Nel 1614 l'Archinti vescovo di Como per seicento fiorini comprava la licenza di visitar la Valtellina, il che da venticinque anni era proibito, e ne mandò relazione a Paolo V. Dopo estreme lodi al paese, si consola che, in quell'esecranda libertà di vivere e dire quanto a ciascuno piace, appena tremila persone abbiano adottato la Riforma, e i popoli accorreano festosi e piangenti ad accompagnarlo. A Tirano trova da cencinquanta eretici, vil plebe. I cattolici di Poschiavo e Brusio tengonsi incontaminati, benchè mescolati ai Calvinisti. In Sondrio questi erano potenti per numero e ricchezza, sicchè a fatica egli vi ottenne accesso. Un terzo de' Chiavennaschi aveva abbracciato l'errore, fra cui i meglio stanti, e dalla Bregalia i Riformati minacciavano assalirlo in armi. Quando esso Archinti tenne un sinodo nel 1618, il podestà di Traona pubblicò per editto terribili pene contro qualunque ecclesiastico spedisse lettere o uscisse dalla valle: cento scudi di multa o tre tratti di corda a chi conoscendolo nol denunziasse.

Perpetuo e vivo contraddittore de' loro disegni com'era il Rusca, gli acattolici miravano a torselo d'in su gli occhi. Dapprima Giovanni Corno da Castromuro, capitano della valle, lo condannò in grave multa perchè avesse rimproverato un giovane suo popolano d'aver assistito a un sermone dei Calvinisti. I Sondriesi presero le armi, e si fu ad un pelo di far sangue: onde il capitano denunziò l'affare a Coira; dove il Rusca fu assolto, ed il capitano ammonito.

Vivo contraddittore gli era il molte volte nominato Calandrino, del quale nell'archivio di Zurigo conservasi un autografo, ove racconta «la lunga e costante persecuzione» dei Valtellinesi contro degli Evangelici e massime dei ministri, gli assassinj tentati, specialmente sopra di lui, imputandone chiaramente il Rusca, benchè non lo nomini. In fatto a questo apposero d'aver fatto trame con un Ciapino di Ponte per ammazzare o tradurre all'Inquisizione esso Calandrino. Il Ciapino fu messo a morte dopo orride torture, nelle quali disse aver avuto consiglio dal Rusca, cui perciò fu aperto processo. Egli ricoverò a Como; poi giustificatosi, tornò più glorioso, aggiungendosi alla virtù il lustro della persecuzione. Tanto più bramavano i nemici suoi di metterlo per la mala via, e la fortuna vi mandò tempo.

Tra le brighe di Potenze straniere, ne' Grigioni pigliavano il sopravento i predicanti, e intendendosela con Zurigo, Berna e Ginevra, non cessavano di gridare doversi far nello Stato una sola religione; essere violate le costituzioni pei bocconi stranieri; bisognare qualche efficace provedimento per rintegrare la libertà, riformare il governo, e simili frasi, che sempre titillano le orecchie della plebe. Fidati nel favore di questa, sotto Gaspare Alessi di Gamogaso, da Ginevra venuto predicante a Sondrio, e destinato rettore del seminario, accozzarono un loro concilio, prima a Chiavenna presso Ercole Salis, uomo per servigi ed ingegno in gran nome, poi a Berguns, paese romancio alle falde pittoresche dell'Albula. Ivi dichiararono la fazione spagnuola funesta alla Rezia ed alla religione, micidiale l'alleanza di Francia, buona quella sola di Venezia: gridarono contro gli Austriaci, e che v'erano maneggi per quelli, e che il governatore di Milano sparnazzava denari per la Valtellina, e che per reprimerli si doveva stabilire il tribunale inquisitorio, il quale correggesse la costituzione, venuta omai in gran punto. Il popolo gli ascolta: Ercole Salis se ne fa capo: l'Engaddina e la Bregalia levansi in arme: i castelli dei Planta fautori degli Ispani son diroccati: uomini malfattori entrano a forza in Coira, e dispersi o carcerati come ribelli i preti e persone di gran bontà, conduconsi a Tusis, paese romancio a piè del fertile Heinzenberg fra il Reno posteriore e la formidabile Nolla: ed ivi stanziando le venticinque bandiere con un migliajo e mezzo di soldati, proclamano tredici capitoli per conservare la libertà, e piantano lo Straffgericht, aggiungendovi un consiglio di predicanti (1618).

Accintisi a rintegrare la libertà politica col solito modo di togliere ogni libertà legale, una furia d'accusatori sbuca addosso a quanti erano sospetti. Le prime sette sentenze furono pubblicate da' giudici stessi con prefazione apologetica; e subito tradotte in italiano, francese, olandese, vennero dapertutto esecrate per atrocità. Giambattista Prevosti detto Zambra, di settantaquattro anni e podagroso, quasi avesse favorito l'erezione del forte di Fuentes fu decapitato: una taglia su Rodolfo e Pompeo Planta, Lucio da Monte, Giovanni Antonio Gioverio, il Castelberg abate di Dissentis, e se possano cogliersi vengano fatti in quarti: Daniele Planta, nipote dei predetti, Antonio Ruinello, Pietro Leone di Cernetz, Teodosio Prevosti della Bregalia, Giuseppe Stampa e suo figlio Antonio, Agostino Traversi e il padre Felice di Bivio, all'esiglio per tutta la vita; per quattro anni Andrea Jennio console di Coira, Antonio Molina e Gianpaolo interprete del re di Francia, Andrea Stoppani prete di Ardetz; tolti i beni e la mitra a Giovanni Flug vescovo di Coira, e ucciso se sia côlto: multata di ventimila fiorini la città di Coira, come ispanizzante; il pastore di essa Giorgio Salutz escluso dal sinodo; e tacendo varj multati, dannato a morte in contumacia il capitano Giovanni De' Giorgi; fra i Valtellinesi, Anton Maria e Giovanni Maria Parravicini e Giovanni Francesco Schenardi a morte; a quattro anni di esiglio Nicola Merlo di Sondrio e Giovanni Cilichino parroco di Lanzada, perchè avea sonato a martello quando fu arrestato il Rusca: al cavaliere Giacomo Robustello e ad Antonio Besta bando per un anno e mille zecchini: due anni e seimila zecchini a Francesco Venosta; minor pena a Giovanni Battista Schenardi e Francesco Paravicino d'Ardenno, che settagenario e infermiccio non potendo esser alzato sulla corda, ebbe serrati i pollici in un torchietto; ma stette saldo a negare. Il dottore Antonio Federici di Valcamonica, mutatosi per opinioni religiose in Valtellina, ove prese moglie a Teglio e si fe protestante, diede voce che Biagio Piatti, cattolico infervorato di questo paese, avesse subornato un fratello di lui ed altri della Valcamonica, perchè venissero e uccidessero i Protestanti di Boalzo mentre assistevano alla predica. Il Piatti fu arrestato con supposti complici; e messo alla tortura, confessò quanto si volle e fu decapitato: intanto che un fratello di esso uccideva Paolo Besta che aveva recato l'ordine dell'arresto: mandaronsi uffiziali che cacciassero di Valtellina gli oratori quaresimali, assistessero i pretori nell'applicare gli editti de' signori, istituissero processi di maestà.

Marc'Antonio Alba di Casal Monferrato, predicante di Malenco, a capo di quaranta satelliti, la notte del 22 giugno avea côlto il Rusca nella sua arcipretura, e per l'alpestre via di Malenco e dell'Engaddina lo strascinò a Tusis. Nel primo furore i Sondriesi per far rappresaglia si voltarono addosso a Gaspare Alessio predicante, ma s'era ridotto in salvo: diressero una deputazione a implorare per l'arciprete, e non fu ricevuta: i Cantoni cattolici e Lugano sua patria mandarono Gian Pietro Morosini a perorarne la causa; ma il tribunale gli rinnovò l'accusa dell'attentato contro il Calandrino; poi di avere subornato il popolo a non ubbidire alle Tre Leghe: cercato tornar al cattolicesimo i Riformati, tenuto carteggio col vescovo e con altri; esortato in confessione a non prender servizio contro il re cattolico; aver istituita la confraternita del Sacramento, che sotto le devote cappe portava micidiali armi.

Invano gli avvocati suoi lo scolpavano: aver operato bensì che si mitigassero i decreti pregiudizievoli alla cattolica religione, non però tramato mai contro il governo: col Calandrino non aggrezze, ma aver usato cortesie, visitandolo talora, e prestandogli anche libri. Qual pro delle difese quando già è prestabilita la condanna? Il ben vissuto vecchio, disfatto di forze e di carne, fu messo alla tortura due volte, e con tanta atrocità, che nel calarlo fu trovato morto. I furibondi, fra i dileggi plebei, fecero trascinare a coda di cavallo l'onorato cadavere a seppellir sotto le forche, mentre egli dal luogo, ove si eterna la mercede ai servi buoni e fedeli, pregava perdono ai nemici, pietà pe' suoi[280].

Ciò avveniva il 4 settembre 1618; e quel giorno fu segnalato da un gravissimo disastro naturale, la distruzione del bello e ricco borgo di Piuro, sepolto da una frana con tutti gli abitanti. Pensate se si mancò di vedervi un'immediata punizione del Cielo. Poco poi il tribunale a Coira cassò gli atti di quel di Tusis, ma i morti non tornano più.

Il popolo dal terrore alla pietà, poi allo sdegno passò; e prima parlottar segreto, poi aperte querele, e venire pel più leggero appicco a parole, a sassi e coltelli. Avendo voluto i Grigioni impiantare una chiesa evangelica in Boalzo e Bianzone, s'opposero di forza i Cattolici; e per vendetta di Biagio Piatti, ammazzarono un Riformato di Tirano, maltrattarono il predicante di Brusio, primizie de' martiri[281]. Anche al Calandrino, mentre predicava a Mello, una banda s'avventò, e lo ferì gravemente[282]. Anzi avendo i predicanti, dopo la pasqua, tenuto la solita loro accolta in Tirano, i terrieri in armi s'erano rimpiattati al ponte della Tresenda per trucidarli; ma essi ne sentirono a tempo per ripararsi. Così i signori vivevano timorosi e tremendi; nei sudditi covava un'irosa speranza, e fra il silenzio della paura udivasi quel sordo rumore dello sdegno di Dio che si appressa.

I colpiti dal tribunale di Tusis empirono di lamenti il mondo, e più la Svizzera e la Lombardia, e com'è stile de' profughi, trescavano per introdur armi straniere nella Valtellina non solo, ma nella Rezia. Dal duca di Feria, nuovo governatore del milanese, e dal Gueffier ambasciadore di Francia ricevevano subdoli incentivi: cercavano muover l'irresolutezza delle Corti d'Austria e di Spagna; al papa inviarono non una sola volta, ed esso li confortava ad una pazienza che pareva omai intempestiva ai fuorusciti, i quali, gridando giunta al colmo l'oppressione della patria, confortavano i Valtellinesi a levarsi una volta per la causa santa.