È noto come nel 1560 si trattava di congregar il Concilio generale a Vicenza: ma la Signoria veneta vi renuiva perchè potrebbe nel Turco destar sospetti che, sotto velo di religione, si macchinasse altro; e perciò molestare i sudditi della serenissima.
Grand'avversario degli eretici mostrossi san Gaetano Thiene da Vicenza, il quale vantasi d'averne convertiti molti sul patibolo, come fecero pure i Teatini da lui istituiti, e introdotti in patria nel 1595. Dopo quest'anno era da quel Sant'Uffizio condannato a morte Francesco detto il Tartarello, per eretico relapso; ma un Teatino riuscì a farlo ricredere e salvarsi. Presto vi erano stati introdotti anche i Barnabiti, che vi fondarono l'Opera della missione per ricoverare convertite, e teneano congregazioni di laici per opporle a quelle di eretici. Convien dire fossero benedetti di molti frutti, giacchè nel 1550 i loro avversarj sollevarono una persecuzione contro di essi, tacciandoli di turbolenti e fin di eretici, e riuscendo a farli cacciare.
Sappiamo di altri protestanti che abitavano il paesello di Calvene. A Schio ed Arzignano nel 1562 allignava la setta degli Angelicati, a estirpar la quale fu mandato il padre Pagani. Don Silvestro Cigno prete vicentino, predicator famoso tra il 1541 e 1570, deplorava esistesse colà la setta dei Donatisti e dei Ribattezzatori. Girolamo Massari d'Arzignano, a Strasburgo insegnò medicina. Alcuni tra' suoi amici e settarj, sbigottiti dalla persecuzione, eransi professati cattolici, e lui l'esortavano a far altrettanto, togliersi dalla comunione ereticale, e venir a una conferenza con essi. Egli ricusò, temendo fosse un lacciuolo per catturarlo, ma perchè alcuni gliene davano colpa, scrisse un libro, ove finge che un Eusebio Uranio, prigioniero a Roma, renda conto della sua credenza davanti al papa e all'Inquisizione. Son tre giornate: i giudici parlano pochissimo, troppo l'accusato che esce in lunghe digressioni[191]. Nel 1536 stampò De fide ac operibus veri christiani hominis ad mentem apostolorum, contra evangelii inimicos, nella cui prefazione accenna a molti italiani dimoranti in Basilea. Fe pure una versione latina e parafrasi del trattato d'Ippocrate De natura hominis (Strasburgo, 1564), una grammatica tedesca ed una ebraica, e morì a Strasburgo il 1564.
Domenico Cabianca di Bassano, d'anni trenta, fu condannato a morte dal Sant'Uffizio di Cremona, e alcuni dicono fosse il primo che venisse ucciso a Roma per apostasia: come di martire ne scrisse la vita Francesco Negri.
In Valtellina nel 1594 troviamo profugo a Morbegno Bernardo Passajotto, vicentino. Poi quando que' valligiani uccisero tutti i Protestanti, caddero fra questi Anna Liba di Schio, moglie d'Antonio Crotti, con un bambino alla mammella, e Paola Beretta monaca pur di Schio, che fuggita di convento, avea sposato il frate Carolini. Quest'ultimo, tradotto a Milano, dicono si salvasse abjurando.
Nella biblioteca Silvestriana di Rovigo esistono gli Elogi de' Rodigini di Giovanni Bonifazio, fra' quali è menzionato Domenico Mazzarella, eccellente nella legale e nella poesia, che dettò in italiano un dialogo della filosofia nel 1568, e altri lavori, ma tristi fato has regiones penitus deserere coactus est.
Baldassare Bonifazio, altro biografo, ricorda Teofrasto Mazzarella figlio di Domenico, nato in gran povertà, brutto, guercio, ma di bell'ingegno nelle leggi, nella poesia e nella fisica, che scrisse in italiano un sermone della filosofia: ma poi, quasi fossegli guastato lo spirito dal corpo, mentre la patria prometteasi da lui gran cose, factus pharabuta, perduellis, disertorque fidei, Genevam repente contendit, ubi sumptus inter novatores magister et ecclesiastes, maximos quoque apud hostes catholicæ religionis obtinuit honores, si tamen infamibus viris in ignominioso impiorum asylo ullus esse honor potest. E in nota è soggiunto che fu scomunicato e dichiarato infame in chiesa di San Francesco.
Pare che Domenico e Teofrasto sian una persona sola. Un trattato di massime religiose stampato a Ginevra accenna in fatti «Mazzarella Domenico accademico degli Addormentati in Rovigo: pei rigori dell'Inquisizione abbandonò la patria e si recò a Ginevra ove si fece calvinista: diventò predicante di quella comunità, e cangiò il suo nome in quel di Teofrasto; è fama che morisse assassinato nel letto da un domestico sul finire del secolo XVI». I riscontri che cercammo nella sua patria poco ci soccorrono.
Neppure il Friuli fu mondo di eresie. Nel 1558 il senato veneto deputò commissarj, che uniti a quelli del patriarca d'Aquileja, inquisissero alcuni eretici in Cividale[192]: al tempo stesso che il luogotenente del territorio di Gradisca metteva in avviso il capitolo d'Aquileja contro il suo vicario di Farra, il quale ricusava levare e accompagnar i morti secondo l'antico rito; toglieva le divote immagini, e vietava a' suoi il venerarle[193].
Il Grimani patriarca d'Aquileja fu processato dalla Inquisizione di Roma per opinioni intorno alla predestinazione; laonde nella promozione de' cardinali del 1561 fu escluso, malgrado le istanze della Signoria di Venezia; dovette ritrattarsi a' piedi del papa, e non fu assolto se non dal Concilio Tridentino, ove molti teologi opinarono che le sue sentenze erano quelle di sant'Agostino e de' santi padri.