[571.] Monsignore Rendu dice che da allora cominciò lo sgomento de' Cattolici, poichè «se non c'è vitalità nell'eresia, v'è però una forza ignorante e brutale, capace di rovesciar coscienze malferme; debole per far eretici, ma capace di far indifferenti, increduli, empj». E perciò egli scrisse Le commerce des consciences, ove dice:

«Cette grande entreprise a pour appui les gouvernements protestants, et ceux des gouvernements catholiques qui sont momentanément entre les mains des ennemis de l'Église. Elle a pour appui la Société Biblique, dont le revenu, qui s'élève, dit-on, à 80 milions, est emploié en grande partie à acheter des apostasies. Ainsi dans cette inombrable armée de pervertisseurs, il y a des princes, des ministres, des diplomates, des capitalistes, des magistrats de toutes les catégories. Aussi avez vous entendu les crìs qu'ils poussent quand on vient à toucher même légérement à quelques uns de leurs émissaires. On avait peine à comprendre ce que signifiait l'émeute diplomatique qui se fit en faveur des Madiaï. Aujourd'hui le mystère se laisse pénétrer. Quelques commis-voyageurs de la société étaient compromis, il fallait les sauveur, et pour cela l'Europe s'est mise en mouvement. Jamais l'agitation religieuse n'avait été aussi universelle. Jamais il n'y a eu tant d'acord pour combattre la vraie religion..... Ces tentations de démoralisation seraient sans danger si le ministère sard n'y donnait son appui... Ce ministère semble, en cela, obéir au mot d'ordre qui a été donné à tous les gouvernements, de faire la guerre à l'Église (pag. 9)... Le gouvernement anglais s'est mis au service de la Société Biblique. Personne n'a oublié toutes les sourdes attaques, toutes les menaces du gouvernement anglais contre Naples, contre Rome et contre l'Italie. Pour peu que l'on examine au-dessous de cette action britannique, on y trouve la haine du pape et du catholicisme» (pag. 290).

[572.] Leon Pylat ministro valdese, Protest. et Evangel. de l'Italie, p. 4 e 28.

[573.] Oltre quella curiosa biografia, vedasi Des efforts du protestantisme en Europe, et des moyens qu'il emploie pour pervertir les âmes catholiques, par M. Rendu, évéque d'Annecy. Parigi 1855.

Nel 1835 a Ginevra si radunarono 250 ministri protestanti pel terzo loro giubileo, e combinarono i modi di propagare la loro credenza, per mezzo di unioni protestanti; da quell'ora sinodi e ritrovi moltiplicaronsi. Egli scrive che «en 1853, vingt-un catéchistes, colporteurs, journalistes, écrivains de libelles diffamatoires on été lancé sur la Savoie pour y fonder des prédications et tenter des conquêtes à l'hérésie. En Piémont comme en Savoie, le voltairianisme aux prises avec l'Église, a cru devoir appeller l'hérésie à son secours. Après avoir réussi à mettre le pouvoir à sa disposition, il a ouvert des temples aux prédicants, et des routes aux colporteurs de mauvais livres. Il a fondé des journaux pour diffamer tout ce qui est honnête et combattre tout ce qui est vrai. L'Italie entière, la France, la Suisse catholique, les Provinces Rhénanes sont en tout sens parcourues par les émissaires de la grande conspiration religieuse, qui, dans son zèle de prosélytisme, embrasse le monde entier».

[574.] Torino 1856. È notevole che gli archivj del Vaticano stettero a Parigi dal 1804 al 1816, accessibili al pubblico. Ebbene, in tutto quel tempo, sole dieci domande si fecero di esaminarli.

[575.] Vedasi quel che ne dicemmo nel Discorso VII, tom. I, pag. 145.

[576.] Il Times, giornale professato nemico della Chiesa nostra, seguì attentamente quel processo, e i fatti dell'accusato, «a' cui passi teneva sempre dietro lo scandalo». Udito il verdetto, scriveva: «Siam di credere che grave ferita siasi inflitta all'amministrazione della giustizia nel nostro paese, e che da qui innanzi i Cattolici avranno ben dritto di dire non esservi giustizia per loro qualvolta siano in causa i sentimenti protestanti de' giurati e de' giudici».

Anche un giornale svizzero evangelico si doleva che «mentre la Chiesa cattolica continuamente accoglie protestanti i più illuminati, e distinti per moralità, la nostra è ridotta a non reclutare che frati lascivi e concubinarj».

[577.] Il Leo, professore nell'Università di Halle e autore d'una storia d'Italia, rispondendo ad una lettera del pastore Krummacher di Luisburg, 3 febbrajo 1853, nel giornale Volksblatt, così giudica della Società Biblica in Italia. «Mi andate dicendo che il papa ha chiamato la Società Biblica una peste. Sia pure. Ma prima di tutto voi mi permetterete di distinguere tra la scrittura santa e una società privata; e confesserete che in alcune circostanze, per buono che ne sia lo scopo, una società rendesi una vera peste quando i mezzi e il metodo non sieno convenienti. Abbiate la buona fede di esaminare quello che tanti emissarj della Società Biblica fanno nei paesi cattolici mancando affatto di riguardo e di pudore: come per essi tutti i mezzi sono buoni per distribuire la santa scrittura senza il menomo discernimento alle persone che son le meno atte a comprenderla, e le meno preparate per mancanza di soda pietà: come essi si danno ad insegnamenti, che giudicano forse innocentissimi, ma che ingenerano confusione negli spiriti, straziano la moralità, sconvolgono l'autorità sociale e l'ordine ecclesiastico, e non hanno in ultima analisi che un'influenza rivoluzionaria. Considerando il complesso degli intrighi inglesi nell'Italia settentrionale in questi ultimi dieci anni, non posso voler male al papa se, dal suo punto di vista, ha chiamato la Società Biblica una peste; tuttochè sia la meno colpevole nella cospirazione che rese cotanto infelice quel paese, ha però servito di strumento agli autori di quelle miserabili macchinazioni. Di tal moneta l'Inghilterra paga l'Italia per averle un tempo recato la religione cristiana: la paga d'un modo che la rende infinitamente responsabile dinanzi a Dio!... Questo zelo inconsiderato apre nell'Italia una strada al commercio e alla politica dell'Inghilterra, che vi si introduce colla Bibbia alla mano. La Bibbia è la pelle dell'agnello sotto la quale si cela il lupo, e il risultato sarà la selvatichezza religiosa, l'annichilamento di qualunque autorità, fin di quella della verità. Infelice paese, come era bello ne' suoi costumi e nei sentimenti! Quanto gentile era il suo popolo per poco che si scostasse dal punto ove lo straniero avea portato l'immoralità! Quanto dolce, ingenua ed incantevole era, or fa appena tre anni, l'indole di questi uomini! Quante ruine accumulate dappoi! Sì, caro amico, se fossi papa e italiano, io farei lo stesso; alzerei le grida contro questi aberramenti».