Quel catechismo fu tradotto, ad uso del regno d'Italia, e nella lezione VII si legge:

D. Quali sono i doveri dei Cristiani verso i principi che li governano, e in particolare i nostri verso Napoleone I, imperatore e re?

R. I Cristiani devono ai principi, o noi in particolare dobbiamo a Napoleone, nostro imperatore e re, l'onore, il rispetto, l'obbedienza, la fedeltà, il servizio militare, i tributi per la conservazione dell'impero o del suo trono. Inoltre gli dobbiamo fervide preghiere per la salute sua, e la prosperità spirituale e temporale dello Stato.

D. Perchè siam tenuti a questi doveri verso il nostro imperatore e re?

R. Primo, perchè Dio, che creò gl'imperi e li distribuisce a volontà, colmando l'Imperatore di doni in pace e in guerra, lo stabilì nostro sovrano, lo rese ministro della sua potenza, e sua immagine in terra. Onorare e servire il nostro imperatore e re è dunque onorare e servire Dio stesso. Secondo, perchè nostro signor Gesù Cristo colla dottrina e coll'esempio ci insegnò quel che dobbiamo al nostro sovrano: nacque obbedendo all'editto di Cesare Augusto: pagò l'imposta: e come ordinò di render a Dio quello che è di Dio, così ordinò di rendere a Cesare quel che è di Cesare.

D. Non vi sono doveri particolari che ci attacchino più fortemente a Napoleone I, nostro imperatore?

R. I doveri che ci legano all'Imperatore, ci legheranno anche ai successori suoi legittimi, nell'ordine stabilito dalla costituzione dell'Impero.

Il cardinale Caprara, allora legato pontifizio, non sapeva più contraddir nulla all'imperatore: e sebbene, allorchè primamente ne fe motto, il cardinale Consalvi avesse apertamente disapprovato il catechismo inviato a Roma, e detto che non si poteva imporlo a tutti i vescovi, e tanto meno conveniva all'autorità secolare arrogarsi una facoltà, da Gesù Cristo confidata solo alla Chiesa e al suo vicario, il Caprara tenne celata tale disapprovazione, e il catechismo apparve come autorizzato dal nunzio nell'agosto 1806, benchè alcuni vescovi trovassero esorbitante la parte che l'imperatore si assumeva nelle cose ecclesiastiche.

[523.] Lettera 23 aprile 1859 all'abate Perreyre, e del 12 aprile a M. Rendu nell'opuscolo l'Italie de 1847 à 1864, p. 102.

Ai dì nostri due preti in maniera opposta visitarono o giudicarono Roma: Lamenais e Lacordaire. L'uno come Lutero non seppe vedervi che ambizione, che intrighi, che sottofini, che coperte vie; e andatovi con orgoglio, le volgeva lo spalle per divenir apostolo del comunismo e della ribellione.