Tutte le lettere de' residenti di quel tempo ragguagliano o di satire o di prediche o di discorsi tenuti da Gesuiti contro la Repubblica; de' loro sforzi per mettere un'Università a Gorizia, o a Ragusi, o a Castiglione delle Stiviere; finchè uscirono le ducali del 14 giugno 1606, che sbandivanli dallo Stato, del 18 agosto che proibivano ai sudditi di mandar figliuoli ai collegi de' Gesuiti, del 16 marzo 1612 che vietavano ogni corrispondenza con essi.

[210.] In una cronaca citata dal Cicogna, Iscrizioni, tom. V, pag. 556, leggesi al 1606: «Occorse in questi giorni che le reverende monache di San Bernardo di Murano, persuase dal suo cappellano, furono scoperte che osservavano l'interdetto del papa, e che non ascoltavano messa nè si confessavano e comunicavano, avendoli detto reverendo mostrato un giubileo che ha concesso il papa a chi osserverà l'interdetto, nè ascolterà messa, promettendogli un paradiso di delizie fatte a lor modo... Avendole prima persuase li suoi procuratori del monasterio e senatori loro parenti, et anco il vicario del suo vescovo, nè per questo avendole potute rimuover da questa loro opinione, furono immediate mandati li capitani del Consiglio dei Dieci, d'ordine del senato, a serrarle nel convento, ficando le finestre e porte de' fuori con buoni cadenazzi, con pena della vita a chi s'accostasse a detto monasterio, nè meno le soccorresse di cosa alcuna, tenendole del continuo guardie».

[211.] Raccolta degli scritti usciti per le stampe di Venezia e di Roma e altri luoghi nella causa dell'interdetto. Coira, per Paolo Marcello, 1607.

[212.] Il Grisellini, nella vita o piuttosto apologia di frà Paolo, dice che questo «dopo che fu eletto consultore, ad alcuna opera non diede mano giammai senza il motivo del pubblico interesse, cioè o per difendere il sovrano diritto del principato, o per autorizzare la santità delle sue ordinazioni», pag. 78. E anche d'altre opere dice sempre: «A norma delle pubbliche mire, venne dal nostro autore intrapresa»; p. 101, e passim.

[213.] Opinione di frà Paolo come debba governarsi la Repubblica per avere il perpetuo dominio, ecc.

[214.] Mem. de Duplessis-Mornay, X, 292.

[215.] Fra' Fulgenzio. — Nel lib. IV della Letteratura veneziana del Foscarini è a vedere quanti nobili veneziani in quel tempo, oltre i prelati e i monaci, coltivassero le scienze sacre e la storia ecclesiastica e ne scrivessero.

[216.] Ricaviamo tali particolarità dalle Memorie citate. Vedi pure Blicke in die Zustände Venedigs zu Anfang des XVII Jahrhunderts, negli Historische politische Blätter für das katholische Deutschland. Monaco 1843; e nelle Memorie storiche e letterarie della società tedesca di Königsberg, G. Mohnicke, Versuche zu Anfang des XVII Jahrhunderts etc., cioè Tentativi fatti al principio del secolo XVII per introdur la Riforma a Venezia, con due lettere sinora inedite di Giovanni Diodati per illustrare la storia e il carattere di frà Paolo. Queste lettere, che parlano d'una gita del Diodati a Venezia nel settembre 1608, furono date da un suo discendente, professore a Ginevra.

Nella Semaine religieuse del 1863 a Ginevra fu pubblicato dal signor Eugenio de Buddé una Brève relation de mon voyage à Venise en septembre 1608, di Giovanni Diodati. Vi fu sollecitato da amici di colà, e massime dall'ambasciatore d'Inghilterra e da un Biondi che gli scriveva l'11 aprile 1608: «Se V. S. è disposta a venire a Venezia, ve la prego ed esorto. Questa risoluzione sarà una consolazione per voi, un potente sostegno allo spirito, e produrrà frutto per alcuno e gloria a Dio... Aspettate qualche pericolo. Dite d'andar tutt'altrove che a Venezia. Se Roma lo sapesse, potrebbe venirne qualche incaglio e scandalo: e posso dirle che il papa è informato da tutte le parti. Rivestitevi del desiderio di compiere un'opera così alta: se lo fate, spero che i semi da voi gettati produrranno un albero sì grande, che tutti potranno prosperare alla sua ombra».

Il Diodati v'andò in gran secreto, appena ebbe compita la traduzione della Bibbia, e inviatine alquanti esemplari. Un francese Papillon, frequentando molte case patrizie, v'aveva avuto grandi speranze di stabilirvi un'assemblea, senza però che si desse alcuna confessione o promessa. Frà Paolo era «la première roue instrumentale de cette sainte affaire», ma non voleva dichiararsi coi molti gentiluomini che dipendevano affatto da lui, «se contentant de jeter dans leurs âmes quelques semences de vérité par des avis familiers, et les sermons de son disciple Fulgentio, et de saper sécrétement la doctrine et l'autorité d'un pape, ce en quoi il a extrémement été utile». Gli altri che aveano desiderio di stabilire una chiesa, vedendo frà Paolo sì ben dissimulare, perdeano confidenza. Di frà Paolo loda l'immenso sapere: «Mais ce grand et incomparable savoir est detrempé en une si scrupuleuse prudence, et si peu échauffé et aiguisé de ferveur d'esprit, quoique accompagné d'une vie très-intègre et toute exemplaire, que je ne le juge capable de donner le coup de pétard et de faire l'ouverture». Frà Fulgenzio ha più zelo, e men timore e meno scrupoli politici, più forza di corpo e facondia e gioventù, e gran reputazione come predicatore, ma è contrappesato dalla tiepidezza di frà Paolo. Fa però molto coi discorsi e gli avvisi e i fremiti.