Il marzo 1564 a Napoli, in piazza del Mercato furono decapitati, poi arsi i nobili Gianfrancesco d'Aloisio di Caserta, e Gianbernardino di Gargàno di Aversa come luterani; e «spediti dal vicario dell'arcivescovo editti ad altri di cattivo nome, i quali andamenti della corte tanto temporale quanto spirituale posero la città quasi in rivolta, e così stette molti dì e mesi»[34].
Fu allora che il vicerè Parafan de Ribera scrisse a re Filippo il 7 marzo 1564:
«Ho ricevuto la lettera che vostra maestà si degnò scrivermi di sua mano il 24 gennajo, e la premura sua che le cose della religione vadano come conviensi al servigio di nostro signore, è conveniente a sì gran principe e sì gran cattolico qual è vostra maestà, e alle grazie che da esso ha ricevuto. Io farò gli uffizj che vostra maestà comanda a Roma, benchè molto non sia da profittarne. Il rimedio vero è l'attenzione che vostra maestà adopera. In una lettera che vien per mano del segretario Vargas, scrivo a vostra maestà come furono suppliziati nella piazza pubblica di questa città un cavaliere e un gentiluomo per luterani. Un d'essi è quel che fece il principal danno in questa terra tutta: e la gente nobile e il popolo han mostrato gran contentezza, benchè mai non abbiano veduto giustiziar nessuno per causa siffatta. Parvemi d'avvisar vostra maestà di quel che, per sua confessione, s'intende d'alcuni prelati di questo regno, acciocchè vostra maestà sia avvertito nelle occasioni che possono presentarsi. Supplico la maestà vostra con tutto l'interesse che posso, che, essendo pericoloso il trattare di ciò, degnisi che nessuna persona ne sappia[35]. Guardi il Signore la real persona vostra».
«Dalla deposizione di Giovanni Francesco di Aloysio, detto altrimenti Caserta, si fan le seguenti confessioni.
«Dell'arcivescovo d'Otranto, dice che dal 1540 fin al 1547 quando furono i tumulti a Napoli, parlò con esso molte volte, e dichiarò che teneva e credeva la dottrina luterana, e si trovò presente quando con grandissima veemenza e autorità, parlando con altri, discorreva, predicava e insegnava la dottrina luterana; e in quel tempo a Napoli era tenuto dai Luterani per un de' caporioni della setta. Deposero contro tal confessione altre persone, e quando si cercasse di passar avanti nell'esame della sua vita vi si troveriano cose più brutte: ma ci vorrebbe espressa commissione di sua santità[36].
«Del vescovo di La Cava San Felice[37] dice il Caserta che nel 48 e 49 stando in Trento, avea avuto disputa con un altro del suo uffizio perchè contraddiceva la giustificazione per la sola fede; la qual opinione egli tenea per verissima: e che così per avere detto ciò, come per esser discepolo d'altro luterano, esso lo ha tenuto per un della setta.
«Dal vescovo di Catania[38] dice che, poco prima dei tumulti di Napoli, fu a visitarlo con un altro compagno suo luterano, e parlando delle cose della Scrittura, dichiarò che teneva e credeva le opinioni luterane, e mostrò possedere i Sermoni di frà Bernardino da Siena e il Benefizio di Cristo, e altri scritti di man del Valdes eresiarca, dei quali lessero alcune parti in sua presenza.
«Dice il Caserta del vescovo di Ana (?) coadjutore di Urbino che, quando frà Marco di Tursi eresiarca stava in Sant'Agostino di Napoli, era molto suo amico: e parlando con esso, alcune volte dissegli che teneva e credeva il punto della giustificazione come lo teneva il Valdes, cioè che l'uomo si giustifica per la sola fede, e che per le opere non merita se non in quanto son come frutto della fede.
«Dell'arcivescovo di Sorrento[39] dice il Caserta avergli detto che teneva le opinioni luterane e che quel cammino di Lutero era il vero, e che lodò molto un libro che possedeva, intitolato Summario della Scrittura, che se lo fece comprare.
«Del vescovo di Isola Fascitelli[40] dice che l'abate di Tursi gli disse era delle medesime opinioni luterane.