Bergamo, dal palazzo vescovile, 18 aprile 1572».
[266.] Fra altro erasi stampato Mestrezat Sur la communion de Jésus Christ dans la Sainte-Cène, tradotto da Vincenzo Parravicini di Como.
[267.] È nell'archivio arcivescovile di Milano una lettera del curato di Morbegno, Pietro Carati, del 3 ottobre 1571 al cardinale Borromeo, dove gli dice che, «mentre vi sta un predicator luterano per li fuorusciti forestieri, che pur son pochi», egli è da dodici anni parroco di Morbegno, e vi si tenne sempre: ma ora teme non poter più durarvi, attesa la gran carestia che domina, per la quale non ha abbastanza onde vivere e soccorrere i tanti poveri che vengono alla sua porta. Pertanto lo supplica d'ottenergli di cavar dallo Stato alquante some di formento senza pagar le tratte.
[268.] Nel 1584 Gregorio XIII raccomandava caldissimamente ai Cantoni cattolici le cose di Valtellina. Accepimus conari catholicæ ecclesiæ hostes Sondrii hæreticorum scholas et collegia constituere, jamque hac de causa legatos misisse. Obsistite, rogamus, tanto studio quantum virtus pollicetur, quantumque Christi causa exposcit: nihil audebunt, vobis invitis, moliri; vos vero ad eam laudem, quam in valle Mesolcina retulistis, hanc quoque maximam adjicietis. Tota denique Valle Tellina, Clavenna, cœterisque locis quibus potestis, catholicæ religionis catholicorumque hominum causam suscipite, etc. 28 aprile: e di nuovo ai 29 novembre. Ap. Theiner.
[269.] Vedasi la costui lettera 21 aprile 1550, e Gosselino, Vita del Gonzaga, f. 62.
Di Milano, 24 maggio 1584.
«In materia dei negozj Grigioni scrivo assai pienamente al signor cardinale Savello. La lettera al solito le viene aperta, per informazione di lei; ma oltre ad essa, vi sono alcuni particolari, ch'ella avrà qui allegati per poscritto, pur nella medesima materia, ed ora gliene dirò d'un altro moto più secreto di tutti, il quale sebbene è stato conferito meco da questo governatore confidentemente e con ogni secretezza, niente di meno ho giudicato bene scriverlo a vossignoria solamente, acciocchè ella lo faccia sapere a nostro signore, e non ad altri, come per avviso. Sappia adunque che i popoli cattolici di Valtellina, afflitti ed oppressi nelle cose della religione cattolica dal governo e dominio de' signori Grigioni, l'anno passato fecero ricorso a' ministri regj qui in Milano per esser ajutati ad uscir di tanti travagli, e per poter vivere cattolicamente, come si conviene, senza gl'impedimenti che hanno sentito e sentono negli ajuti spirituali. E per far questo non dimandavano se non il soccorso di quattrocento fanti per pochi giorni, li quali dicono esser abbastanza per levarsi in un tratto da quella ubbidienza, e serrare i passi a' Grigioni che volessero passar di qua de' monti: mostrando aver modo assai facile per mantenersi poi colla gente della Valle. Scrissero questi ministri al re; ed egli ora ha risposto che si dia loro l'ajuto che dimandano, ed ogni altro per ajutarli nelle cose della religione cattolica in quei paesi dove ci sia questo interesse. Fuori di questo rispetto, non si moverebbe per modo alcuno. Ora avutasi questa risposta, i ministri suddetti hanno soprasseduto fin adesso per veder l'esito del negozio della Lega, il quale ora che è svanito, vedo che andranno pensando se lor possa riuscire questo: il che quando fosse, ho speranza in Dio che in pochi anni si farà tanto frutto in quella valle e paesi tutti di qua da' monti, che si smorberà quasi quella peste eretica. Ma quando anco non riuscisse, vedranno i Grigioni da questa commozione che in ogni modo que' popoli non potranno durare in quello stato; e stando in continuo dubbio di trattati simili, per non darne loro più occasione, si risolveranno alla fine di permetter loro la libertà che dimandano. Nel qual caso ultimo che, risentitisi i popoli suddetti, con le armi in mano, se pure questa libertà per la quale si moverebbono, non seguisse, e le cose fossero in rumore e rivolta, V. S. sappia che l'ambasciatore di Francia, che è negli Svizzeri, ha sopraintendenza di tutti i negozj del suo re ne' paesi de' Grigioni, e con esso ho fatto diversi ufficj per l'ajuto spirituale di detti popoli sudditi; ed egli mi si ha mostrato animatissimo di ajutar le cose cattoliche, e specialmente il loro giusto desiderio. E però crederei in quel caso, con l'opera di detto ambasciatore che entrerebbe come mezzano fra i signori ed i sudditi, ed anco con l'intrinsechezza ch'io ho con li Cantoni cattolici degli Svizzeri, che si farebbero intendere per la protezione di essi sudditi, con procurare la libertà suddetta, e trattare e conchiudere fra loro la concordia, anco con molto vantaggio per la religione cattolica. Quando all'incontro la cosa riesca con pace e quiete, mi dà l'animo di ottener dal re che si contentasse di restituire quei paesi a' Grigioni, con condizioni molto gagliarde per la fede nostra; poichè egli ha dato risoluzione a' suoi ministri di non volersi ingerire in simil negozio, se non quanto che tocca alla religione cattolica. In questa materia io non m'impaccio in modo alcuno, e mi riguardo tanto maggiormente dal non cercarne altro, quanto che penso che ora vi si attenderà, ed io non tengo per ajutare quei popoli altra via che la spirituale. Di qua fo fare generali e particolari orazioni a Dio signor nostro, acciocchè se n'abbia buon successo, a gloria del suo santo nome; ma non si palesa perciò la qualità del negozio. Così desidero che V. S. faccia costì, raccomandandolo molto ai religiosi e ad altri, e facendolo anco raccomandare da' predicatori, ma copertamente.
«Io poi coll'occasione che ho da far qualche frutto ne' paesi degli Svizzeri, come della visita di Locarno, che n'è bisognoso molto, e mi se ne fa istanza, ed in altri luoghi anco di là da' monti, come della consecrazione della nuova chiesa de' Cappuccini del colonnello Lussi, sì per mantenere vivo il buon desiderio di detti popoli sudditi, e sì per mantenere l'opinione che hanno avuto fin ora di me, ch'io vada, come in effetto vo, solamente per il loro bene spirituale, come anco per esser più vicino e presto a ogni rumore che succedesse di armi, anderò trattenendomi in quei contorni, dove avrò anco occasione di trattar col suddetto ambasciatore di Francia presenzialmente, acciocchè si ottenga questa libertà cattolica in quelle valli, o per la via già indirizzata con lui, per la quale si farà anco ogni diligenza opportuna, massimamente che il nuncio di nostro signore in Francia mi avvisa che il re gliene manderebbe commissione, per l'istanza ch'egli ne ha fatto, di commissione di sua santità; ovvero non essendo successo quest'ultimo negozio, ed essendo già suscitati i tumulti, si rimedii per via d'accordo, come ho già detto».
[271.] Sprecher Pallas, lib. VI, p. 177. Bucellini, Rhætia Christ. Nell'archivio diplomatico di Firenze, carteggio di Milano, trovai lettera del cav. Modesti, che ai 9 luglio 1590 scriveva in cifra: