Riservando alla detta sacra Congregazione del Sant'Officio di Roma l'autorità di mitigare e rimettere, o condonare in tutto o in parte le dette pene e penitenze.

E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo, condanniamo, ordiniamo, penitenziamo e riferiamo in questo e ogni altro miglior modo e forma che di ragione potemo e dovemo. —

Nella Revue des questions historiques, v livraison, dopo il mio lavoro fu pubblicato un articolo notevolissimo del signor Enrico de l'Epinois sopra Galileo, dove si valse di tutti gli autori antecedenti, e del processo originale comunicatogli a Roma. Arriva alle medesime conclusioni nostre per altra via; il che tanto più le conferma. «Il decreto dichiarò falsam una dottrina astronomica, che in fatto non lo era: la dichiarò contraria alla Scrittura, e non l'era: s'è dunque ingannato; tutti il concedono, ma lo stato delle cognizioni d'allora non permetteva d'ammettere la nuova teoria del movimento della terra, che non fu mai discussa avanti al tribunale come dottrina scientifica, bensì come contraria al senso tradizionale delle sacre scritture. Per ciò al principio del XVII secolo il tribunale la condanna: nel secolo XIX il tribunale stesso l'adotterebbe, senza perciò modificare i principj sui quali appoggiavasi la sentenza. Fra le due epoche è cangiato non un principio teologico, ma un fatto scientifico, cioè che la teoria di Copernico oggi non è un'improbabilità scientifica, ma una verità constatata dalla scienza. Il decreto del 1616 fu un semplice provedimento di prudenza, perchè non ne soffrisse la verità cattolica: ne in perniciem catholicæ veritatis serpat. Questo è il motivo: e a tal riguardo è notevole la differenza fra le espressioni de' consultori e quelle del decreto della Congregazione. I consultori decretano insensata, assurda, eretica quell'opinione: la Congregazione ommette tutti quegli epiteti, e si limita a dichiararla falsa e contraria alla Scrittura. Nella stessa censura de' consultori, la prima opinione è condannata senza riserva; la seconda, cioè l'immobilità del sole, è detta solo erronea. Dunque anche dal lato scientifico il tribunale è men colpevole che non si dica. Secondo Galileo, il sole non aveva alcun movimento locale: oggi è dimostrato il contrario: e l'immobilità del sole è proposizione assurda in cosmografia. Che conchiuderne, se non che la dottrina del moto della terra era ben lontana dall'essere scientificamente stabilita? e come rimproverare, non ad una commissione scientifica, ma ad un tribunale ecclesiastico, di non averla immediatamente adottata, modificando l'interpretazione secolare d'un testo della sacra scrittura?» (pag. 100)

Ivi sono moltiplicate le prove del rispetto e della benevolenza de' Romani e dei papi verso Galileo, e dell'assurdità della tortura inflittagli, sulla quale l'ostilissimo Libri non sa addurre altra prova se non che «essa era talmente abituale, che non si prese neppure la fatica d'accennarla». Il qual Libri adduce pure che i manuscritti di Galileo furono saccheggiati e dispersi dai famigli del Sant'Offizio, e la più parte perì, e che poco mancò non si gettasse in una fogna il cadavere di lui. È noto che il granduca Leopoldo II fe fare l'edizione delle opere di Galileo, i cui manuscritti conservava nella preziosissima sua Biblioteca Palatina.

Dall'esame del processo stesso risulta che fu una precauzione per lo meno inutile quella di monsignor Marini di non pubblicarlo integralmente. Ivi sono testualmente queste parole di Galileo: «Per maggior conformazione del non aver nè tenuta nè tener per vera la dannata opinion mia della mobilità della terra e stabilità del sole, se mi sarà conceduta, sì come io desidero, abilità e tempo di poterne fare più chiara dimostrazione, io sono accinto a farla; e l'occasione v'è opportunissima, attesochè nel libro già pubblicato sono concordi gl'interlocutori di doversi, dopo certo tempo, trovar ancor insieme per discorrere sopra diversi problemi naturali separati, della materia nei loro congressi trattata. Con tale occasione dunque dovendo io soggiungere una o due altre giornate, prometto di ripigliar gli argomenti già recati a favore della detta opinione, falsa o dannata, e confutarli in quel più efficace modo che da Dio benedetto mi verrà somministrato».

E altrove: «Già molto tempo avanti la determinazione della sacra Congregazione dell'Indice, e prima che mi fosse fatto quel precetto, io stavo indifferente, ed avevo le due opinioni di Tolomeo e di Copernico per disputabili, perchè e l'una e l'altra poteva esser vera in natura. Ma dopo la determinazione sopradetta, assicurato della prudenza de' superiori, cessò in me ogni ambiguità, e tenni, siccome tengo ancora, per verissima ed indubitata l'opinione di Tolomeo, cioè la stabilità della terra e la mobilità del sole».

Qui soggiungerò che sta nell'Archivio di Firenze una cronaca del Settimanni, dove quasi giorno per giorno son notati gli avvenimenti. Il cronista è avversissimo agli ecclesiastici: pure non fa cenno di brutali trattamenti a Galileo. Scrive: «A dì X febbrajo 1632 (stile toscano) giovedì giunse in Roma G. Galilei, celebre astronomo fiorentino, chiamato dalla Congregazione del Sant'Uffizio, e fu arrestato nel palazzo del serenissimo granduca, situato alla Trinità de' Monti, dove abitava l'ambasciadore fiorentino. — Dicembre 1633. Il dottissimo matematico G. Galilei, dopo essere stato circa mesi 5 a disposizione del Sant'Uffizio di Roma, arrestato nel palazzo dell'ambasciadore fiorentino, ed aver abjurato l'opinione di Copernico circa il sistema del mondo, e di poi per ordine del medesimo Sant'Uffizio essere stato circa altri mesi cinque insieme nell'abitazione di monsignor arcivescovo Piccolomini, essendogli stata data libertà di star in campagna, ritirossi alla sua villa di Bellosguardo».

Nel carteggio de' cardinali, in esso Archivio, filza LXXXII, sono lettere del cardinale Federico Borromeo e del cardinale Orsino, che promettono al granduca ogni appoggio al Galilei quando era citato a Roma.

[336.] Pour ruiner un malheureux, spécialement un talent supérieur... deux ou trois acharnès suffisent a l'œuvre... Dans le procés de Galilée, le mouvement de la terre n'était point en jeu; mais seulement le mouvement de l'envie. Phil. Chasles, Galileo Galilei, prefazione. Ripudiando le vulgari dicerie, egli ne imputa l'invidia de' letterati nemici, e la tepidezza degli amici.

Quelle aménité! Ce mond social est si délicat! Le pape punit à regret; le grandduc voudrait sauver le philosophe: Niccolini s'y emploie: Bali Cioli le porte dans son cœur. Partout convenence, bonne grâce, révérences attendries, obéissance acceptée: une régularité accomplie. De justice et d'équité pas un mot. On ne le jette pas en prison, ce qui serait trop féroce. Son agréable ennemi Firenzuola vient le voir, lui sourit, l'interroge, le plaint, l'allaite d'espérances... Les dernières annèes du grand astronome se passérent dans cette ville solitaire. Aucun geólier ne le surveillat, et cette pénitence enfantine aigrissait l'ennuie de la retraite, jointe à de vives souffrances physiques. Le sentiment de sa faiblesse intime, de ses détours inutiles ét de ses inutiles concessions devait y ajouter bien de l'amertume; et le peu du fruit qu'il recueillait de sa longue humilité, devait le lui faire regretter cruellement... Tout savant qui voulait plaire et arriver aux honneurs le couvrait d'injures dans un gros livre dedié aux puissances: on disait et on imprimait tout ce qu'on voulait contre lui: lui ne pouvait rien imprimer ni rien répondre à qui que ce fût... Les Grassi, les Caccini, les Firenzuola se frottaient les mains en achevant cet assassinat à coups d'épingles et à coups de matelas. O personnes dislingués! o mœurs adoucies! ce que vous avez de pire c'est que vous avilissez et dégradez vos victimes... Mais, grand homme, pourquoi vous laissez-vous dégrader? On peut comparer ces doux assassinat qui a duré huit ans, et n'a fini qu'avec sa vie, au meurtre du malheureux Prina, dont les bourgeois d'une autre ville italienne se defirent en 1814 à coups de parapluie lentement, doucement, hommes civilisés qui détestaient ce bruit, opéraient comme les envieux de Galilée, avec componction, sagesse et convenence.