[218.] Ep. 358, p. 865.

[219.] Ep. 574.

[220.] Lettera 13 settembre 1611.

[221.] Chiesto dall'ambasciatore olandese di commendatizie, Duplessis-Mornay gli scriveva il 3 ottobre 1609: Pour adresse, je ne la vous puis donner meilleure qu'au vénérable père Paulo, directeur des meilleurs affaires... auquel, avec le zèle de Dieu, vous trouverez une grande prudence conjoincte: mais il faut l'exciter à ce que l'une enfin emporte l'autre. Vous avez aussi le père Fulgenzio, qui n'est que feu; précheur admirable. Mémoires, 393. Il Bayle in Aarsens, riferisce che frà Paolo imbattuto l'ambasciadore d'Olanda, gli disse che avea gran piacere di vedere il rappresentante di una repubblica, la quale teneva il papa per anticristo. Questo fatto venne addotto dal Pallavicino nella prima edizione della storia del Concilio, ma espunto nelle seguenti; segno che il conobbe falso. Vittorio Siri dice aver trovato negli archivj di Francia moltissime traccie del favore dato dal Sarpi agli Ugonotti, e massime ne' registri del nunzio Ubaldini, attentissimo a sventarne le trame, e che cercò aver gli originali delle lettere per imputarlo d'eretico avanti al senato veneto.

[222.] Essa è arditamente impugnata e da Voltaire e dal Daru come viltà indegna di Enrico IV: eppure è messa fuor di dubbio dalle Memorie di Mornay. Inoltre nel processo contro Antonio Foscarini (sospettato anch'egli di opinioni ereticali) è un carteggio di Pietro Contarini ambasciadore di Venezia in Francia, del 1615, ove scrive d'aver inteso dal nunzio pontifizio, che «vivendo il fu re, per le pratiche che teneva del continuo a Ginevra, aveva avuto avviso ed alcune lettere, che non mi espresse se fossero scritte da Venezia o dal signor Foscarini, con le quali si avea fatto venir costà (a Venezia) un ministro ugonotto: del che il re fin d'allora ne facesse avvertire la repubblica per l'ambasciatore M. di Champigny, considerandole il pregiudizio che poteva ricevere la religione cattolica dalle pratiche di simil gente in quella città, e che saputosi ciò da esso signor Foscarini, ne era stato grandemente conturbato». Vedi Relazioni degli Stati Europei lette al senato di Francia, pag. 405.

Il Foscarini, condannato a morte pel noto sbaglio, in testamento lasciava «ducati cento al padre maestro Paolo (Sarpi) servita, perchè preghi il signor Dio». Il Sarpi saputolo, scrisse ai Dieci, che, «conoscendo esser in obbligo per conscientia et per fedeltà di non haver a fare con chi s'è reso indegno della gratia del prencipe nè mentre vive nè dopo la morte, ha stimato dover rifiutare il legato assolutamente». Un legato per pregare! e da uno che poco dopo fu dichiarato innocente!

[223.] Lettera XLIV al signor Dell'Isola.

[224.] Lettera LX allo stesso. Vedi pure le Memorie di Mornay, X, 386, 390, 443, 456, 516; e Courayer, nella vita di frà Paolo premessa alla sua traduzione della Storia del Concilio di Trento, pag. 66.

[225.] Lettera LI, 12 ottobre 1610. Anche pochi giorni prima dell'uccisione di Enrico IV, il Sarpi scriveva: Nulli dubium quin, sicut Ecclesia verbo formata est, ita verbo rite reformetur. Attamen, sicuti magni morbi per contrarios curantur, sic in bello spes, nam extremorum morborum extrema remedia. Hoc mihi crede e propinquo res videnti. Non aliunde nostra salus provenire potest. Op. di frà Paolo, VI, 79. Nella LIII lettera, compiangendo la morte di Sully, dice che l'amava «per la fermezza nella sua religione». Di Giacomo I scrive: «Se il re d'Inghilterra non fosse dottore, si potrebbe sperare qualche bene, e sarebbe un gran principio». Lettera LXXXVIII.

[226.] Lettera LXXXVIII, 29 marzo 1612 al Groslot. Di tutto ciò più distesamente vedasi nella Storia arcana della vita di frà Paolo Sarpi, scritta da M. Giusto Fontanini, e documenti relativi. Venezia 1803. È opera postuma, e l'editore arciprete Ferrario l'annunzia così: «Chiunque tu sia, che pigli a leggere questo libro, a me basta che abbi amore e zelo di religione, che abbi fedeltà ed attaccamento ai Governi. Buon cattolico e buon cittadino, questo libro ti piacerà. Esso leva una gran maschera, scopre un grand'impostore, palesa un grand'empio, ecc.»