«Sia etiam commesso alli predetti rettori, che, subito receputo il presente ordine nostro, debbano far pubblicamente proclamar nella città a loro commessa e in tutte le castelle sottoposte alla sua jurisdizione, che se alcuno averà libri proibiti dalla santa Chiesa Catolica, possino e debbino presentarli ad essi rettori fra quel termine che li parerà statuirli, senza incorrer in pena alcuna, ma ben i libri siano brusati publicamente. Passato veramente il termine, si procederà contra li inobedienti come parerà alli rettori esser conveniente.

«E da mo sia preso che alli stessi rettori nostri[161] insieme con la deliberazion soprascrita, sia scrito a parte secretamente quanto si contiene ut infra:

«Istruzione secreta.

«Averete veduto quanto vi avemo commesso con il Consegio nostro di Dieci e zonta, in materia di proceder contro eretici con l'assistenzia e consiglio nostro, e di quelle due persone qualificate da esser per voi elette, la quale deliberazion volemo che eseguiate. Ben vi dicemo con l'istesso Consegio e zonta che quando si trattasse de qualche persona dalla quale vi paresse poter provenir qualche scandalo per alcuno rispetto, debbiate, avanti che si devenga a retenzione o sentenzia, dar avviso alli Capi di esso Consegio con dichiarir particolarmente la qualità della persona, li parenti ed aderenti, e facoltà soa, e ogni altra cosa e rispetto che ve paresse degno de considerazione, e il simile servarete avanti l'esecuzion delle sentenzie contra ogni altra persona quando abbia intervenir pena de vita o membro, overo di confiscazion di beni, perchè poi vi si darà commissione di quanto ne parerà convenirse.

«Questo ordine nostro essendo importantissimo, volemo che teniate secretissimo apresso di voi soli, sì che nè alcun ministro vostro nè alcun altro, sia chi esser se vogli, lo possa saper, e consignarete le presenti alli vostri successori in propria mano con la istessa secretezza, i quali facino il medesimo a quelli che si succederanno di tempo in tempo».

Lo stesso Consiglio dei Dieci colla sua Giunta, a' varj rettori delle provincie scriveva:

«Averete veduto il modo col quale s'abbia proceder contro li eretici luterani, dell'esecuzion del quale credemo ve sarà cura diligente. Ben vi dicemo col detto Consegio e zonta, per conveniente rispetto, che quando ve paresse la cosa redutta in termine ch'el se dovesse venir a sentenzia contra alcuno de vita over de membro o de confiscazion de beni, vediate de intervenir, sì che abbia star suspeso il proceder più oltre, e debiate scriver alli Capi di esso Consiglio, mandando il processo formato sotto sigillo e espettando ordine nostro».

Al 29 novembre 1548 il doge Francesco Donato scriveva al rettore di Bergamo:

«Avemo inteso con grandissimo dispiacere nostro, che in questa città si ritrovano alcuni eretici, i quali non solo non vivono cattolicamente, ma pubblicano, disputano e cercano di persuadere agli altri le opinioni luterane, cosa che non volemo comportare per modo alcuno». Ed essendosi il papa doluto che il capitano e podestà di Vicenza lasciassero predicare liberamente l'errore, la Signoria, conforme ai detti ordini severi, cominciò supplizj. Guido Zanetti fu consegnato all'Inquisizione romana; Giulio Ghirlanda trevisano e Francesco di Rovigo condotti a Venezia e di subito strozzati; così Antonio Ricetto vicentino, Francesco Spinola prete milanese e frà Baldo Lupetino: Francesco di Ruego fu affogato nel 1546. Alquanti approfittarono del terribile avviso per fuggire, tra cui Alessandro Trissino con altri riparò a Chiavenna, donde a Leonardo Tiene suo concittadino scrisse, eccitandolo ad abbracciare una volta la Riforma, con tutta la città.

L'Altieri suddetto, il 24 marzo 1549, scriveva al Bullinger da Venezia: «Qui la persecuzione si fa ogni dì più insolente: molti son presi, e condannati alle galere o a carcere perpetuo, alcuni s'inducono a ritrattarsi per timor della pena, talmente ancora è debole Cristo: molti son proscritti colle donne e i figli, altri provedonsi colla fuga. Tra questi il pio e dotto vescovo Vergerio, il quale se viene a voi, accoglietelo bene e favoritelo cortesemente. Io pure sarò ridotto alla condizione stessa, giacchè Dio vuol con queste tentazioni provar la fede de' suoi».