[145.] L'Antibellarmino di Adamo Scherzer; un altro di Samuele Weber, l'Antibellarmino contratto di Corrado Vorstio; l'Antibellarmino biblico di Giorgio Albrecht; il Collegio antibellarminiano di Amando Polano; le Disputazioni antibellarminiane di Lodovico Crell; il Bellarmino enervato di Guglielmo Amesio; e taciamo altri, fra cui le confutazioni di re Giacomo Stuart. Anche Duplessis-Mornay scrisse il Mistero d'iniquità o storia del papato, per quali progressi salì al colmo; che opposizione gli fece la gente dabbene di tempo in tempo, dove si difendono i diritti degli imperatori, re e principi cristiani contro le asserzioni de cardinali Bellarmino e Baronio. Saumur, 1611.

[146.] Dopo altri, Agostino e Luigi De Backer stamparono a Liège, nel 1853 e seguenti, in sette grossi volumi la Bibliothéque des écrivains de la compagnie de Jesus. Il catalogo delle opere del Bellarmino còlle traduzioni e le confutazioni occupa quarantasei colonne. Molte volte furono ristampate le Disputationes de controversiis fidei adversus hujus temporis hæreticos. Il Bellarmino, a istanza del cardinale Tarugi, compose la Dottrina cristiana breve: e per ordine di Clemente VIII la Dichiarazione più copiosa della dottrina cristiana. Fu approvato dai più insigni teologi e dai papi, e dal Concilio romano del 1725: e attaccato dai Giansenisti, massime da G. B. Guadagnini; contro del quale Francesco Gusta scrisse la Difesa del Catechismo del vener. cardinal Bellarmino, Venezia 1799.

[147.] A questo concetto del deporre i re da un pezzo rinunziarono i papi. Il 23 giugno 1791 il cardinale Antonelli, prefetto della Propaganda dirigeva una nota ai vescovi d'Irlanda, ove dice: «Bisogna ben distinguere fra i veri diritti della sede apostolica e quel che maliziosamente gl'imputano. La Santa Sede non insegnò mai che si deva ricusare fedeltà a sovrani eretici, e che un giuramento prestato a re fuor della comunione cattolica deva esser violato, o che sia permesso al papa di privarli de' loro diritti temporali».

I vescovi degli Stati Uniti, raccolti nel V concilio di Baltimora, mandarono al papa un indirizzo ove de' loro avversarj dicono: «Sforzansi ispirare sospetti contro i loro fratelli cattolici che versarono il sangue per la libertà di questo paese: pretendono che noi siamo sotto il dominio del papa per le cose civili e politiche, e che così dipendiamo da un sovrano straniero... Molti di noi dichiararono vigorosamente e con giuramento che il papa non esercita verun potere civile; e questa dichiarazione fu benissimo accetta da Gregorio XVI». Vedasi M. Affre, Essai sur la suprématie temporelle du pape, 1829. Questi, contro il Lamennais, dimostrò che la bolla di Bonifazio VIII è stata abrogata pochi anni dopo da Clemente V in quanto diceva che la podestà temporale fosse sottomessa alla correzione della potenza spirituale.

Francesco Suarez, al quale il Grozio non sapea trovar l'eguale per acume filosofico e teologico, dimostra che sentimento comune de' giureconsulti e teologi era che il potere dei re vien loro da Dio per mezzo del popolo, e ne sono responsali non solo a Dio, ma anche al popolo. Un predicatore davanti a Filippo II a Madrid, avendo pronunziato che «i sovrani hanno potere assoluto sulla persona e i beni de' sudditi», l'Inquisizione lo processò, condannollo a penitenze e a ritrattarsi dicendo dal pulpito che «i re non hanno sui loro sudditi altri poteri se non quello accordato loro dal diritto divino e dall'umano, e nessuno che proceda dalla loro volontà libera e assoluta». Vedi Balmès, Il Protestantismo paragonato al cattolicismo.

Talmente si avea gelosia delle pretendenze papali, che la Gerusalemme conquistata del Tasso fu proibita dal parlamento di Parigi perchè, descrivendo le turbolenze di Francia, vi si dice nel canto XX, 77 del papa che

ei solo il re può dare al regno

E 'l regno al re, domi i tiranni e i mostri,

E placargli del cielo il grave sdegno.

[148.] Il cardinale Sforza Pallavicini volea che la Corte di Roma fosse ricchissima, affine di provvedere non solo allo spirito, ma anche alle utilità secondo la carne, essendo «quell'anima che tiene in unità tanti regni, e costituisce un corpo politico il più formidabile, il più virtuoso, il più letterato, il più felice che sia in terra». Perciò richiede «torrenti di pecunia», e viver pomposo di cardinali, e proporzionato ne' vescovi; e che a Roma concorrano a servizio uomini d'ogni natura, e quei che vivono solo dello spirito, e quei che per soprapiù desiderano i beni mondani, e quei che tali beni antepongono a quelli dell'anima.