Si annunziò che il suo carteggio fosse, or fa alquanti lustri, trovato in Isvizzera e portato a Bassano, ma per quanto noi ne cercassimo, non trovammo che due lettere, tra quelle onde il Baseggio arricchì quella biblioteca. Una è di nessun interesse: nell'altra da Strasburgo il 5 agosto 1530 al molto reverendo maestro Paolo Rossello di Padova parla del quanto, dopo spatriato, ebbe a soffrire per Cristo; e come la quaresima precedente si fosse recato incognito a Venezia e in altri luoghi d'Italia, ove trovò «diversi fratelli alli quali narrai (dic'egli) diffusamente tutte le cose sì mie quanto dell'Evangelio. Li nomi di essi fratelli sono questi. In Venezia parlai con prè Aloisio dei Fornasieri di Padova, olim in monacato chiamato don Bartolomeo. In Padova parlai con prè Bartolomeo Testa, al quale lasciai el benefizio mio, che al presente è maestro de casa de monsignor Stampa. Deinde in una villa sul Veronese, appresso Lignago tre ovver quattro miglia, il nome della quale al presente non mi soccorre, parlai per due giorni copiosamente con prè Marino Gujoto, qui quondam monachus, dicebatur don Pietro de Padova. Ultimo loco, a Brescia ragionai cum don Vincenzo di Mazi per un giorno continuo. Da questi adunque potrete intender tutto»[185].

Dategli poi le nuove di Germania, conchiude: «Non potiamo se non aspettar qualche gravissima croce. Orandum sine intermissione nobis ac vobis est, ut Dominus ipse negotium suum defendat. In Venezia non potei parlar con frate Alvise, come desiderava, imperciocchè l'era andato a star a Treviso, prout mi disse sua madre. Altro non mi occorre se non instantissimamente pregarvi che vui e gli altri fratelli cristiani preghino enixissime Dio per nui».

Il Negri prese stanza a Chiavenna come maestro, ma non pare vi fosse pastore, giacchè il primo di tal chiesa fu Agostino Mainardi, vissuto fin al 1563, il quale anzi lo scomunicò come socciniano. Il Negri se ne scolpò a Zurigo, poi pubblicò la propria professione di fede, confessando la divinità e incarnazione di Cristo, e l'efficacia del battesimo e dell'eucaristia.

Le molte opere sue lo attestano dotto di greco e d'ebraico e delle quistioni teologiche, ma scarso di gusto e d'eleganza. È notevole quella sulla morte del Fanino di Faenza (non Fanno, come dice il Tiraboschi) e di Domenico Cabianca di Bassano. Quest'ultimo avea militato con Carlo V, e delle dottrine nuove fattosi apostolo, a Piacenza le predicò apertamente, onde arrestato e ricusando ritrattarsi, fu appiccato nel settembre 1550.

Il Negri tradusse in latino il caso di Francesco Spiera da Cittadella. Ma il suo scritto più famoso è la tragedia intitolata Libero arbitrio, stampata il 1546, poi il 1550, poi in latino il 1559. È un atteggiamento drammatico delle controversie religiose; e le invettive contro monsignor della Casa, il Tedeschino, cioè monsignor Tommaso Stella vescovo di Capodistria, il Muzio la fecero dallo Zeno attribuire al Vergerio[186], da altri a Luigi Alamanni o all'Ochino, ma non par dubbio sia del Negri, che certamente si palesa ben addentro nelle quistioni che tratta, nelle eresie di Lutero e Zuinglio, nello svolgimento de' dogmi, nell'introduzione dei riti, nelle leggi canoniche, nelle istituzioni di Ordini.

L'azione accade in Roma, sulla piazza del Vaticano, regnante Paolo III, e dura dal pranzo a sera; con personaggi reali, misti ad allegorie. Fabio da Ostia, pellegrino tornato da Terrasanta, fa la protasi. Monsignor Clero, figliuolo del papa e primo ministro del regno cattolico, simboleggia il pontefice; nel cui palazzo tiensi il Concilio. Diaconato, maestro di casa di monsignor Clero, diplomatico, sostenendo i diritti pontifizj, fa la più fosca dipintura della Corte di Roma. Ammonio e Trifone, cancelliere e notajo della dateria, rivelano gl'intrighi degli ecclesiastici; inoltre compajono Orbilio servo, il cappellano di messer Clero e suo confidente, ipocrita ignorante; l'angelo Rafaele e la Grazia giustificante, mandati in terra a uccidere il Libero Arbitrio, e condannar il papa come anticristo.

Il papa, convocato il Concilio per reprimere la ribellione, sembra sulle prime riesca a conservare la sua illimitata autorità. Fabio da Ostia, reduce da Palestina, imbatte il Discorso Umano, dal quale ode la rivolta de' Settentrionali contro il re Libero Arbitrio; Diaconato sopraggiunto gliene espone le ragioni, e come Libero Arbitrio fosse coronato re dal papa, che gli concesse il regno delle buone opere, gli altri possessi riservando per sè e per l'unigenito suo monsignor Clero, che dotò colla provincia sacramentaria, cui capitale è l'Ordine sacro, paese diviso in molte contrade, in ciascuna delle quali stanzia una gerarchia diversa, fra cui primeggia il concistoro dei cardinali, e ciascun cardinale tien una Corte sontuosa della quale si dipingono i disordini.

Partito il pellegrino, Ermete, interprete del Concilio di Trento, esce a raccontar a Diaconato quai discorsi tennero fra i bicchieri i teologi, banchettati da monsignor Clero: cioè le quistioni intorno alla Riforma, e le decisioni del Concilio, statuenti l'inviolabile volontà del papa e la illimitata sua podestà, condannando chiunque sparge massime contrarie, o interpreta al popolo le divine scritture in modo differente. Felino, spenditor del Concilio, racconta grossolamente gli stravizzi, cui s'abbandonarono i teologi.

Al secondo atto, Libero Arbitrio e i suoi ministri, Discorso Umano segretario e Atto Elicito maestro di casa, cioè i due impulsi dell'animo a operar con libertà, discorrono sopra una lettera dell'imperatore, che gl'istruisce dei progressi della Riforma in Germania. Il re fa cercar nella dateria documenti che provino il loro legittimo possesso; i quali son letti dal notajo, e commentati dal buffone alla guisa che potete immaginare; enumerandosi i varj Ordini religiosi, le ricchezze e le colpe loro, le dignità clericali, le istituzioni di luoghi pii e di congregazioni secolari; poi si discute della confessione, della eucaristia, dell'orazione, della messa, delle limosine, dei suffragi, delle indulgenze; con un incidente drammatico per mostrare che a denaro si ottiene qualunque assoluzione.

Al terzo atto, Discorso Umano, per commissione del re, partecipa a monsignor Clero e a Diaconato che in segreto colloquio esso re e il papa conchiusero di scomunicare e combattere gli eretici tedeschi, emanare severissimi banditi, inacerbire l'Inquisizione: a tal uopo si convochino i cardinali, prescelti alla congregazione del Sant'Uffizio. Diaconato vorrebbe che Felino ritrattasse le calunnie date ai prelati; e poichè questo invece rincarisce le accuse[187], vien interrogato Ermete, il quale mostrando sostenerli, gli appunta d'ignoranza e nequizia: dove espone anche una quistione sorta fra Zuinglio ed Echio, in cui il primo esce vincitore.