[278.] L'arciprete Rosca lasciò scritto: «Li principali della comunità di Sondrio erano la maggior parte eretici. Triasso, Ponchiera, Piazza, Colda, Cagnoletti, Arquino, Riatti, Marzi, Gualzi, Colombera, Sandrini, Pradella, Triangia, Ligari, Majoni, Bassola erano tutti cattolici. Sondrio, Ronchi, Gualtieri, Aschieri, Prati, Mossini e Moroni sono misti, e però si servono di due ministri, i quali tendono in Sondrio e nella contrada de' Mossini». I Marlianici erano i principali calvinisti.

[279.] Il sig. C. J. Kind (Die Reformation in den Bistümern Chur und Como) mi imputa di aver detto ma non provato che il re d'Inghilterra desse denari per sostenere gli eretici in Valtellina. Oltre esser la cosa verisimile, leggo nella lettera di Pietro Paolo Vergerio, 8 marzo 1551, al Gualterio: «Dite al Bullingero che l'ambasciadore del serenissimo re d'Inghilterra, che è in Augusta, mi ha scritto di sapere che sua maestà mi vuol dare qualche ajuto onde io possa continuare a far la guerra al diavolo».

Delle cose di Valtellina si occupa spesso il carteggio fra il cardinale Borghese, ministro di Stato a Roma, e il Bentivoglio nunzio a Parigi. Nominatamente il 20 luglio 1618 quegli ripeteva come bisognasse esortar i Cantoni cattolici e la Francia a proteggere i vescovi di Sion e di Coira, confinanti coll'Italia e molto molestati: e massime dacchè i Grigioni aveano eretto un loro collegio a Sondrio, «il che è cosa pestifera non solamente a quella valle, ma all'altre vicine del bergamasco e bresciano, e per conseguenza all'Italia».

[280.] Scrisse la vita del Rusca Giambattista Bajacca. Frà Riccardo da Rusconera di Locarno ne stampò il martirio nel 1620 ad Ingolstad; qualificata per libro infame dal De Porta, il quale non ha contumelie bastanti contro il Rusca, e reca certi versi di uno di Norimberga, ove è messo a fascio con Ravaillac, Ridicovio, Girard, Clement, Lopez ed altri

quos secta, propago

Cocyti, cœlo perfricta fronte sacravit

Martyres, heu reguum cultris qui viscera ledunt, etc.

Ne fece un poema (il Parlamento, Como, Arcione, 1610) Cesare Grassi comasco, che in un altro rozzo poema (Il popolo pentito ib. Frova 1639) descrive i mali del suo tempo.

[281.] Così un libro intitolato «Vera narratione del massacro fatto dai papisti rebelli nella maggior parte della Valtellina, messa in luce per la necessaria informatione et ammonitione a tutti i Stati liberi, e per esemplo a tutti i veri cristiani di perseverare nella pura professione del santo evangelio. Beati coloro che sono perseguitati per cagione di giustizia, perciocchè di essi è il regno de' cieli».

[282.] De Porta II, 483.