Noi oggi non ne abbiamo paura, e ci contentiamo di beffarle; ma allora quell'audacia diveniva pericolosissima, giacchè in religione spingeva ad assurde eresie, in morale a pratiche incondite, a insociabilità, a ruine, dapertutto a gravissime temerità. La Chiesa, conservatrice eterna della verità incorruttibile, potea non reprimerle? Allorchè tutto metteasi in dubbio, e sollevavansi tante difficoltà senza risolverle, potea rimanervi indifferente l'autorità che si considerava custode e autrice del ben sociale come della salute eterna? Oltre dunque incorare e proteggere i lavori delle Università e de' monaci, la Chiesa condannava errori, che repugnavano non più alla fede che alla società, non più alla religione che al buon senso, come le osservazioni astrologiche, le pratiche teurgiche, le ricerche alchimistiche. Se gli erranti si ravvedevano, essa riceveali al perdono; se si ostinassero a intaccare i fondamenti della morale naturale come della rivelazione, li puniva coi mezzi che le dava la civiltà d'allora.
Il sottoporre le verità divine alle dispute umane, e confonder nel metodo stesso la ragione e la fede, la storia mostra a quali conseguenze recò, a quali spaventosi disordini, e persecuzioni, e guerre. E allora appunto incaloriva il giansenismo, ond'era a temere ricomparisse anche in questo nuovo campo la questione sul senso privato nell'interpretazione della Scrittura. E dal cuore del giansenismo Pascal pronunziava: «L'autorità ha principal forza nella teologia, perchè questa è inseparabile dalla verità: per dare certezza alle materie men comprensibili dalla ragione, basta vederle nei libri santi: per mostrar l'incertezza delle più verosimili basta mostrare che non vi sono».
Oggi una verità astronomica rimane isolata nel campo suo proprio; ma toccava all'universo sapere allorchè del cielo erasi formato quasi un mediatore fra l'assoluto e i contingenti, fra Dio e il mondo; nel cielo risedevano e le facoltà motrici della natura divina e le attive della natura terrestre: stromento del motore immobile, mobile eppur motore, gira con migliaja di astri attorno alla terra, fissa; donde la metafisica dell'astronomia: agente universale, raduna ciascuna forma e la sviluppa, donde la generazione spontanea, prodotta dal calore solare; ricetto di tutte le potenze misteriose, variamente le distribuisce fra i tre regni naturali, e le trasforma, donde la magia e le scienze occulte, e l'alchimia: co' suoi influssi governa la materia, gli spiriti, le intelligenze e gli avvenimenti; donde l'astrologia. Il pareggiare una innovazione filosofica ad un delitto sociale, non era un abuso, ma facoltà conferita dalla legge civile e canonica, riconosciuta e convalidata dalla coscienza pubblica.
E il torto di Galileo consistette appunto nel volere, come fa specialmente in una lettera alla granduchessa, mescolare le verità rivelate colle scoperte fisiche, le considerazioni teologiche colle disquisizioni scientifiche, e insegnare in qual senso fossero a intendere i passi scritturali; a questi appoggiar teoremi che richiedevano dimostrazioni del calcolo e dell'esperienza. Che la Scrittura rivelata adotti le forme e le credenze popolari per farsi intelligibile, è consentito da tutti; e già Dante cantava nel IV del Purgatorio:
Per questo la Scrittura condescende
A nostra facoltate, e piedi e mano
A Dio attribuisce, ed altro intende.
Ma Galileo diceva che «nella Scrittura si trovano proposizioni false quanto al nudo senso della parola; che essa si espresse inesattamente sin in dogmi solenni per riguardo all'incapacità del popolo; che nelle dispute naturali essa dovrebb'essere riserbata nell'ultimo luogo, prevalendo l'argomento filosofico al sacro»[325].
Temendo che la scienza non si ingrandisse che per far guerra a Dio, i buoni se ne sbigottivano sin a repudiarla; solo dappoi gl'intelletti migliori compresero che la fede non ha paura di veruna dottrina; che la critica storica può mostrarsi indipendente e imparziale senza divenire irreligiosa; laonde delle vulgarità che si lanciarono contro la Chiesa a proposito di Galileo fe ragione il buon senso, distinguendo le asserzioni semplici dagli articoli di fede, i divieti positivi e necessarj dai provvedimenti prudenziali e disciplinari, gli oracoli della Chiesa dalle deliberazioni di un tribunale particolare.
Al quale il Galileo fu denunziato quasi asserisse, egli o i suoi, che Dio è un accidente non una sostanza, non un ente sensitivo, e che i miracoli non sono letteralmente tali; onde il papa proferì: «Perchè cessi ogni scandalo, la Sacra Congregazione citi Galileo e l'ammonisca».