Dopo la credulità, l'altro male che cruccia i rivoluzionarj è la paura. In conseguenza domandano persecuzioni e processi, e se con questi legalmente non riescono a trovar rei e punirli, imputano di connivenza i magistrati. Bucinavasi che i Domenicani di Morbegno spiassero tutto, per tutto denunziare al Sant'Uffizio: perciò arrestavansi ai confini, e ripeteasi che ne' loro cappucci si fossero trovate carte compromettenti, le quali poi nel processo più non comparivano. Agostino Mainardi, lodato di moderazione, mandava al famoso Fabrizio: «Devo scrivervi sebben controvoglia, e quanto posso vi prego di tener a mente quel che scrivo, ma la lettera non mostrare ad alcuno, perchè di materia odiosa. L'altrjeri il commissario arrestò Vincenzo Stampa di Chiavenna, nemicissimo agli Evangelici. Era amico di quel ribaldo Domenicano, che fu assolto e rimandato impune dal podestà di Tirano. Vincenzo sapeva tutti i secreti di esso, e una volta disse struggevasi di lavar le braccia nel sangue de' Luterani. I più credono mandi spia all'Inquisizione di quanto qui si fa. Io ve ne voglio avvertito, affinchè con questi signori facciate che non se la campi. Scriverò anche al commissario acciocchè lo sforzi a confessar la verità, manifestare le macchinazioni contro i fedeli di Cristo, i consigli de' profeti di Baal, cioè i Domenicani, e degli altri che son nemici non solo al vangelo, ma a' nostri signori. Quest'è l'unico corifeo da cui potrà risapersi tutto, meglio che da qualunque altro si sia; tengasi dunque in carcere, nè si lasci sfuggire. Credo che, se venga forzato a dir la verità contro i Domenicani, ne dirà di tali, che giustamente verran cacciati dai signori... Ripeto che ciò scrivo malvolentieri, perchè non vorrei nuocer a nessuno»[264].
Poco poi si lagnava perchè il pretore non volesse proferir sentenze se non dopo udito il consiglio de' signori Grigioni.
E Tobia Eglino al Bullinger: «Questo è ben certo che molti frati emissarj girano a Chiavenna, a Piuro e nelle vicinanze, pagati dall'oro pontifizio, per fiutare quel che risolvano i Grigioni, e assalendo un a uno, o per forza, o per timore, o per premj, svolgere dalla vera religione. Se mai infuriò l'Inquisizione spagnuola, gli è adesso. Quasi nessun mercante è più sicuro a Milano, dove i sospetti vengono con atroce crudeltà uccisi, o mandati alle galere, o tenuti in prigionia domestica se nobili. Testè un Giacomo Serravallense veneto, che professò il vangelo a Chiavenna, e andava per affari in Italia, fu preso a Crema, e tra molti strapazzi e colle mani avvinte al tergo a guisa d'un gran birbante, fu condotto a Venezia, e quivi condannato alla galera, o dicono altri precipitato in mare. Simile beccheria e peggio a Bologna, dandosi egual morte, eguali catene, eguali torture a grandi e ad infimi. A Piuro capitò un frate, e fidato nella benevolenza degli abitanti papisti e nella liberalità del pontefice, scrisse lettere proditorie, per le quali, d'accordo coi migliori del luogo, avesse podestà d'incrudelire contro i predicanti e gli Evangelici. Volle recarle a Roma acciocchè il papa vedesse le facoltà attribuitegli, e profondesse denaro per corromper altri. Ma non volendo firmar la lettera i consoli del luogo, la cosa venne manifestata dal curato del paese, e il monaco incarcerato e punito di ducento coronati» (29 dicembre 1567).
E si credeva! Ma l'accusa era stata data; se i due spioni fuggirono n'avea colpa il pretore, vendereccio; su di essi accumulavansi tutte le infamie possibili; a forza di ripeterle faceansi indubitate, e si spediva al senato di Milano a portar lamenti e pretendere soddisfazione: ma questo e il governatore chiedevano le prove, o assicuravano esser affare dell'Inquisizione; sporgevansi querele alla dieta, e questa era compra dall'oro di Roma, dalle baje de' frati, dalle decorazioni cavalleresche. Non son gli argomenti che si ripetono anche adesso?
Non vogliam però dire che i Cattolici non s'adoprassero per salvar la Valtellina dall'eresia; e poichè, secondo il diritto comune d'allora, l'eretico era un nemico pubblico, si ricorreva a tutti gli spedienti che il diritto di guerra consente, fino a staggire le merci che capitassero in Lombardia appartenenti ad eretici, e coglier le loro persone qualora fosse possibile, e vietare severamente il darvi albergo[265]. Più si teneva occhio ai preti e frati apostati, procurando coglierli e consegnarli al Sant'Uffizio. Tra questi era Francesco Cellario, della Chiarella, figlio di Galeazzo, già minore osservante. Inquisito dal Sant'Uffizio a Pavia, ne era stato dimesso il 1 maggio 1557 con imporgli solo alcune penitenze. Ma presto fu denunziato di tenere e difonder libri ereticali, nutrire opinioni fallaci e predicarle; onde messo in prigione, confessò d'aver lodato pubblicamente il Bucero, il Calvino, l'Ochino ed altri di quella risma. Riuscito a fuggire, ricoverossi fra' Grigioni: prese moglie; e insegnava non darsi purgatorio, non esser sacramento il matrimonio, nè vietato ai preti; il corpo di Cristo trovarsi nell'eucaristia soltanto idealmente; a Dio solo doversi far la confessione de' peccati; non venerare le immagini dei santi; Pietro non essere stato superiore agli apostoli, nè il papa ai vescovi. Non contento di predicar a Morbegno, qualche volta spingevasi secretamente fino a Mantova, sicchè furono tesi agguati per coglierlo. Era andato al sinodo di Zutz nell'alta Engaddina il 1568; ed essendo intercetto dalle nevi il passo della Bernina, ritornò per Chiavenna, attraversando quel lembo del Pian di Colico che spetta al Milanese. Quivi l'appostavano; e côlto al passo dell'Adda, fu inviato a Piacenza, donde il duca Ottavio Farnese si fece un onore di spedirlo a Roma, e quivi processato, come apostato e relapso fu dato al braccio secolare il 20 maggio 1569. I Grigioni strepitarono come di violato diritto pubblico, mandaron note all'Albuquerque governator di Milano e ai principali Stati d'Italia, ma si rispose ch'era nelle autorità del papa l'arrestar gli eretici. Essi allora pubblicarono una taglia sopra l'inquisitore frà Pietro Angelo da Cremona, premiando chi prendesse lui o alcun suo compagno, e il consegnasse.
Più tardi Lorenzo Soncini, che predicava a Chiavenna, fu côlto al modo stesso, e mandato all'Inquisizione.
Anche i vescovi di Coira vegliavano alla preservazione del cattolicismo. Essendosi in quella cattedra preferito Tommaso Planta ad Andrea Salis, si esacerbarono le ire fra le due famiglie rivali, e imputavasi il Planta di mangiar grasso anche in giorni di digiuno, non dir la messa, e andare zoppo nella fede come ne' piedi. Le accuse furono portate all'Inquisizione, e frà Michele Ghislieri lo processò; egli giustificossi, e d'allora raddoppiò di zelo, e in conseguenza fu odiato dagli Evangelici, coi quali durò in continua lotta.
Era il tempo che spingevasi meglio il Concilio di Trento, e nel 1561 fu mandato ne' Grigioni Bernardino Bianchi prevosto di Santa Maria della Scala di Milano, col nobile milanese Giovanni Angelo Rizzi segretario regio, che alla dieta di Coira querelaronsi perchè in Valtellina e a Chiavenna si ricettassero i profughi, senza esaminarne i costumi e la condotta, bastando si mostrassero nemici della fede cattolica: si obbligassero i fedeli a spartire coi ministri ereticali i benefizj, ajutandoli così a sparger interpretazioni del vangelo contrarie a quelle de' Padri e de' Concilj ecumenici; invece si costringessero i predicatori cattolici a dare sicurtà pei loro atti: si fosse vietato di eriger chiese e conventi, e riprovato il Quadrio perchè fondò il collegio dei Gesuiti a Ponte: a Poschiavo si tollerasse la stamperia Landolfi, ostilissima alla sede romana[266]; si impedisse al vescovo di Como di esercitar la sua giurisdizione, e fin di esigere i suoi livelli e canoni; si fosse ordinato che tutte le parrocchie scegliesser il curato a loro beneplacito, senza chiedere bolla o approvazione da Roma; e allorchè di Roma giunga alcun breve non si pubblicasse senza consentimento delle tre Leghe.
Eccitossi l'indignazione popolare contro questi messi, quasi attentassero alla libertà, e Pier Paolo Vergerio venne apposta dal Wurtenberg per contrariarli. Adunata la Dieta, vi si diedero risposte evasive; dalla stamperia di Poschiavo non si lascerebbero uscire libri contro la santa sede nè ingiurie al papa: non si contenderebbe al vescovo di Como quel che gli apparteneva; nulla esservi d'ingiusto in ciò ch'erasi disposto sul convento di Morbegno e il collegio di Ponte: l'istanza del Bianchi perchè si spedissero legati al Concilio di Trento ebbe il no, con gran trionfo del Vergerio. Anzi nel 1583 adunati a Chiavenna, i capi della repubblica sancirono che, dov'erano tre famiglie riformate, si tenesse un ministro a spese comuni, e questo potesse usar le chiese «fabbricate dagli avi per uso de' posteri».
Abbiamo già accennato quanto san Carlo Borromeo s'affaticasse a sostenere la causa cattolica fra i Grigioni e in Valtellina; vi spediva catechismi; cercava ne fossero rimossi gli apostati, e vi si aprissero scuole cattoliche; ma poco potè trarre a riva: anzi fu rinnovato l'ordine che non predicasse se non chi approvato dal sinodo[267]. Il Volpi vescovo di Como, che era stato spedito alla Dieta di Baden per patrocinare davanti ai signori Svizzeri gl'interessi de' Cattolici, invitò il cardinale Borromeo a visitare la Valtellina. In fatto egli, trovandosi nella Valcamonica, varcò i Zapelli d'Aprica, e venne in atto di pellegrino al celebre santuario della madonna di Tirano «per infiammare (scrive egli) quanto potessi gli ortodossi di questa valle; poichè giacciono dall'intollerabile giogo degli eretici quasi oppressi, e gran pericolo reca di contagione il quotidiano convivere coi nemici della nostra fede. Ivi predicai per dare qualche consolazione a quel popolo, che ardentemente bramava udire la mia voce, e volentieri lo feci, con facoltà del vescovo di Como».