera e antica fede cattolica, apostolica, romana, essi e l'eterna loro posterità».

Anche il cardinale Federico Borromeo s'adoprò a tener in fede la Mesolcina, e vi mandava sempre sacerdoti e maestri. Nel 1609 vi erano pretore Simeon De Negri, e cancelliere un Sanvico, i quali, ricordandosi che un tempo vi sedeva un ministro protestante, anche allora lo chiamarono. Il popolo se ne indispettisce, eccitato anche da Antonio Gioerio, e irrompendo ove quello celebrava, abbattono la campana, insozzano il tempio, bruciano i sedili.


Come i Grigioni, così neppur Ginevra era allora membro della Confederazione Elvetica, ma solo confederata. Questo paese formava parte dell'impero germanico ed era spartito, siccome il resto della Svizzera, fra molti baroni, spesso in lotta fra loro e col vescovo; coi conti del Genevese, che allegavano il diritto imperiale; coi duchi della vicina Savoja, che guatavanli colla cupidigia del forte. I vescovi signoreggiavano come principi e vi batteano moneta: ma ne impugnava i diritti la città, che pretendeasi imperiale, cioè libera, e nominava un consiglio e quattro sindaci per amministrare insieme col vescovo. I conti di Savoja tentarono spodestare il vescovo; di che Gregorio XI nel 1370 movea lamento ad Amedeo VI. Amedeo VIII, che fu antipapa col nome di Felice V, tenne in Ginevra la sede del suo pontificato, dove rimasero gli atti di esso, finchè nel 1754 quella repubblica li regalò a Carlo Emanuele III.

Nel 1401 Villars, conte del Genevese, cedette al duca di Savoja questa contea, e con essa i suoi diritti sulla bella città del Lemano, che così trovossi divisa fra tre poteri; il vescovo, il duca, il municipio. Il vescovo, proposto dal popolo, eletto dai canonici, godeva di molte regalie, e giudicava le cause in appello. Il popolo, cioè i capicasa, eleggevano il sindaco e il consiglio, annuali; ricevevano dal vescovo e dal conte il giuramento di conservare le franchigie. Il duca teneva assessori laici per eseguire ciò che i consiglieri avessero deliberato intorno ad affari temporali; col titolo di visdomino giurava fedeltà al vescovo e al Comune; nel suo forte, detto il Gagliardo, faceva giustizia de' condannati dai sindaci, impiccandoli a Champel, terreno del vescovo; teneva le prigioni nel castello dell'Isola, che aveva ricevuta dai vescovi per ipoteca di denaro dovutogli, e più non volle restituire.