[596.] Evolution des fonctions cérébrales, p. 44. Aprendo come rettore l'Università di Vienna quest'anno, il più celebro medico di colà, il signor Hyrtl proferiva un discorso che ebbe gran diffusione in tutta la Germania, come avviene di ciò ch'è appropriato al tempo, o manifesta sentimenti, che vivono nella maggior parte, ma che non osano palesarsi per paura di quei venti o trenta gridatori, i quali da sè s'intitolano opinion pubblica. Tolse egli dunque a combattere la predicata scuola dei filosofi e fisiologi che non riconoscono nulla in fuor della materia, che non ricevono se non ciò ch'è dato dai sensi, che nell'uomo non vedono se non una scimmia alquanto migliorata. La presente condizione della scienza, egli asserisce, non dà verun fondamento a tali teoriche; non le giustifica quanto or si sa della struttura del cervello, delle fibre nervose, de' gangli. «L'ente supremo che in luminosi caratteri scrisse da per tutto la sua volontà, avrebbe egli potuto deporre ne' nostri cuori questo anelito all'infinito, se non dovesse mai venir soddisfatto? La scienza qui cessa dalle sue investigazioni, e l'indagatore più ardito rimane assiderato; riprende i suoi diritti la fede; quella fede che la scienza non può nè repudiare nè provare, ma può dimostrare che il contrario non ha verun fondamento nella natura delle cose. Ove questo lume divino si estingua in noi, il suicidio dell'anima nostra non lascia più di quest'orgoglioso signore del mondo se non un po' di concime saturo di azoto pel campo ove la sua spoglia sarà sotterrata... Ma tutto ci pruova che un pensiero ultimo, un pensiero astratto sorvola ai sensi; e questo pensiero conduce all'idea di Dio e all'anima divina che ne emana. La verità, la necessità sua stanno nella lunga catena di conclusioni, in cui il materialista ravvolge i suoi principj. Nè l'osservazione, nè l'esperienza ci insegnarono, sopra la natura delle cose, nulla di più di quel che sapesse l'antichità; e quel metodo esatto delle scienze naturali, che giustamente si loda, non portò il minimo appoggio alla tesi materialista; essa rimane nè più nè meno di quel che era, un'opinione fondata su principj arbitrarj, e non una conoscenza derivata da principj certi, come il grande oratore romano definiva la scienza. Le deduzioni sue non posano sulla chiarezza e sulla forza inespugnabile delle argomentazioni, bensì sull'audacia di coloro che la propagano, e sulla pendenza universale dell'età nostra che favorisce quella propaganda. Il materialismo non riportò mai una vittoria durevole; non la riporterà neppure nel secol nostro».
[597.] «Il disdegno è delicata e religiosa voluttà... è una elevazione d'anima che s'ottiene mediante l'abito del disprezzo». Renan, Essais, p. 188.
[598.] «La storia non conta ancor quarant'anni di vita». Renan, Essais, p. 106.
[599.] Narvay, francamente ateo, accusa Renan di cappuccineria. Tanto avea ragione quel che dicea che si è sempre gesuiti per qualcuno.
[600.] Qui sopra a PAG. 394. Io autore ebbi altre volte a pubblicare come non appartenessi mai a queste società, ma avessi occasione di conoscerle; un giorno forse si vedrà in ciò la spiegazione di fatti, che neppur la universale disattenzione odierna potè trascurare. Maneggiandosi caldamente nel 1833 una sollevazione della Lombardia, e quei cospiratori, meglio avvisati che non altri di poi, pensando predisporre un organamento da surrogare a quel che distruggevasi, ne vollero consigli dall'illustre giureconsulto Romagnosi. Egli, che già aveva subito un processo e carcere nel 1821, temette di vedervisi esposto in quella sua tarda età, e dichiarò non avrebbe trattato colla società se non per mezzo del Cantù. Questi dunque dovette esser informato di quel solo che importava all'ordinamento; poi quando i cospiratori si volsero in fuga, lasciarono a lui la scarsissima cassa: gli imprigionati non tacquero, e ne venne al Cantù processo e prigionia.
[601.] Iniziativa rivoluzionaria de' popoli.
[602.] Proclama agli Italiani, 1853.
[603.] Prose politiche, pag, 221.
[604.] Prefazione a uno scritto di Didier.
[605.] Prose politiche, pag. 32.