[567.] Il signor Nicomede Bianchi, che narra questi fatti colla ispirazione del restante del suo libro, è però costretto confessare che il clero cattolico mostrò sempre la più cristiana tolleranza: che il vescovo Bigex e i suoi successori non adoprarono che la parola per ottenere conversioni, e così i missionarj mandativi da Carlalberto.

I duchi di Savoja non cessarono mai di ribramare Ginevra finchè nel 1754 vennero a trattative, secondo le quali il re di Sardegna, riconoscendone la indipendenza, concedeva per venticinque anni l'esercizio del culto riformato nel tempio di Bossey pei villaggi di Troinex, Bossey e Carouge: e per quattro anni per Chêne: cessava affatto a Valeiry e Neydans, ma gli abitanti aveano libertà di coscienza per quindici anni, entro i quali doveano o migrare o farsi cattolici. Molti allora migrarono: ma nel 1780 il senato, a nome del re, autorizzava i Protestanti a esercitare gli uffizj religiosi ne' villaggi vicini, e ai pastori di venir ad adempierli ne' villaggi appartenenti alla Savoja.

Ciascun de' villaggi poggianti sul Solève fu oggetto di discussione in tre congressi: e di quelli ceduti allora alla Savoja, che conteneano settemila persone, la più parte tornarono ginevrini ne' trattati del 1815, restando cattoliche le popolazioni.

D'una cospirazione per tirare non solo Ginevra ma tutta la Svizzera sotto la monarchia di Savoja, nel 1843 e ne' seguenti anni, è traccia nel Bianchi, Storia documentata della diplomazia europea, vol. IV, pag. 190.

È noto come Ginevra tremasse sempre di tornar cattolica; i giorni delle solennità si chiudeano a chiave le porte: era multato in dieci scudi chiunque incontrasse il vescovo d'Annecy nella visita pastorale. Ora mezza la città è cattolica: il consiglio di Stato dovette cedere ai Cattolici un terreno per 13,000 lire, ove fabbricar un'altra Chiesa cattolica. Nel 1864 celebrandosi il terzo centenario della morte di Calvino, non si riuscì a organizzare una dimostrazione antipapale. Appunto mentre scrivo si radunò a Ginevra un congresso della pace (settembre 1867), e le bestemmie che qualche italiano spettorò contro il papa eccitarono tale indignazione, come offesa alla libertà religiosa e alla creanza civile, che l'adunanza dovette sciogliersi.

[568.] Questo è l'assunto del Morel nella Lettre aux Vaudois.

[569.] De la libre nomination des pasteurs au sein des églises vaudoises. Turin 1863.

[570.] Tra i Valdesi di Torino nacquero frequenti dissidj; tanto più che quella parrocchia facea gola a molti della congregazione. Singolarmente nel 1861, Amedeo Bert, che n'era pastore, venne perfino escluso dal corpo; e il signor Léon Pylat, accusato che lo osteggiasse per soppiantarlo, disse non l'offendeva il supporre che egli ambisse quel tempio, quella cattedra, quell'uditorio; tanto più che il signor Bert, per poco che avesse il senso della decenza morale, non potrebbe rimanervi più a lungo.

Vedasi la «Protestazione giudiziale» sporta dal Bert da Torre Pellice, il 17 luglio 1861, ove si dice che nel colloquio «i discorsi furono improntati di tale violenza da recare spavento ad alcuni membri stessi del corpo ecclesiastico»; e il decano Monastier rimproverò il Pylat di «essere peggiore le mille volte di un eretico impostore».

Nel 1863-64 l'ospizio de' catecumeni in Pinerolo fu minacciato di soppressione. Accorse con tranquillità serena di anima e forza incontrastabile di argomenti a proteggerlo come doveva, e a rassicurarlo monsignor Renaldi, vescovo di quella città, e commise all'abate Bernardi, suo vicario, di redigere una storia della origine e della condizione di tale benefico istituto, «cui dà vita la carità insieme e la cattolica religione; che accoglie e istruisce, che sostenta il povero perseguitato e disconosciuto, e lo sorregge negli intimi convincimenti della coscienza, e nell'adempire agli impulsi e ai lumi che derivano dalla grazia di Dio: non fa nè mercato nè mistero delle altrui credenze e delle sue libere e benefiche prestazioni, e tiene le sue porte aperte così per coloro che, condottivi da legittimi motivi vi accorrono, come per quelli che bramano uscirne, non opponendo mai alla volontà degli accolti la minima resistenza».