Sarà necessario altrettanto oggi? A questa frenesia d'una libertà astratta, che le libertà individuali sagrifica tutte all'opinione di piazza, alla statolatria, alle apparenze, bisognerà che succeda lo spossamento, come al delirio fremente succede il delirio tremante? Se, come vuole Fontenelle, l'uomo non giunge al vero che dopo esauriti tutti i possibili errori, ancora lunga serie ne resta; e se ciascuno bisognerà che produca la sua messe di disordini e di infelicità, alla misera generazione nostra avrà a portare invidia quella de' nostri figliuoli.
Ma a chi ci dipinge l'odierno sfasciarsi della società nella sua parte morale: quando, sentendo scosse le fondamenta, ognuno cerca nelle nebbie del futuro qualche crisi alla malattia d'una società corrotta, scettica, sbranata dai partiti, noi offriamo il quadro di essa ai giorni di Lutero. Chi non avrebbe detto che la barca di Pietro periva? Di poca fede! Eppure allora l'alto clero era corrotto, mentre ora unanime resiste al demonio che gli dice, «Se mi adori, tutto questo sarà tuo»; e fra i traviati non compajono se non le erbacce che il pontefice sarchia dal suo orto.
Coraggio dunque; poichè Dio tira sovente la salute degli uomini dal fondo della loro perversità: e una voce santa ci ripete che «A riguardo de' giusti saranno abbreviati i giorni della prova».
DISCORSO IL. PAOLO V. URBANO VIII. IL TASSO. IL GALILEI. LO STENON. LA SCIENZA E LA FEDE.
Qui associamo due nomi, che non vanno scompagnati nella storia letteraria, dove stanno registrate le critiche argutamente acerbe che Galileo Galilei fece a Torquato Tasso. Questo gentile poeta ci rappresenta la riazione cattolica nella poesia, perocchè, mentre i precedenti cantavano o prodezze di paladini, o amori e magie, o fole mitologiche, egli scelse a soggetto d'un poema il momento più epico della storia cristiana, quello dove tutta l'Europa si unì contro il popol misto d'Asia e di Libia per arrestare gli spaventosi progressi dell'islamismo. Il celebrare quel glorioso acquisto aveva anche un'opportunità, giacchè allora di nuovo il Turco minacciava l'Europa, e spiegando le sue bandiere sotto a Vienna e in faccia a Civitavecchia, metteva in forse se prevarrebbe la schiavitù musulmana o la cristiana libertà.
Torquato non possedeva spiriti tanto elevati da secondar l'ispirazione cattolica, e trarne tutta la poesia, di cui sì copiosa messe offrivagli la terra piena dei canti de' profeti e delle prediche degli apostoli, segnata dalle orme de' patriarchi e di Cristo, teatro alle figure dell'antico e alle misteriose avventure del nuovo patto. Scarso di storia e di fantasia, egli arrestossi alla liturgia, poetizzò le processioni, la messa, i salmi, pur nella gemebonda armonia invocando non la Musa dei caduchi allori, ma quella che ha fra gli angeli la corona di stelle immortali.
Qui non siamo a valutarne i meriti e i difetti, ma solo a notare come il dubbio penetrasse quell'anima debole e affettuosa, tanto d'aver sempre bisogno di protettori e di fede. Nella malattia mentale che offuscò alcun tempo la sua bella intelligenza, suppose che il diavolo gli recasse molestie personali e facesse dispetti: e temendo non si credesse aver egli meritato questi tormenti, si fa un dovere di protestare che non fu nè mago nè luterano; non aver letto libri ereticali o di necromanzia o d'altra arte proibita; non essersi piaciuto a conversare con Ugonotti o lodarne le dottrine; non aver tenuto opinioni contrarie alla Chiesa cattolica; e sebben non neghi aver talvolta prestato troppa credenza alle ragioni dei filosofi, pure umiliò sempre l'intelletto ai teologi, più vago d'imparare che di contraddire, anche prima che la sventura lo saldasse nella fede.
Ciò scriveva a Maurizio Cattaneo parlandogli del folletto che lo perseguitava: e pur confortandosi che gli fosse apparsa «l'immagine della gloriosa Vergine, col figliuolo in braccio, in un mezzo cerchio di vapori e di colori, laonde io non debbo disperar della sua grazia», lo crucciava il timore d'aver errato. Andò pertanto all'Inquisitore di Bologna, ed accusossi di dubbj intorno all'Incarnazione. Quegli, ascoltatolo, gli disse, «Va in pace e non peccare»: ma poichè gli crebbero quelle paure colla malattia, il duca di Ferrara gli suggerì di ripresentarsi al Sant'Uffizio. E questo l'ascoltò, ed assicurollo o che non aveva colpa, o che gli era rimessa. Pure il Tasso non istimava l'avessero scrutato con bastante rigore, nè assicurato in tutte le debite forme. Poi quando stava chiuso nell'ospedale, rivolgevasi a Dio, chiedendo perdono delle incredulità. «Non mi scuso io, o Signore, ma mi accuso che, tutto dentro e di fuori lordo e infetto de' vizj della carne e della caligine del mondo, andava pensando di te non altramente di quel che solessi talvolta pensare alle idee di Platone e agli atomi di Democrito... o ad altre siffatte cose di filosofi; le quali il più delle volte sono piuttosto fattura della loro immaginazione che opera delle tue mani, o di quelle della natura, tua ministra. Non è meraviglia dunque s'io ti conosceva solo come una certa cagione dell'universo, la quale, amata e desiderata, tira a sè tutte le cose; e ti conosceva come un principio eterno e immobile di tutti i movimenti, e come signore che in universale provede alla salute del mondo e di tutte le specie che da lui son contenute. Ma dubitava se tu avessi creato il mondo, o se ab eterno egli da te dipendesse; se tu avessi dotato l'uomo d'anima immortale; se tu fossi disceso a vestirti d'umanità... Come poteva io credere fermamente ne' sacramenti o nell'autorità del tuo pontefice, se dell'incarnazione del tuo figliuolo o dell'immortalità dell'anima era dubbio?... Pur m'incresceva il dubitarne, e volentieri l'intelletto avrei acchetato a credere quanto di te crede e pratica la santa Chiesa. Ma ciò non desiderava io, o Signore, per amore che a te portassi e alla tua infinita bontà, quanto per una certa servile temenza che aveva delle pene dell'inferno; e spesso mi sonavano orribilmente nell'immaginazione l'angeliche trombe del gran giorno de' premj e delle pene, e ti vedeva seder sopra le nubi, e udiva dirti parole piene di spavento, Andate, maledetti, nel fuoco eterno. E questo pensiero era in me sì forte, che qualche volta era costretto parteciparlo con alcun mio amico o conoscente...; e vinto da questo timore, mi confessava e mi comunicava nei tempi e col modo che comanda la tua Chiesa romana: e se alcuna volta mi pareva d'aver tralasciato alcun peccato per negligenza o per vergogna, replicava la confessione, e molte fiate la faceva generale. Nel manifestare nondimeno i miei dubbj al confessore, non li manifestava con tanta forza nelle parole, con quanta mi si facevano sentir nell'animo, perciocchè alcune volte era vicino al non credere... Ma pure mi consolava credendo che tu dovessi perdonare anche a coloro che non avessero in te creduto, purchè la loro incredulità non da ostinazione e malignità fosse fomentata; i quali vizj tu sai, o Signore, che da me erano e sono lontanissimi. Perciocchè tu sai che sempre desiderai l'esaltazione della tua fede con affetto incredibile, e desiderai con fervore piuttosto mondano che spirituale, grandissimo nondimeno, che la sede della tua fede e del pontificato in Roma sin alla fin de' secoli si conservasse; e sai che il nome di luterano e d'eretico era da me come cosa pestifera aborrito e abominato, sebben di coloro che per ragione, com'essi dicevano, di Stato vacillavano nella tua fede e all'intera incredulità erano assai vicini, non ischivai alcuna fiata la domestichissima conversazione».
Questa devozione ipocondriaca l'accompagnò il resto di sua vita: e quando il papa lo invitò a Roma per ricevere in Campidoglio la corona di poeta, egli non volle alloggiare che nel convento di Sant'Onofrio, dove morì prima di conseguire quella sospirata onorificenza.
Allora soltanto tacquero le invidie; pe' cui punzecchiamenti egli aveva diffidato di se medesimo a segno, che rifuse il suo poema da Gerusalemme Liberata in Gerusalemme Conquistata. Tra molt'altre novità, in questa introdusse la profezia delle turbolenze religiose di Francia, e il modo di porvi fine accenna nel diritto allora accettato, per cui il papa era arbitro delle corone: