29. Sopra a tutto sarà ad essi proibito il teatro, feste di ballo, ridotti di pubblico gioco, la caccia viziosa e di strepito e il trattenersi nei caffè o nelle osterie senza una precisa necessità.

30. E nel vestire conserveranno la gravità, la decenza e la modestia, e sfuggiranno tutto ciò che sa di vanità secolaresca, usando sempre in tutte le funzioni di chiesa l'abito talare.

§ III. — Parrochi e loro congrue; Compagnie di Carità in tutte le parrocchie.

31. Il parroco è l'uomo del popolo. Un buon parroco contribuisce moltissimo all'avanzamento della religione e alla felicità dello Stato. Ma per conseguire questi due fini è necessario che goda la stima e la confidenza dei suoi popolani. Un parroco imprudente o ignorante non arriverà giammai ad acquistarne l'affetto. Per esser utile dee sapersi far rispettare, stimare ed amare. Lontano dalle brighe e parzialità deve applicarsi a studiare e conoscere il suo popolo, e deve esser sollecito a prevenirne i bisogni e i disordini e sommamente geloso d'istruirlo nella vera e soda morale cristiana.

32. A quest'effetto mostreranno sempre pronti ad insegnare ai ragazzi leggere e scrivere e la dottrina cristiana in una maniera bensì conveniente al loro stato, ma non così materiale o digiuna, come si è praticato spesso in addietro. Le sode massime della Scrittura e del Vangelo e i grandi principj della morale sono cognizioni necessarie a tutti gli stati, e non può mai essere troppo sollecito un vero pastore... ad istillarle negli anni più teneri, onde servano di scorta in tutte le vicende della vita. La carità sa trovar tempo e luogo, e sa adattarsi alla capacità dei contadini anche più rozzi...

33. Una delle cause principali della freddezza che regna talvolta fra il popolo e il parroco è la necessità di vivere sulle decime o sopra i così detti diritti di stola. Un parroco, il quale dee ricavare il proprio sostentamento da queste ed altre esazioni è spesso in pericolo di essere o di comparire indiscreto e interessato. Un popolano, che mantiene a stento e col proprio sudore la numerosa famiglia, dimentica facilmente il dovere di soddisfare a questi diritti, o almeno li considera come un aggravio.

Riflettendo a questi disordini noi siamo venuti nella disposizione di abolire affatto tutti i diritti di stola, di decime o di altra qualsivoglia prestazione, o incerti parrocchiali...

36. Sarebbe nostra intenzione che tutti i parrochi avessero almeno dugento scudi di annua rendita, comprese però le necessarie spese di chiesa. Un parroco che sente gli stimoli della carità pastorale versa di buon animo nel seno dei poveri quello che può risparmiare al necessario suo mantenimento. Ma ove siano troppo scarse l'entrate, manca di un mezzo per sollevare i suoi popolani, e prevenire spesse volte gravi disordini, ed è all'opposto in una grande tentazione di abusare del suo ministero per vivere...

38. Non intendiamo però di proibire ai popolani comodi l'offerire alla Chiesa quello che stimassero secondo la loro pietà; anzi ve li esortiamo, salve le leggi di ammortizzazione; ma queste oblazioni saranno immediatamente passate alla cassetta dei poveri e distribuite fra i bisognosi della parrochia, a forma delle costituzioni delle compagnie di carità.

39. Perchè il parroco possa con maggiore facilità esser pronto a tutti i bisogni dei suoi popolani, e perchè i popolani non siano per la soverchia distanza troppo spesso impediti dal portarsi alla chiesa, sarà cura dei vescovi di ridurre le parrocchie ad una giusta estensione, riformando i circondari dove fossero troppo vasti e procurando, per quanto è possibile, che la chiesa sia nel centro di tutta la parrochia; e a tenore delle loro proposizioni ci riserbiamo a darne la sovrana nostra approvazione.