«Ercole Poggio bolognese, predicante a Morbegno, ambizioso e mezzo fatuo, ha moglie un'altra Santippe, colla quale se la passa bene benchè sessagenario, nè saprebbe staccarsene.

«Da un anno fissossi a Caspano un frate, che dicono piacentino e dottore in teologia; sposò una di Chiavenna, e non ne ho altra conoscenza.

«Scipione Calandrino di Lucca, ministro a Sondrio, è il più pericoloso, e molti libri tradotti dal greco e dal latino invia e diffonde in Italia; ha cinquant'anni, moglie nobile, e nobile vantasi egli stesso; senza figli; gode gran credito presso gli eretici.

«Cesare Gaffori piacentino, già cappuccino, or ministro a Poschiavo, di quarantacinque anni; con moglie e tre figli; parlatore, versatissimo nella Scrittura, stampò contro il Bellarmino.

«Marco Eugenio Bonacino milanese e Alfonso Montedolio piacentino dianzi a mia persuasione andarono nel Tirolo, aspettando il salvocondotto per ricondursi in Italia.

«Altri ve n'ha che con promesse e ragioni potrebbero trarsi alla Chiesa romana. Ogn'anno i ministri si radunan al sinodo: e per arrivarvi devono traversare un angusto passo vicino al lago di Como, ch'è di giurisdizione milanese. Si potrebber facilmente cogliere al varco»[275].

Fin qui il Borrone non è che una bassa spia; ma non manca d'arguzia ove morde i vizj de' Grigioni, nel che del resto va daccordo cogli storici, anche nazionali. La religione li divideva, li divedeva la politica: non badando alla patria, ma a donativi, pensioni, collane, decorazioni, favorivano chi questa Potenza, chi quella; divisi in due fazioni, una devota a Spagna ed ai Cattolici, l'altra a Francia ed agli Evangelici; capo di quella era Rodolfo Planta, di questa Ercole Salis, le due famiglie primarie delle Leghe. Il grosso dei Grigioni essendosi sottratto al cattolicismo, aveva in uggia l'Austria e la Spagna, e guardava l'amicizia dei Francesi come fondamento di libertà; sicchè prevalsero i Salis, e venne rinnovata con Enrico IV una lega di offesa e difesa, nella quale non facevasi eccezione veruna a favore del milanese.

Con questo ducato i Grigioni nel 1603 aveano stretto una convenzione di buona vicinanza, per la quale il commercio non troverebbe impedimento; essi non consentirebbero il passo ad esercito che venisse contro il milanese; questo in compenso dirigerebbe il transito delle merci pel paese delle Leghe. All'udire dunque della nuova convenzione coi Francesi, gran lamento alzò il conte di Fuentes, il più memorabile fra i governatori spagnuoli di Milano, umore guerresco, che nel cuor della pace teneva numerosissimo esercito, e operava colle prepotenze d'un governo militare. Egli mandò minacciando i Grigioni di trattarli da nemici, e a nulla approdando colle parole, si pose a fabbricare un fortalizio, detto dal suo nome, appunto là dove la Valtellina e il Chiavennasco confluiscono al lago di Como: sicchè dominando que' passi, poteva impedire alla Rezia i viveri ed il commercio, come chiuder l'adito ad ogni esercito che di là venisse. Quella striscia di territorio spettava in fatto al milanese, ma il duca Francesco II Sforza avea stipulato coi Grigioni non si porrebbe veruna fortificazione in quel giro. Ne mossero dunque reclamo i Grigioni, ma il Fuentes, non che badarvi, finì e presidiò il forte, e coll'adunare genti e navi all'estremo del lago di Como, confermò la voce che volesse ricuperare la Valtellina al ducato di Milano[276].

Queste pratiche davano l'ultimo tuffo alla Valtellina: le Leghe vi crebbero guarnigioni; ad ogni ombra davano corpo; e subillate e sostenute dai novatori, lieti che i loro religionarj crescessero in autorità, disponevano come donni e padroni, e arrogatasi la nomina degli ufficiali, mandavano magistrati di più che bassa mano, i quali soperchiavano, non curando d'esser amati, purchè temuti. Nuovi editti vietavano le indulgenze e i giubilei, tacciavano di superstizioso il culto del paese, cassavano le dispense curiali, berteggiavano i decreti pontifizj; cacciaronsi i Gesuiti, abolendo le donazioni lor fatte; processaronsi i miracoli di san Luigi; turbavasi la giurisdizione col forzare i curati a celebrare matrimonj in gradi vietati, escludere buoni sacerdoti forestieri, obbligare tutti alle prediche degli eretici: delle quali ascoltate prima per celia, poi per curiosità, poi talvolta sul serio, l'ornamento più consueto erano rampogne contro l'avito culto, e il purgatorio e l'astinenza dalle carni: dietro al che la ciurma non mancava di rubare ostensorj e sparpagliare le particole, sfregiar tabernacoli, fare smacchi a' sacerdoti nelle processioni del Sacramento, e in quei devoti riti della settimana santa, che l'intimo dell'animo commovono a patetica devozione. Sotto la protezione dei signori, che dicevano «Credi quel che ti piace, ma fa quel ch'io ti comando», ogni tratto qualche nuovo cattolico disertava, anche preti e curati: ed essendo ordinato che, ove fossero più di tre famiglie riformate, convenisse accomodarle di ministro e di chiesa a spese comuni, i Cattolici vedeansi costretti a mantenere i predicanti co' benefizj ecclesiastici: e non compatendo la religione loro che i preti evangelizzassero dalla bigoncia dond'era sceso dianzi il ministro calvinista, conveniva si provvedessero di nuove chiese. Credendo ciascuna parte essere in possesso della verità, e l'avversaria trovarsi nell'eresia, lo zelo esacerbava gli odj da fratello a fratello, tirandosi al peggio che si facesse. Il conte Scipione Gámbara bresciano, per aver ucciso un suo cugino era fuggito a franchigia in Tirano, ed ivi tenevasi attorno una masnada di bravi. Entrò sospetto nei Grigioni ch'egli volesse dar mano a stabilire l'Inquisizione, e sbrattare la valle dai Protestanti: onde, côltolo, e coi metodi consueti, convintolo di tramare col cardinale Sfondrato e coll'inquisitore Montesanto, fu decapitato a Teglio; il suo complice Lazzaroni di Tirano squartato vivo, e le spese del processo caricate alla valle.

Peggio avvenne quando Ulisse de' Parravicini Capello di Traona, che, reo di molto sangue, campava la vita sul bergamasco, osò una notte ricomparire con venti sicarj in patria, e trucidare i magistrati. L'atroce fatto seppe di ribellione ai Grigioni, e ne colsero pretesto a spicciolare altri Cattolici.