La certezza d'esser in odio al pubblico faceva prendere provisioni, che lo rendevano implacabile. Qualche buon ordinamento veniva talora[277], ma di corto cadeva nell'obblio, e non rimanevano che la persecuzione, impolitica non meno che empia, e un'opposizione non sempre generosa. Morto il parroco della Chiesa in val Malenco e sepolto il tempio di colà da una frana, un Tommaso paesano adoprò caldamente per indurre que' montanari a valersi del ministro evangelico, spacciando che la parola di Cristo predicata da questo varrebbe assai meglio che la messa dei papisti, che orazioni recitate in una lingua non intesa, che preti le cui dicerie riboccan di baje, di idolatria il culto. Ma Tommaso Sassi pastore distolse i terrazzani dal cambiar religione. In Caspoggio della valle stessa, mentre i mariti estivavano sui pascoli montani, le donne seppero che i Riformati intendevano sepellire in San Rocco un loro bambino allora morto, col che avrebbero preteso d'acquistare possessione di quella chiesa. Munitesi di sassi, aspettano il funebre convoglio, e come s'avvicina, schiamazzando alla donnesca, lo tempestano di pietre.
In Sondrio il governatore accingevasi ad entrare per viva forza nella chiesa cattolica, e ridurla al nuovo rito; ma un Bertolino, uomo all'antica, commise a Giangiacomo, suo figliuolo di gran cuore, che colla daga alla mano l'impedisse. Come il governatore glie ne mosse querela, Bertolino menosselo a casa, e gli improvvisò una lieta merenda: fra la quale presentossi Giangiacomo, sempre accinto della sua daga, e con un fiasco del miglior vino, che cominciò a mescere in giro alla ragunata: e fatti comparire quindici garzoni in tutto punto d'armi, «Ecco (disse) e me e questi pronti pel governatore e per la repubblica fino all'ultimo sangue, solo che non ci si tocchi la religione».
Altri fatterelli rinnovavansi ogni giorno, e non sempre risolveansi in riso quando i reciproci rancori faceano pronti a correre ai risentimenti.
In Sondrio degli abitanti un terzo erasi sviato dall'ovile romano; così molte delle contrade vicine; e le miste usavano due preti[278]. Dal 1520 al 1563 v'era stato intruso come arciprete Bartolomeo Salis, che contemporaneamente era arciprete di Berbenno e di Tresivio e curato di Montagna, e in nessun luogo risedeva, lasciando il gregge a pascoli infetti: de' benefizj valevasi per dotare nipoti; portò anche le armi; il che tutto agevolava la diffusione dell'eresia. Di quel tempo venne a predicarvi un frate, in aspetto di somma dottrina e pietà; e il popolo, che da gran tempo non udiva più prediche, accorse alle sue: ma ben presto egli si scoperse eretico. Se ne levò tumulto, ed egli rifuggì ai Mossini in casa i Mignardini, donde seguitava a sermonar ai nuovi convertiti. L'arciprete Salis non se ne dava pensiero, tutto blandizie verso i Grigioni nella speranza di esser assunto vescovo di Coira. E vi fu assunto, onde rinunziava i tanti benefizj in Valtellina: ma poichè l'elezione non fu confermata, si trovò sprovisto, e morì poveramente in Albosaggia.
Ben altrimenti si era comportato Nicolò Pusterla, ma con sei zelanti Cattolici rapito in prigione, colà vollero dire fosse avvelenato dal governatore.
Gli succedette Nicolò Rusca, nato in Bedano terra del luganese, da Giovanni Antonio e Daria Quadrio. Avea studiato a Pavia: indi nel collegio Elvetico di Milano, ove a san Carlo ne parve sì bene, che postagli sul capo la mano, «Figliuol mio (gli disse) combatti buona guerra, compi la tua carriera; per te è riposta una corona di giustizia, che ti renderà in quel giorno il giudice giusto». Fatto arciprete di Sondrio, mostrò lo zelo del buon pastore che offre l'anima per le pecorelle. Dotto di greco e d'ebraico, non che di latino; versato nella storia ecclesiastica e nella teologia, spesso agitava le correnti controversie sia in dispute coi dissidenti, sia nelle prediche dove, tutto lume della somma verità, in prima ribatteva l'errore, poi stabiliva la dottrina vera; ma nè usava egli, nè soffriva in altri le invettive e le ingiurie. Trovata la chiesa sproveduta di arredi, disusata di funzioni, muta di canti, egli rinnova tutto, introduce preghiere e processioni, ricupera i disusati beni, ripristina la disciplina delle monache; ottiene che i Cappuccini possano confessare. Si oppone alle pretendenze de' novatori, i quali, oltre esigere dal capitolo la provvigione di trenta zecchini pel ministro evangelico, volevano ch'egli cedesse porzione del suo giardino per farsene il cimitero: proibivano le processioni del Corpus Domini e del venerdì santo, e il suon delle campane come pubblico insulto ai magistrati dissidenti.
Simone Cabasso curato di Tirano predicava incessantemente contro Calvino, onde fu accusato e condannato. Egli si appella, e dal pretore vengono invitati Antonio Andreossi ministro di Tirano, Cesare Gaffori di Poschiavo, Antonio Mejo di Teglio, Scipione Calandrino di Sondrio, Nicola Cheselio di Montagna, perchè tengano un colloquio sopra la fede, e principalmente sopra Calvino. Da questo e da sè repulsarono la taccia di eretici, mostrando (e il Calandrino principalmente) che quel dottore non avea deviato mai dalla Chiesa quanto alla divinità di Cristo e alla sua eccellenza come mediatore, anzi l'aver egli perseguitato gli Unitarj e scritto contro Valentino Gentile. Non bastando il primo, si venne a un secondo colloquio il 1 marzo 1596; poi ad un terzo il 7 agosto; dopo il quale gli oratori grigioni sentenziarono che il Cabasso aveva calunniato, e perciò pagasse centrentadue coronati.
Fra' Cattolici primeggiavano, oltre questo di Tirano, il parroco di Mazzo e Nicolò Rusca, il quale del colloquio diede a stampa una relazione (1598 Como, pel Frova). Questa parendo aliena dal vero e calunniosa quanto alle persecuzioni che gli ecclesiastici soffrivano in Valtellina, i signori Grigioni permisero ai ministri di rispondervi, come fecero con uno scritto latino, il cui titolo suona, «Della disputa di Tirano fra i papisti e i ministri del verbo di Dio nella Rezia, tenuta gli anni 1595 e 96, quattro parti, dove accuratamente e solidamente si tratta della persona e dell'officio di Gesù Cristo mediatore secondo le due nature; e si vendicano le parole di Calvino sopra la natura divina di Cristo dalle calunnie dei papisti valtellinesi; risolvonsi i sofismi del Bellarmino, e scopronsi gli errori de' Monoteliti, de' Nestoriani, degli Ariani, e d'altri; oltre la storia esattissima di quella disputa: l'indice delle calunnie dei parroci di Valtellina; la risposta ai ripetuti costoro sofismi. Autori Cesare Gaffori, Ottaviano Mej, e gli altri ministri della parola di Dio nella Rezia, or primamente stampati, e non solo degni di lettura, ma giovevoli a chiunque ama la verità» (Basilea, per Waldkirch 1602 in-4º).
Nel 1596 Giovanni Marzio di Siena, pastore a Solio, avea stampato un libro italiano della Messa, che molto si divulgò. L'Apologia della Messa, che frà Giovanni Paolo Nazari cremonese domenicano vi oppose, fu giudicata vittoriosissima dai Cattolici, ridicola dagli altri. Si stabilì una disputa a Piuro, che fu fatta il gennajo e maggio 1597, presenti gli arcipreti di Chiavenna e di Sondrio, il Calandrino, il Marzio, il Mej, il quale fu trasferito allora dalla chiesa di Teglio a quella di Chiavenna per succedere al Lentulo.
Martello degli eretici, quale veniva chiamato si mostrò singolarmente il Rusca allorquando i Riformati ottennero di istituire a Sondrio un collegio, del quale il rettore e tre dei cinque professori fossero calvinisti. Fin dal 1563 erasene divisato, poi aperto nel 1584 accettandovi cattolici e no; ma nessun cattolico andandovi, cadde. Quando si volle rinnovarlo, il Rusca, senza guardare in faccia nè ai Salis che lo proponevano, nè al re d'Inghilterra che dicevasi somministrar il denaro[279], attraversò questa impresa, e riuscì a sventarla, ed unire anzi un'accademia che propagasse le cattoliche dottrine.