Neppur tanto bisognava perché anche l'altro scendesse nel loro parere: onde navigando perduti, vinse il partito di dar corpo al feroce disegno, se ne andasse quel che volesse. Le terre superiori non erano da verun accattolico abitate, né i Bormiesi avevano di che lagnarsi dei Grigioni(68). Doveva dunque la strage cominciarsi a Tirano, ove aggregati i manigoldi in casa del Venosta, coll'avidità del fanatismo già pareva loro mill'anni d'essere al sangue. Appena si oscurò quella notte, trista per cielo perverso, più trista per i disegni che vi dovevano maturare, sono fuori, altri a guardare le vie perché non esca fama del fatto, altri a serragliare la strada di Poschiavo, altri a collocarsi opportuni. Poi in un sogno pieno di fantasmi e di paure, quale scorre fra il concepire d'una terribile impresa ed il compirlo, stettero aspettando l'ora pregna di tanto dubbio avvenire, con quel gelo di cuore, con quell'indicibile sospensione d'animo, che non conosce se non chi la provò. Là sul biancheggiare dell'alba quattro archibugiate danno il segno convenuto, le campane suonano a popolo, compunti il cuore di paura, balzano dal sonno i quieti abitanti, ma come all'uscire ascoltano gridare 'ammazza ammazza', e vedono darsi addosso ai Riformati, tutti sentono il perché di quell'accorruomo. Ogni cosa è un gridare, un fuggire, un dar di piglio all'armi, chi per difesa, chi per offesa, e piombare sovra i nemici, e difendentisi invano, gridanti a Dio mercé della vita e dell'anima, tra le braccia delle care donne che ponevano i bambini a pié dei sicarj per ammansarli, e tra i singulti degli innocenti figliuoli, nelle case, per le strade, sui tetti, trucidarli. Il cancelliere Lazzaroni, valtellinese riformato, fuggì ignudo su per li tetti, e s'occultò in luogo schifo; ma additato da una donna, fu finito, e con lui un cognato suo cattolico, che gli aveva dato mano al camparsi. Il pretore Giovanni di Capaul si rendette alla misericordia dei sollevati, ed i sollevati l'uccisero. Trascinarono nell'Adda il pretore di Teglio. Al cancelliere Giovan Andrea Cattaneo non valse il farsi scudo del petto di una sposa, che pur era cugina del Robustelli e del Venosta. Non al Salis vicario della valle ed al cancelliere suo il fuggire a franchigia nella casa del capitano Omodei, leale cattolico aborrente di quelle estremità. Al ministro Basso fu tronca la testa e posta, fra barbari dileggi, sul pulpito da cui soleva predicare. Ben sessanta vennero in diversa foggia scannati, fra cui tre donne, e le altre ed i fanciulli perdonati se abbracciassero la cattolica fede. II Robustelli, entrato a Brusio in val di Poschiavo, schioppettò un trenta persone, poi mise fuoco al paese. Falò, diceva egli, per la ricuperata libertà di religione.
Che premeva a costoro? Che difendevano essi? La religione di Cristo? No, se ne falsavano il primo precetto, il supremo distintivo, amare. Era abitudine di antichi riti, era quel furore che accompagna le fazioni, era zelo iniquamente incitato da fanatici capi, che predicavano questi orrori nel nome del Dio della pace, a sostegno di una religione, che deve essere propagata con armi incolpate, colla santità degli esempj, coll'efficacia della parola e della grazia.
Guai se la plebe comincia a gustare il sangue! È un ubbriaco, che più beve, più desidera il vino. "Ripurgato così (uso le parole del Quadrio) dalla eretica peste Tirano e le sue vicinanze", si spedirono a Teglio uomini vestiti di rosso, che annunziassero il felice incammino dato all'impresa. All'avviso, i Besta corrono coi manigoldi addosso alla chiesa degli Evangelici e prima li prendono a tiri di scaglia dalle finestre, poi, atterrate le porte, a coltella li sgozzano. Diciannove rifuggirono nel campanile, e gli insorgenti, messovi fuoco, li soffocarono. D'ogni sesso, d'ogni età, fin settanta ne uccisero, fin un cattolico, Bonomo de Bonomi, perché non prendeva parte all'esecrando atto. Fin te, povera Margherita di quattordici anni, che, colla viva eloquenza d'una giovinezza innocente, opponevi il capo alle ferite dirette al sessagenario tuo padre Gaudenzio Guicciardi.
Intanto Giovanni Guicciardi levava a strage i paesi da Ponte in giù e la val Malenco e drizzava i sollevati con forte mano sopra Sondrio, sede del magistrato supremo della valle. Al governatore di colà l'usata moderazione giovò per ottenere che colla famiglia riparasse in patria. Settanta altri, di viva forza apertosi il passo tra gli assassini, fidati nella disperazione, si salvarono per Malenco nell'Engadina, e si sparsero a Zurigo, a Ginevra, a Sangallo. Toltì questi pochi, la plebe, gridando Viva la fede romana, saccheggiò le case, e fece orribile guazzo di sangue. Si figuri a cui regge l'animo l'orrore di quel giorno, quando ben cenquaranta furono trucidati, ed un Agostino Tassella, coll'insensata gioja del delitto, come di bellissima prodezza andava trionfante d'averne egli solo mandati diciotto a casa del diavolo; e un tal Cagnone si vantava pronto a trafiggere anche Cristo; e la ciurmaglia, stanca ma non satolla, facendo insane gavazze in Campello, gridava: ecco la vendetta del santo arciprete.
A Bartolommeo Porretto di Berbenno fu scritto l'ordine dell'uccisione, ma il buon uomo mostrò la lettera ai Riformati. Qual ebbe merito la sua virtù? Un furibondo Cattaneo trucidò lui e due altri cattolici: esordio alla strage dei calvinisti di colà.
La fama precorsa aveva intanto fatto agio a molti delle squadre inferiori di cansarsi. Ma quando i satelliti, messi alla posta sulle frontiere, ebbero sentore della sommossa, precipitarono a Morbegno per pigliar parte all'impresa gloriosa dei fratelli. Alcuni calvinisti, assicurati di salute sulla pubblica parola, furono richiamati, e poi crudelmente ed iniquamente ammazzati. I predicanti Bortolo Marlianici, G. B. Mallery di Anversa, M. A. Alba furono uccisi. L'Alessio campò con Giorgio Jenatz predicante di Berbenno ed altri. Francesco Carlini frate apostato e predicatore calvinista, fu mandato all'inquisizione, ove abjurò. Paola Beretta, monaca apostata, inviata anch'essa a quel tribunale, resistette, e fu arsa viva.
Andrea Paravicini da Caspano, preso dopo molti giorni, fu messo fra due cataste di legna e minacciato del fuoco se non abjurasse: durando costante, fu arso vivo. E si videro spiriti celesti aleggiargli intorno a raccoglierne lo spirito. Né fu questo il solo prodigio, onde le due parti pretesero che il Cielo ad evidenti segni mostrasse a ciascuna il suo favore.
Ignobili affetti presero il velo della religione, e coll'eterna iracondia del povero contro il ricco, contadini e servi piombarono sui loro padroni, i debitori su cui dovevano, i drudi sui cauti mariti. Molte donne, ancora e nella florida e nella cadente età andarono a fil di spada: Anna Fogaroli, Pierina Paravicini, Caterina Gualteria, Lucrezia Lavizzari scannate: Cristina Ambria, moglie di Vincenzo Bruni, e Maddalena Merli precipitate dal ponte del Boffetto. Ben venti nel solo Sondrio(69). Anna di Liba vicentina di sette lustri con un bambolo alla mammella, perché ritrosa a rinnegare la fede che aveva abbracciata col marito Antonello Crotti di Schio, venne in quattro trinciata. Costanzina di Brescia, giovinetta di viva bellezza, era troppo piaciuta ad un giovinastro, che chiestala invano d'amore, covò la vendetta sino a quel giorno quando di sua mano le passò la gola. Caterina si era ad onta dei fratelli, sposata in un Marlianici protestante, ed i fratelli si piacquero sfracellare il cognato, e balzare nell'Adda la miserabile che lo piangeva.
Poi per molti giorni, come bracchi entrati sulla traccia, si mettevano fuori all'inchiesta i villani con forche e picche e moschetti e crocifissi tutto insieme, facendo gesti e schiamazzi, ridicoli se non fossero stati tremendi. Le selve si mutarono in armi. I coltelli delle chete mense, le benefiche falci erano travolte al misfatto. Nelle caverne, disputate ai lupi e agli orsi, si trucidavano freddamente i latitanti. Quali perirono di fame. Tratto tratto uno sparo annunziava un nuovo assassinio. Non v'è così solitaria valle, ove tu non possa dire: qui fu versato sangue. Non eco di quei taciti poggi, che non abbia ripercosso ì miserabili lai di moribondi. E fortunato chi moriva di primo colpo, senza vedersi scannate innanzi le persone care, senza bevere a sorsi una morte disperata, straziati a membro a membro, coi visceri divelti, col corpo spaccato dalla polvere accesa nella gola… Vien meno la virtù della favella a descrivere quell'orribile arte di strazio. Deh quante vedove fece quel giorno! Quanti orfani! Quanti nodi d'amore barbaramente troncati!
Che più? Fanatici frati, sacerdoti del Dio che perdona, aizzavano la moltitudine, quasi non credessero poter essere zelanti senz'essere feroci. Battista Novaglia a Villa tre di sua mano ne scannò; frate Ignazio da Gandino venne a posta da Edolo; l'arciprete Paravicini inanimava i suoi Sondriesi a tuffarsi nella strage dei fratelli; il Piatti, curato di Teglio, attaccò il dottor Federici di Valcamonica, e fatto il segno della croce quale portava nella mano sinistra e una spada nella destra, ammazzò detto dottor Calvino con altri seguaci; il domenicano Alberto Pandolfi da Soncino, parroco delle Fusine, con uno spadone a due mani guidava il suo gregge a trucidare i fratelli di quel Cristo, che aveva detto: Non ucciderai. Il Sacro Macello e allora e poi fu lodato come santo e generoso da storici, da principi e da papi(70). Ma al secolo mio, al secolo che pure macchiò le mani di sangue e di che sangue, e di quanto, io non ardirò domandare se possa lodarsi quella impresa: domanderò solo se possa scusarsi. Grave è l'oppressione dei reggitori, cara la religione in cui si nacque, siano vere le vessazioni tutte, finanche la congiura: ma era d'uopo scannare i nemici? Avvisati del pericolo, non bastava provvedere alla difesa? E volendo pur togliersi di suggezione, non si poteva intimare ai Riformati che abbandonassero quella terra? Intimarlo con quella potente concordia, a cui nulla possono negare gl'imperanti? Che dirà il lettore quando saprà che dei 600 uccisi (l'appunto non si può dire essendo chi li scema e chi d'assai li cresce) poche decine erano Grigioni, gli altri indigeni o rifuggiti d'Italia? Ma l'età si era rifatta barbara. Sull'Italia, la prima svegliata, tornava la notte dei mezzi tempi, e ve l'addensavano gli stranieri suoi dominatori. Poi di tempo in tempo si getta fra i popoli un furore, simile alle epidemie, durante il quale ogni riparo di ragione, ogni consiglio di prudenza esce indarno. Quasi per una adamantina fatalità, bisogna che si compia il reato, che si colmi la misura, per lasciare poi ai popoli il pentimento quando dalla colpa e dal delirio vedono germogliare inevitabili la miseria, l'oppressione, il tristo disinganno e il tardivo pentimento.