[97.] Archivio storico del 1866.

[98.] Lettera 13 agosto 1606 nell'Archivio storico del 1866. Di maggiore pazzia fa segno un'altra lettera di 20 giorni più tardi, ove dice aver interrogato il demonio, e saputo che nel 1607 la podestà pontifizia soffrirebbe gran danno, e nel 25 v'avrebbe due papi, e altri avvisi e profezie «che non basteria sei fogli di carta»: e dopo rovinato il papato, sorgerà un papa divino (l'antico sogno del papa Angelico), ed altri che avran lo Spirito Santo manifesto, e trarranno alla fede Turchi e Settentrionali. Si badi ai flagelli onde son percosse la Germania e Venezia. Non tengasi fede ai principi, che non aspirano se non alle entrate della Chiesa. Per riparare vuolsi la penitenza; impedir che i principi gittino a terra i canoni, e alzino le loro costituzioni, e neghino al papa il gladio materiale.

[99.] Amphiteatrum, pag. 118.

[100.] Vedasi La vie et les sentiments de Lucilio Vanini. Rotterdam 1717. Gli è avversissimo ma ancor peggio P. Garasse, il quale, nella Doctrine curieuse des beaux esprits de notre temps, comincia a parlarne con queste frasi: Les deux plus nobles exécutions qui se soient faites de nos jours, montrent évidement que la fin des athéistes dogmatizans est toujours accompagnée d'une particulière malédiction de Dieu et des hommes. La premiére fut à Tholose en la personne de L. Vaninus, homme d'un courage dé sespérè... homme de néant... mechant bellistre, e dopo infinite altre ingiurie dice che, chiesto di far emenda onorevole a Dio, al re, alla giustizia, rispose: «A Dio non credo: il re non offesi: per la giustizia, i diavoli la portino, se pur diavoli c'è». Nella Apologia pro J. C. Vanino, stampata a Rotterdam 1712, si risponde ai diciotto capi d'accusa che si davano contro di lui da un anonimo che lo diceva ateo.

Il presidente Gramond, nella Historia Galliæ ab excessu Henrici IV, l. 3, narra a disteso il supplizio del Vanino come testimonio oculare. Espostene le colpe, e l'ipocrisia in carcere e il sopraggiunto furore, dice: «Non avea però ragione di dire che moriva intrepido. Io l'ho visto abbattuto, con aspetto orribile, spirito inquieto... Prima di mettere fuoco al rogo gli si ordinò di presentare la lingua per tagliargliela. Ricusò: e il boja non potè averla che con tenaglie. Mai non fu udito un grido più spaventevole: l'avreste creduto il muggito d'un bue. Il resto del suo corpo fu consumato dal fuoco, e le ceneri gettate al vento».

Il Vanini, dove annovera le varie ipotesi sull'origine della razza umana, pone anche quella che la fa derivare dalle scimmie; ma quidam mitiores athei solos ætiopes ex simiarum genere et semine prodiisse attestantur, quia et color idem in utrisque conspicitur: e che i primi uomini andavano a quattro zampe, e solo per un'educazione particolare cambiarono un uso, che ritorna nella vecchiaja. Vedasi pure Schramm ecc.

Vedansi P. Garasse, Doctrine serieuse.

G. M. Schramm, De vita et scriptis famosi athei J. C. Vanini. Custrin 1799.

P. F. Arpe, Apologia pro J. C. Vanino. Rotterdam 1712.

J. G. Olearius, De vita et factis J. C. Vanini. Jena 1708.