Al quarto atto, i santi Pietro e Paolo in arnese da pellegrini presentansi a Bertuccio, cugin di Pasquino, e riconosciutolo propenso alle novità, gli si manifestano, dicendo esser venuti dal cielo a Roma onde chiarirsi quanto ci avesse di vero nelle notizie da Pasquino recate in cielo circa le innovazioni papali contrarie alla divina scrittura. Mentre essi van cercando maniera di penetrar nella Corte, monsignor Clero esce con Felino discorrendo della congregazione di cardinali eletta per inquisire; dove Bertuccio si pone a inveir contro costoro e contro monsignor Della Casa, il Muzio giustinopolitano, il vescovo Stella, ed altri impugnatori della Riforma. I due apostoli, convintisi del traviamento della Corte romana, declamano in modo, che Bertuccio si converte affatto alle dottrine di Lutero e Zuinglio, dei quali sono esposti i dogmi e le discipline.

Al quinto atto, la catastrofe s'avvicina. L'angelo Rafaele e la Grazia Giustificante scesero dal cielo; questa decapita il re Libero Arbitrio: l'angelo racconta il caso ai due apostoli, e il papa esser l'anticristo, e grave giudizio sovrastare alla cattolica potestà. Fra ciò sopraggiunge in trionfo la Grazia Giustificante, e impone all'angelo di divulgare per tutto la sentenza da Dio pronunziata contro l'intruso tiranno, che «l'Anticristo sia, col coltello dello spirito che è la parola di Dio, a poco a poco ucciso»; e ragionando cogli apostoli, mette a parallelo i canoni sacri colle dottrine di Roma, rilievandone le contraddizioni[188].

Come già vedemmo a Treviso e a Modena, così a Vicenza nel 1546 era una adunanza di eletti ingegni, quali Valentino Giulio di Cosenza, il Paruta, il Gribaldo, il Biandrata, Giampaolo Alciato, l'Ochino, Lelio Soccino, che intertenevansi di dispute religiose, e spingeano la critica fino a negare la Trinità. Le persecuzioni allora cominciate gli obbligarono a disperdersi, e andarono pel mondo apostoli di eresia. Giulio Ghirlanda trevisano e Francesco di Ruego, malgrado la nobiltà, la ricchezza e la fama, vennero messi a morte, e dagli Unitarj sono contati fra i loro martiri[189].

È singolare che di quell'accademia, della quale tanto si discorre, nulla si sa, nè tampoco il titolo, o dove s'adunasse, o il decreto che la condannò. La tradizione, forse non fondata che sulla bizzarria della facciata, porterebbe si raccogliesse nella casa Pigafetta o in una nel pianoro vicentino, ove i colli a Lonedo si attaccano alla montagna; e segnasi la via per la quale fuggendo ricoverarono in Germania.

L'eresia dovette essere favorita dal disordine in cui la Chiesa vicentina era abbandonata dal cardinale Ridolfi, tantochè ne fu mosso rimprovero davanti al Concilio dal vescovo di Calaora, ch'era stato mandato colà da Paolo III quando ideava raccoglier il Concilio nella gentile città. Certamente i sopranominati apparvero poi fra gli Antitrinitarj, sicchè possiamo indurne che questa eresia vi fosse comune. Principalmente la famiglia Thiene fu involta in quella persecuzione. Giulio e Brunoro, esigliati nel 1532, si erano ricoverati a Mantova colle mogli, di casa Camposampiero. Quivi Giulio uccise la cognata, sotto pretesto di averla côlta in colpa, ma dissero per trarne a sua moglie l'eredità: questa moglie stessa fu trucidata nel 1553, non sappiamo da chi. Giulio è nominato in una sentenza dell'Inquisizione di Vicenza del 4 aprile 1570, e in una di quella di Cremona del 1580, per le quali era spogliato dei beni, ch'egli però avea già trasferiti ne' figliuoli. Stabilì poi la sua casa in Francia ove si propagò.

Odoardo Thiene, conte di Cicogna, feudo padovano, generoso protettore de' letterati e del Palladio, lasciata la patria del 1557, si pose in Isvizzera, favorendo chi fuorusciva per religione; ricevette la dedica del discorso di Alessandro Trissino, pur vicentino e pastore a Chiavenna, intorno alla Necessità di ritirarsi a vivere nella Chiesa invisibile di Gesù Cristo (1572): morendo nel 1576 lasciò erede principale Giulio, e destinò esecutori testamentarj Teodoro Beza, Nicola Balbani, Prospero Diodati.

Dalla Camposampiero era nato Tiso Thiene, a cui il padre fece dono della sostanza: ma l'Inquisizione di Cremona cassò quell'atto, perchè era tenuto calvinista: e la donazione fruttò ai nipoti, che tornarono al culto degli avi. Dalla Camposampiero nacque pure Antonio, che visse in Francia, ed era signore di Chelles e Tourane nel Delfinato. Il Sant'Uffizio di Cremona non tenne buona la procura che, al 3 giugno 1569, stando in Basilea, fece in Francesco Borroni, il che lo dà a credere eretico; ma dovea discordare dal conte di Cicogna, che lo espunse da' suoi eredi, col pretesto fosse già ricco.

Alessandro Thiene fece testamento l'11 maggio 1566, prima di fuggire da Vicenza: morì nel 1568 in Spira: e i suoi beni furono confiscati dalla Inquisizione di Cremona.

Nicolò, magistrato municipale nel 1558, esulato da Vicenza divenne scudiero di Enrico III e fe testamento nel 1579. Aveva moglie una Leoni di Padova, dalla quale generò Ermes, che anch'egli abbracciò i riti calvinici, e visse a Corcelles. In Francia andò pure, probabilmente per causa di religione, Adriano Thiene, amico del Palladio, che fece testamento nel 1550.

Di questa famiglia era economo Francesco Borroni vicentino, a cui dicemmo ch'essi diedero una procura da Basilea il 3 giugno 1569. Venuto a Cremona per affari de' suoi principali nel feudo di Rivarolo, vi fu preso dall'Inquisizione, che questo feudo confiscò, e lui condannò al fuoco il 3 agosto 1580.