[451.] Uno de' primi scritti di Calvino fu Psicopannychia (1534) contro alcuni Anabattisti, che sostenevano le anime restar assopite fino al giudicio finale. Egli dice: J'ay repris la curiosité folle de ceux qui débattoyent ces questions, lesquelles de fait ne sont autres que torments d'esprit. Anche Lutero definiva noci vuote tali quistioni, trattate già da Melito nell'antica Chiesa.

[452.] A confutar la Storia del Giannone si accinse subito il padre San Felice gesuita, che nel 1728 pubblicò Riflessioni morali e teologiche su di essa, col nome di Eusebio Filopatro: opera pesante, e che poco giovò. Il Tria, col pseudonimo di Pietro di Paolo, confutò pure passo passo il Giannone, e meglio il padre Giannantonio Bianchi di Lucca Della potestà e della politica della Chiesa, trattati due contro le nuove opinioni di Pietro Giannone, dedicati al principe degli Apostoli. Roma 1745. Nel primo trattato, in due volumi di 600 pagine ciascuno, confuta la Difesa della dichiarazione di Bossuet. Nel secondo, compreso in 5 volumi in 4º, confuta più direttamente il Giannone. È lavoro dottissimo, dove insiste principalmente sull'indipendenza assoluta della Chiesa che il Giannone attribuisce ai principi; e vorrebbe mostrare che tutti quei teoremi derivano o da ignoranza supina o da perversa malizia.

[453.] Manuscritto nell'archivio segreto di Torino. Delle opere inedite del Giannone si era cominciata la stampa dagli editori di questi nostri Discorsi, ma restò interrotta, non per loro colpa. Fra le opere inedite è bizzarra questa. Giannone avea, nella storia (Lib. XIII, c. 1) ribattuto le pretensioni dei Veneziani sulla sovranità del mare Adriatico. Quando si ricoverò a Venezia, non mancò chi glielo rinfacciasse. Allora egli stese una memoria ove dice che, come suddito di Carlo VI imperatore, avea dovuto sostenere i Napoletani a scapito de' Veneziani: ma ora colle ragioni e colla storia dimostra che i Veneziani aveano veramente la sovranità del mare Adriatico, concessa loro da Alessandro III, quando venne per avervi un colloquio col Barbarossa. Su questo fatto egli si estende, e mostra che non sono favole, ma verità evidenti, prodotte e sostenute da frà Paolo e da altri giureconsulti. Su questo punto vedasi quel che noi dicemmo nel Discorso III, vol. I, pag. 74.

[454.] Ammalato gravemente nel castello di Ceva, si compose quest'epitafio: Conditorium corporis Petri Janmonis jc. et advocati neapolitani, qui, detectis patriis legum, magistratuum, ordinumque fontibus, totiusque civilis historiæ statut. varios perscrutatus, integra regni jura suo principi ac patriæ asseruit, variis inde jactatus procellis, si aliquid humani passus sincere pœnitens, peccata lacrymis, errores retractatione delevit. Obiit tamen captivus miseris Langarum locis, etc.

Il citato biografo dice che «il cotidiano assegnamento che gli fece il re di Sardegna fu sempre lo stesso. Per questo conto e per altri ancora egli fu liberamente trattato dalla munificenza di quel sovrano, il quale ebbe special cura a farlo restare ben servito e per lo suo vitto e per lo suo vestire in tutti i luoghi ove tenuto fu in arresto»!

Quel bizzarro uomo che fu il conte Ferdinando Del Pozzo, ebbe coraggio di scrivere che il Giannone, in carcere, godeva, per quanto i tempi permettevano, la protezione della Corte di Savoja. Forse intende la protezione che il governo e i prefetti d'oggi esercitano verso tanti vescovi e buoni cittadini, tenendoli in carcere o mandandoli in esiglio per salvarli dall'indignazione del popolo.

[455.] T. II, p. 143. E Voltaire, nel Dict. phylosophique, a Saint Pierre e Cour de Rome, dice: «La miglior risposta ai detrattori della santa sede è la mite potenza che i vescovi di Roma esercitano oggi con saviezza, nella diuturna possessione, nel sistema d'equilibrio generale, che è quello di tutte le Corti. Roma non è più sì potente che basti a far guerra, e dalla sua debolezza viene la sua felicità. È l'unico Stato che, dal sacco di Carlo V in poi, abbia goduto le dolcezze della pace».

[456.] Vedi il nostro vol. II, pag. 389; e Fatti attinenti all'Inquisizione e sua storia generale e particolare in Toscana. Firenze 1782 anonima, ma è del Crudeli.

Storia dell'Inquisizione, per Francesco Beccatini. Milano 1797.

Storia dell'Inquisizione di Toscana, di Antonio Francesco Pagani. Firenze 1783, e l'altra di F. Restelli.