[581.] L'autorità della Chiesa, dispute e polemiche con un ministro valdese, per Melchiorre Galeotti.
Turano, Il Cattolicismo esposto ai Valdesi. — Poi Risposta al signor Giorgio Appia valdese, in occasione del suo opuscolo Roma e la Scrittura. Inoltre il De Giovanni confutò il libro di P. Leorati Che cosa è la messa; Petronio Grima scrisse Sulla Confessione, monsignor Celesia vescovo di Patti una pastorale: Giuseppe De Castro, L'Apostasia in vendita e la fede in cattedra ecc.
[582.] «Vadano altrove, che qui nella terra dei Cattolici, nel santuario della Sicilia, ove aura nemica non è riuscita giammai ad avvelenare i semi e i fiori della fede apostolica, non fa presa qualunque reiterato impegno di pervertirla. Qui si provò di penetrare la seduzione pelagiana, e fu respinta; si provò la miscredenza ariana, e fu disdegnosamente rimossa; non trasandò Porfirio di rapirci dal cuore i misteri colle reti ingegnose e fantastiche della speculazione alessandrina, e non incontrò sorte migliore dei primi; si provarono gl'Iconoclasti di combattere e smorzare anche in noi quei fervori che fecero la prima gloria nazionale d'Italia, nelle memorande lotte sostenute con quei feroci sterminatori delle sacre immagini, che resero agevole ai Musulmani la preda di tante cristiane provincie: si provarono i Musulmani, per lunga stagione di servitù ed obbrobrio, a spegnere la nostra fede; ma invano. Voi sapete la gloria degli antenati; sapete i lieti rinnovamenti della virtù antica al venire dei prodi Normanni; e come per essi rialzata la fede, combattuta ma non vinta, si aperse un'epoca di nuovi prodigj, che sono eternati nelle memorie dell'isola, parlanti ancora col sacro linguaggio delle arti consacrate nello splendore delle nostre basiliche; e più che saperlo, sentite di essere la posterità di quella stirpe di generosi e magnanimi, che lasciarono i monumenti dei loro trionfi nel sacro recinto dei luoghi dedicati alla religiosa e civile pietà».
[583.] Dicemmo molto anteriori quelle di Torino e Genova. Testè ne fu fabbricata una ne' quartieri nuovi di Milano.
[584.] Eglise évangélique vaudoise. Synode de 1867, publié par ordre du Synode. Pignerol 1867. Secondo il regolamento allora stabilito, un evangelista dee avere L. 3500, o 2500 se è in luogo poco importante: un aggiunto L. 150 al mese: L. 125 un ajutante o un istitutore; L. 80 un colportore.
[585.] Nessun atto d'accusa potrebb'essere più forte che l'apologetica narrazione fattane nell'Eco della verità di Firenze, 31 marzo.
[586.] Il Pylat, ministro a Nizza, dice che «gli Italiani sono o increduli, o scettici, o indifferenti, o superstiziosi: son quel che volete, fuorchè cristiani secondo il vangelo. Non conoscono nè possedono la parola di Dio: ignorano le grandi verità del vangelo.» Prot. et Evang. de l'Italie, § 2 e 9.
E del Gavazzi scrive che «non sa se non divertire un branco di scimuniti, ostentando la camicia rossa e gesticolando come un istrione», p. 14.
Un giornale mazziniano di Genova scriveva: «Noi non crediamo di aver molto a consolarci del fatto del proselitismo protestante per le sue conseguenze politiche, stante le dottrine che sono inculcate; molto meno per gli effetti religiosi. L'Italia nostra non è destinata a rifare il cammino che da tre secoli percorrono la Svizzera, la Germania e l'Olanda... Il volgersi delle opinioni alle dottrine de' Protestanti sarebbe in Italia una sventura e un regresso». Italia e Popolo, febbrajo 1854.
[587.] Chi ha pratica con Hegel sa che dimostra come -8 + 3 = 11; che +y - y = y; che -a × a = +a². Vedi la Grande Logica, tom. IV, p. 52. Egli stesso dagli infinitesimi induce l'identità dell'essere col non essere. L'infinitesimo (argomenta) è la quantità presa nell'istante in cui, cessando d'esser niente, non è ancora qualcosa. Se cessa d'esser niente, è dunque qualcosa: non essendo ancora qualcosa è niente: dunque è al tempo medesimo qualcosa e niente: sicchè sono identici qualcosa e niente.