DISCORSO XLVII. I GRIGIONI. LA VALTELLINA. SACRO MACELLO.
Nella parte orientale della Svizzera i Grigioni abitano il pendio settentrionale delle Alpi Leponzie e Retiche, dalle sorgenti dell'Hinterrheim fino all'Ortlerspitz che divide l'Italia dal Tirolo. Suppongonsi discendenti dagli Etruschi, che, incalzati dai Galli, in quelle romantiche valli rifuggissero secento anni avanti Cristo, sotto la condotta di Reto, donde il nome di Rezia. Ad essi mescolaronsi Romani che eranvi posti in colonie militari per custodire quei passi verso l'Alemagna, o che vi si ricoverarono allo sfasciarsi dell'Impero, e vi lasciarono dialetti somigliantissimi al latino. Tali sono il romancio e il ladino; curiosità filologiche, che coll'idioma italico hanno identiche le radici e le forme grammaticali, miste con tedesco, o forse con celtico e con osco raseno, come di preferenza sosterrebbe il Conradi.
Traggasene dunque l'origine dagli Etruschi o dai Romani, stanno in gran parentela con noi italiani, tuttochè le loro sorti corressero diverse dalle nostre dopo caduto l'Impero romano.
Come gli altri paesi elvetici, questi devono la civiltà a' monaci, che in quelle solitudini cercando pace, vi piantarono romitorj e conventi, i quali divennero nuclei di mercati, di villaggi, di città. Vi serbò preminenza Coira, il cui nome (Curia) indica come originasse da un tribunale romano ivi collocato. Il primo vescovo ne fu istituito da sant'Ambrogio, onde è il più antico della Svizzera, com'era dei più ricchi.
Quando san Colombano, venuto dall'Irlanda, a Bobbio fra gli Appennini fondava un monastero, divenuto poi famosissimo e subito operoso contro all'eresia ariana, alla rilassatezza de' monaci italiani e agli ultimi aneliti dell'idolatria, Sigeberto suo compagno varcò quel monte che fu poi detto San Gotardo: arrivato alle sorgenti del Reno, si fabbrica un capannone fra quegli alpigiani ancora idolatri; col segno della croce arresta l'ascia che un di costoro dirigeagli al capo; converte Placido, signore di Truns, il quale, resosi frate, dota co' suoi beni il monastero di Dissentis, piantato sul piovente settentrionale della val Calanca, allo schermo di selve inviolate. Quivi i Benedettini fiorirono, e crebbero di dominj, tra cui contavano anche la val Orsera, e il loro abate fu principe del sacro romano impero, e capo della lega Grigia. Coltivarono anche gli studj umani, e raccolsero libri e manuscritti, che andarono dispersi quando i Francesi incendiarono la badia nel 1799.
Gli abitanti, non infiacchiti dalla civiltà e difesi dalla povertà, viventi in capanne sospese alle nude roccie, poc'a poco si sottrassero alle prepotenze de' signorotti, che di castelli coronavano le vette, donde come l'aquila piombavano alla preda: e sostenuti dal clero, costituironsi in governo libero, ove ciascun Comune restava sovrano, uniti però in tre leghe; la Caddea (Ca-de-Dio), la Grigia, le Dieci Dritture; che confederaronsi poi per la difesa comune nel 1471, sotto il nome di Grigioni.
Le leghe son eguali fra loro: e portano un solo voto ciascuna, benchè una sia molto più estesa di territorio e conti maggior numero di Comuni. L'annua Dieta si avvicenda fra Coira, Ilanz e Davos. Nei casi di Stato e nei pericoli della repubblica, i Comuni spiegano i loro stendardi, e in qualche luogo piantano lo Straffgericht, tribunale straordinario, che giudica colle forme eccezionali e spicciative, che sogliono imporre i terrori plebei.
Appartiene alla lega Caddea l'Engaddina (En-co-de-Inn), valle dell'Inn, una delle più belle della Svizzera, lunga diciannove ore, dove un novemila abitanti, divisi in piccoli villaggi, vedono a rigidi e lunghi inverni succedere estati deliziose. È parallela alla Valtellina, verso la quale apre varj passi difficili, e principali quello della val di Poschiavo che riesce a Tirano, e quello della val Bregaglia che sbocca a Chiavenna.
I Grigioni, operosi e in povero paese, sciamavano a prestare servigi nelle città d'Italia e di Germania, e a farsi soldati di forestieri: nel secolo XVI armavano da cinquantamila uomini, di cui diecimila metteano a soldo di Francia, cinquemila di Venezia, guadagnando di bei denari, e purgandosi così (dice il Lavizzari) la repubblica di que' torbidi umori che la potrebbero sconvolgere. Coira era il punto di riunione di quelli che anche dal resto della Svizzera e dalla Germania scendeano a militare in Italia; onde facilmente vi si sparse la Riforma, derivata non si sa bene se da Lutero o da Zuinglio. Giovanni Comander, arciprete di quella cattedrale, Enrico Spreiter, Giovanni Blasius, Andrea Fabritz, Filippo Gallizio Salatz[255] ne furono i primi apostoli, e ben presto la ampliarono nelle Dieci Dritture; pochissimo nella Lega Grigia; nella Lega Caddea prosperò attorno a Coira, indi nell'Engaddina, principalmente per opera d'Italiani.
I Riformati si valsero della lingua romancia, che allora acquistò vita e fiore: Travers in essa tradusse il catechismo di Comander, primo libro romancio che si stampasse a Poschiavo nel 1552; il Gallizio voltò nel dialetto della Bassa Engaddina il Pater, il Credo, il decalogo; Benvenuto Campell, molti capitoli della Genesi dall'ebraico, il simbolo di sant'Atanasio, e salmi e canzoni da chiesa e un catechismo proprio; Biveron tradusse il Nuovo Testamento nel 1560.