«Il numero de' morti heretici sarà da 500, ma non può dirsi preciso perchè se n'ammazzano ogni giorno, trovati nelle caverne. Altri sono fuggiti oltre a monti, altri nel Venetiano.
«Non si lascia di dire che, tra li morti di Tirano vi era uno grisone come gigante, che giaceva in terra con moltissime ferite, et perchè doppo quattr'hore et più parve che movesse il capo, un figlioletto cattolico de cinque anni andò a dargli con una mazzetta sopra il capo dicendo, Quel traditore lùtero non vuole anco morire.
«Già s'è accettato il calendario gregoriano et introdotte le feste alla romana, et per stabilire meglio la fede cattolica s'addimandano predicatori, massime capuccini, amatissimi, a' quali si faranno due monasteri almeno, cessata la furia de' presenti moti, sperandosi nella misericordia divina che aggiusterà la causa sua, et nella pietà della maestà cattolica, che accetterà nella protettione sua quei popoli devotissimi suoi, et membri si può dire del Stato di Milano come diocesani di Como».
Tra i libri proibiti figura il Memoriale alla santità di nostro signore papa Gregorio XV, il clero e cattolici di Valtellina, come pure la Vera narratione del massacro degli Evangelici fatto dai Papisti ribelli nella maggior parte della Valtellina.
[290.] Informazione de' Bormiesi nel 1636.
[291.] 4 agosto. «S'intende che un nervo di Grigioni eretici con la scorta di ducento Olandesi, di quelli licenziati dalla Repubblica Veneta, siano entrati in Valtellina dalla parte di Chiavenna... nel medesimo tempo si ebbe nuova che da' Grigioni eretici erano state affondate due barche piene di soldati cattolici, de' quali nessuno s'era salvato. All'arrivo di questi avvisi si turbò assaissimo il signor duca di Feria, vedendo che si correva pericolo di perder l'acquistato; e trovandosi impegnato a difendere la Valtellina, gli dispiaceva che si aveva a venire a maggior cimento. Però dicono che si dolse gagliardamente con monsignor proposto della Scala, dicendogli che gli avea figurati i successi facilissimi e senza pericolo nessuno di accender fuoco in Italia, e che ora apparisce il contrario, sentendosi che tutte quelle montagne sono in moto, con fermo proposito di voler ricuperare il perduto.
Poco lontano dal forte di Fuentes furono fatti prigioni tre predicanti, i quali sono stati condotti a Milano, e si trovano in custodia del Sant'Offizio. Fra questi vi è una monaca vicentina, che già 15 anni sono fuggì di Vicenza» (Carteggio di Milano, nell'Archivio generale di Firenze).
[292.] Allora fu pubblicata un'altra delle pasquinate che dicemmo desunte da testi scritturali.
- Re di Francia — Ite, et reddite quæ sunt Cæsaris Cæsari etc.
- Marchese di Cœvre — Bonum est nos hic esse, faciamus tria tabernacula.
- Venezia — Attollite portas, principes, vestras, et elevamini portæ æternales.
- Valtellini — Circumdederunt nos dolores mortis.
- Grigioni — Erit fletus magnus et stridor gentium.
- Marchese di Bagno — Et ego per aliam viam revertar in regionem meam.
- Papa — Ego dormio, sed cor meum vigilat.
- Duca di Savoja — Qua hora non putatis veniam.
- Repubbl. di Genova — Veni et noli tardare.
- Re di Spagna — Omnia quæcumque volui feci.
- Signori di Valtellina — Ecce relinquimus omnia et secuti sumus te.
- Duca di Feria — Adjuva me, Domine, ponam inimicos tuos scabellum pedum tuorum.
- Stato di Milano — Non habemus regem nisi infantem.
- Arciduca Leopoldo — Quæsivi et non inveni.
- Imperatore — Os habent et non loquentur, manus etc.
- Duca di Parma — Doce me facere voluntatem tuam.
- Duca di Modena — Quotidie vobiscum sum.
- Duca di Mantova — In pace amaritudo mea amarissima.
- Duca di Lucca — Clausa est janua.
- Duca di Urbino — Dereliquit me virtus mea et lumen oculorum meorum.
- Granduca — Pulsate et aperietur vobis.
[293.] Rimasero da cinquecento arciducali: con loro cadde il beato Fedele da Sygmaringa cappuccino, che il Lavizzari dice odiatissimo prefetto di quelle missioni, e che è il protomartire della congregazione di Propaganda. Vedi Istoria delle missioni de' frati minori Cappuccini della provincia di Brescia nella Rezia dal 1621 al 1693, pel P. F. Clemente da Brescia. Trento, Pavone 1702.