[553.] Qualche cosa di simile aveano praticato i Fiorentini nella guerra con Gregorio XI. Avendo questi gettato l'interdetto sulla loro città, gli Otto della guerra, detti gli Otto Santi, ordinarono che col papa non si trattasse di pace se non rivocasse prima i processi fatti contro la città; inoltre che i chierici riaprissero le chiese e compissero gli uffizj divini, e i cittadini v'intervenissero: i vescovi che s'erano scostati dalle loro sedi, fra cui Angelo Ricasoli vescovo di Firenze, tra due mesi tornassero al loro ministero; ai disobbedienti imponendo da mille a diecimila fiorini di pena, secondo il loro grado; la qual somma si togliesse, non dal benefizio, ma dal patrimonio loro particolare. Non v'è storico o cronista che non disapprovi questi atti, e presto se ne ravvidero i Fiorentini stessi, che fecero la pace (1378).

[554.] Del Governo pontifizio noi ragionammo nel Vol. I, pag. 157.

[555.] L'autore di quest'opera li raccolse in un opuscolo intitolato Chiesa e Stato. Genova 1867.

[556.] Temendo che la convenzione 15 settembre 1864 fosse violata dal Governo italico appena partita la guarnigione francese, tutti i vescovi di Francia emanavano pastorali per asserire la necessità dell'autorità temporale del pontefice. Fra gli altri l'arcivescovo di Tolosa confutava la formola Roma è dei Romani. «Un pugno di faziosi tenta di prendersi ciò che è nostro; e un latrocinio sì fatto a nostro danno si vorrebbe da noi sanzionato? Roma è dominio sacro di tutta la cattolicità: con qual diritto sarebbe dunque essa usurpata dall'ambizione d'un solo popolo? — Quelle catacombe sono per noi tombe di famiglia; e su quel terreno, conquistato col sangue della Chiesa nascente, i secoli hanno scritto a favore dei figli dei martiri, Concessione perpetua. Chi vi ha dunque che abbia veste per rompere un contratto di tal sorta? Quelle reliquie sono ossa dei nostri padri. Perchè si vien dunque a turbare le sacre cripte ov'esse riposano? A spese nostre furono innalzate quelle basiliche cristiane; quelle rovine, a nostre spese furono sgombrate. Può dirsi di Roma, che essa è un fondo, del quale i suoi abitanti hanno l'usufrutto, ma la proprietà appartiene al mondo cattolico. Gli usufruttuarj possiedono, ma non hanno il diritto di alienare. Noi siamo ducento milioni, che tutti abbiamo diritto di cittadinanza e di suffragio nella nostra capitale spirituale. Qualora si volesse sul serio mettere ai voti i diritti di Pio IX come monarca, converrebbe intimare a tutti gli Stati, a tutti i popoli suoi figli quell'ora solenne, e dar tempo a tutti di venire dal settentrione o dal mezzogiorno d'Europa, dal fondo dell'Asia, dalle due Americhe, dai deserti dell'Africa, dalle cinque parti del mondo, per deporre il loro voto in questa urna elettorale; e per certo quei voti farebbero testimonianza della ingratitudine dei Romani di Roma, e della ferma volontà dei Romani dell'Universo».

[557.] Atti dell'arresto di Salvatore Cognetti a Napoli nel maggio 1866.

[558.] Per non parere parziali, e sottrarci alle impressioni di paese, lascieremo parlare un tedesco poco gradito da Roma, ma pur prete; il Döllinger (Papsthum und Kircher staat. Monaco 1851). «L'amministrazione di Pio IX è savia, benefica, dolce, economa, applicata ai miglioramenti e alle istituzioni utili. Ogni opera personale di lui è degna del capo della Chiesa, nobile, liberale, nel miglior senso della parola. Nessun principe potrebbe spendere meno di Pio IX per la Corte sua e i personali bisogni. Egli realizza quanto può attendersi da un monarca amoroso de' suoi sudditi, e può dirsi di lui come del Salvatore, Pertransit benefaciendo, e fa comprendere come al passato, in quanto sovranità temporale potrebb'essere la più perfetta istituzione umana. Un uomo ancora nel vigore dell'età, dopo una giovinezza irreprovevole, dopo esercitate coscienziosamente le funzioni episcopali, eccolo elevato alla maggior dignità, rivestito di podestà reale: non conosce fantasie dispendiose, non ha altra passione che di far bene, altra ambizione che d'essere amato; divide il giorno fra la preghiera e gli affari: la sua ricreazione consiste in una passeggiata nei giardini, una visita a una chiesa, a una prigione, a una istituzione di carità. Senza bisogni personali, senza legami terreni, senza nipoti o favoriti; dà libero accesso a tutti: a' diritti e poteri del suo ministero non dà altra estensione che quella de' suoi doveri. L'economia e la semplicità che regolano la sua Corte gli porgono facoltà di moltiplicare i suoi benefizj e lenir la miseria e i dolori. Fa alzare edifizj, come tutti i papi, ma non palazzi sontuosi, bensì opere di pubblica utilità. Mal conosciuto, maltrattato, offeso atrocemente, pagato sol d'ingratitudine, mai non bramò vendetta, mai non fece un atto di durezza; non seppe che perdonare e far grazie. Bevve il calice del nettare e quello del fiele sino alla feccia; udì l'osanna, poi il crucifige; l'uomo di sua confidenza cadde sotto il pugnale assassino; il suo segretario gli fu ucciso a' fianchi; pure verun sentimento di livore, verun soffio di collera turbò il puro specchio dell'anima sua; non la follia degli uomini, non la loro malvagità lo irrita: segue sua strada con passo fermo e sempre eguale, come gli astri. Il suo cammino non sarà forse sino alla fine che un lungo martirio; e sotto quello aspetto potrebbe alcuno paragonarlo a Luigi XVI; ma bisogna elevarsi a similitudine più eccelsa. Pio IX sa che il discepolo non dev'essere trattato meglio che il maestro; che il pastore d'una Chiesa, il cui fondatore morì sulla croce, non dee meravigliarsi nè mormorare se casca sotto il peso della croce».

[559.] «Combatto l'originalità di dar la libertà alla Chiesa, perchè tale originalità mi è sospetta». Atti della Camera, p. 1370 «Si rafforzarono con ordini del giorno quelli che diconsi privilegi del poter civile in materia ecclesiastica; nessuno osò affermare che la libertà sia una cattiva cosa: ma i più caldi e i più schietti fecero intendere che le buone cose è meglio tenerle per sè che concederle agli altri: la Chiesa ci è nemica, perchè darle la libertà di nuocerci? Con costoro sarebbe inutile ragionare di giustizia e di diritto. Ma si può loro opporre un argomento utilitario vecchissimo, quello del Machiavello a proposito de' nemici potenti che s'hanno a carezzare se non si possono spegnere». Scialoja.

[560.] Nel Veneto, anche prima di farvi il plebiscito si pubblicò abolito il Concordato, soppresse le corporazioni religiose, stabilito l'exequatur ecc. Il giorno che a Venezia s'inalberava la bandiera italiana fu insultato il patriarca, non perchè non volesse metterla, ma perchè l'avea messa.

[561.] Al Senato si asserì che il papa non mosse lamentanze intorno alle leggi di soppressione e di disamortizzazione; che non mette in dubbio il diritto che ha lo Stato a far ciò; nè potrebbe esprimere più chiaramente l'aquiescenza, se non un assenso. Atti del Senato 1867, pag. 241.

Aggiungasi il Paciaudi, teatino torinese, bibliotecario di Parma e istigatore o stromento del Dutillot nelle riforme religiose e nel perseguitare i Gesuiti, che chiamava mercanzia pestifera. Giovan Battista Riga, avvocato fiscale, scrisse sulle parole di Cristo Regnum meum non est de hoc mundo, e per sostenere il matrimonio de' preti.