Nel 1571 il luogotenente della Patria del Friuli, richiesto dal vicario del patriarca e dall'inquisitore, spediva Zanetto Foresto, accusato d'eresia, come da una ducale di quell'anno nell'archivio di Udine[194], ove ha pure un decreto del luogotenente del 1580, che annulla un processo in materia d'eresia, fatto in Gemona dagli Inquisitori senza che vi assistessero il luogotenente e due dottori, a norma delle leggi.
Giorgio Rorario di Pordenone credesi autore delle note marginali alla Bibbia tedesca di Lutero[195].
Col Vergerio avea tenuto corrispondenza Orazio Brunetti di Porcia, militare, istruito nella medicina dallo Zarotto di Capodistria. A Venezia nel 1548 stampò lettere, che abbondano in senso protestante, e combatteva il cattolicismo collo svisarlo in molti opuscoli italiani, nè pregevoli per scienza nè belli per forma, senza lealtà nè convinzione.
È memoria di Bernardino Gorgia, che, sul fine del Cinquecento, fuggito dalle carceri del Sant'Uffizio di Udine, predicò le massime luterane nella parte austriaca del Friuli, insieme con Federico Soriano di San Vito[196].
Jacopo Maracco, vicario del patriarca d'Aquileja, diffuse colà le massime nuove, e non profittando quanto desiderava, si volse a predicarle nella parte veneta del Friuli, dove già la bandivano il Primosio, il Vergerio, Nicola da Treviso, gli anzidetti Gorgia e Soriano.
Nel 1567 col Carnesecchi fu mandato al fuoco un frate di Cividal di Belluno come relapso. Chi era?
Giulio Maresio, essendo di diciotto anni tornato in Belluno dallo studio di Bologna verso il 1541, fu circuito da un Francescano imbevuto delle nuove dottrine, dandogli anche a leggere scritture ereticali. Ma quando nel 1551 ebbe a Padova ottenuto il grado di dottore in teologia e di guardiano nei Conventuali di Belluno, quel frate per invidia lo accusò di eresia al vescovo, il quale mandollo a Venezia all'inquisitore. Poichè questi volea metterlo in carcere, egli fuggì a Roma presso il generale Giacomo di Montefalco: e trovandolo morto, raccomandossi al cardinale Maffeo protettor dell'Ordine, che umanamente lo accolse e lo spedì a Bologna. Quivi il reverendo Giulio Magnano lo chiuse in prigione, minacciandolo della galera e del rogo se non confessasse d'aver dubitato d'alcuni articoli di fede; e fu obbligato leggere una formola di ritrattazione, e condannato a cinque anni di confino in Polonia. Il quarto anno, Florio Maresio suo fratello gli dava buone speranze da parte del generale Magnano; ma altri misero in sospetto l'inquisitore se lo lasciasse rimpatriare. Fu allora che il Lismanino, giunto colà dalla Svizzera, lo persuase a gittar la tonaca, e andare apostolando con lui; lo spedì poi a studiar greco ed ebraico in Isvizzera, dove Lelio Soccino lo tenea ben d'occhio perchè non si restituisse in Italia, come ne mostrava sempre intenzione. In fatto, dolente per la morte di suo padre, e disgustato dell'Ochino, di Pietro Martire, del Soccino, fuggì in Polonia, e ritornò alla Chiesa e al suo convento. Nel 1566 gli fu fatto il processo dalla curia di Belluno, nel quale trovammo lettera sua, dal convento de' Francescani di Cracovia il 1560, in cui ad un suo superiore racconta questi fatti[197]; e potrebbe darsi fosse egli appunto il frate che venne arso col Carnesecchi.
Nella contea di Gorizia penetrarono alcuni luterani della Carniola e della Carintia[198], ma erano poco favoriti; Giovanni Rauscher parroco vigilava perchè non sorgessero eretici, ed erano esigliati dal principe.
Del Lismanin di Corfù, e del Lucar di Candia parliamo altrove. Al 20 febbrajo 1582 il residente veneto a Roma, informava della pubblicazione di diciasette inquisiti dal Sant'Uffizio, tre dei quali furono mandati al fuoco come relapsi, fra i quali Jacobo Paleologo di Scio, famoso eresiarca unitario, che riprovato per eccessivo sin da Fausto Soccino, girò assai per la Germania finchè fu tradotto a Roma. Lo nominammo nei Discorsi XXXII.
Matteo Flach, nato in Albona d'Istria nel 1520, e noto col nome di Flacius Illiriens, studiò belle lettere a Venezia sotto l'Egnazio, e voleva ridursi monaco, ma un suo parente, provinciale de' Cordelieri, lo dissuase; andasse piuttosto in Germania. Questo provinciale era Baldo Lupatino di Albona, che molto adoprò a difondere la riforma nel Veneto, e che preso, fu in Venezia tenuto prigione venti anni, e dopo questi buttato in mare. Il Flacio a Wittenberg si pose scolaro di Lutero e Melantone, che molte accoglienze gli fecero, e cominciò la storia ecclesiastica, famosa sotto il nome di Centurie di Magdeburgo.