CAPO V

La Valtellina indipendente—Invasa dai Grigioni—Politica delle potenze—Battaglia di Tirano—Governo della Valtellina—La Valtellina resa ai Grigioni—Lamenti—Il trattato di Milano è cassato I Grigioni espulsi dalla Valtellina—Invasi dagli stranieri—Riconoscono l'indipendenza della valle—Ne spiace alle potenze—Ambagi diplomatiche—La valle consegnata ai Papalini—Occupata dai Francesi—Trattato di Monson.

Il primo respiro da una lunga oppressura sembra un trionfo per i popoli, e facilmente si persuadono che la felicità d'una subitanea riuscita sia tutto merito proprio, e rimanga compiuta l'opera, mentre appena fu incominciata. Ma a vincere basta talvolta l'impeto, a conservare ed ordinare la vittoria si richiedono senno, concordia, abnegazione, virtù rare in ogni tempo. E quella perseveranza che è il più difficile eroismo. Quante rivoluzioni felicemente iniziate, non vedemmo noi o fallire il momento dopo per inettitudine degli uomini, o riuscire a meschinissimi effetti per l'accorto aspettare dei nemici, e per la improvvida fiducia dei trionfanti?

Quelle gioje così vivaci e così spesso fuggevoli, furono gustate allora dai Valtellinesi, i quali, dichiaratisi indipendenti, scancellate le impronte della retica dominazione si diedero un governo provvisorio, e cominciarono a far decreti. Presero al fisco i beni dei Grigioni, restituirono la patria agli sbanditi, i possessi alle chiese. Chiamarono frati a predicare e confessare, accettarono il calendario gregoriano, la bolla in Coena Domini, il concilio di Trento. Invitarono il vescovo a far la visita, stabilirono l'inquisizione contro gli eretici, levarono il seminario acattolico, indi, con larghe proferte, trassero dalla loro i Bormiesi. Più allora che mai saria convenuto a questi osservare quel loro statuto de comunione non habenda cum Valle Tellina, ma i politici, sperando che i passi delle regie truppe, quasi al tocco d'un Mida, convertirebbero in oro perfino le rupi, e i devoti per essere quella santa rivoluzione a Dio dedicata,(71) indussero i Bormiesi a prendere quel che chiamavasi il partito santo, il partito di Dio.

I Valtellinesi, in generale ragunata, sortirono al grado di capitano generale della valle, e governatore, Giacomo Robustelli, con 200 scudi il mese "per aver cominciato l'impresa di nostra libertà con sue gravi spese e danno", suo luogotenente il Guicciardi. Sentendo il vicino pericolo, sfondarono i ponti, bastionarono paesi, si rassodarono di uomini, armi, danaro, nervi della guerra. Mandarono ambasciatori a quanti erano di momento in quell'affare, ai Cantoni svizzeri, al nunzio apostolico in Lucerna, al papa, all'arciduca Leopoldo d'Austria, e lettere particolari di gran calore a tutti i popoli cattolici, dando pieno conto del fatto loro per loro giustificazione(72). Anche ad Andrea Paruta, generale veneto di terraferma, spedirono per sincerarlo ed imbonirlo: ma furono accolti a dir poco, freddamente. E Venezia, salda coi Grigioni e malvolta verso i sollevati, richiamò dalla Valtellina tutti i suoi sudditi, e allestì di armi il confine. E in generale s'aveva poca simpatia per assassini, e spiaceva la prevalenza che Spagna veniva ad acquistare.

Che il governatore di Milano avesse notizia della meditata sollevazione, non si può dubitarne. E come altri ai dì nostri, avrà accarezzato il tentativo con quelle parole che non legano il forte, eppur dal debole sono accettate per promesse. Sciagurati i popoli al momento che su quelle debbono contare. S'appoggiarono a una canna, e questa si ruppe e straziò loro la mano. E i popoli invece di confessare d'essersi ingannati, incolpano altrui e gridano all'inganno e al tradimento.

I Valtellinesi più sempre tenevano raccomandati al duca di Feria i soccorsi che dicevano promessi. Ma questi stava colle mani giunte, o temesse far manifesto d'aver sin da prima intesa coi Valtellinesi, o volesse attendere finché con qualche bel fatto avessero dato segno di valore, prova di fermezza, speranza di esito prospero, e mostrato se dovesse il mondo chiamarli ribelli od eroi.

Il successo era stato in questo mezzo udito gravissimamente dai Grigioni in Chiavenna, i quali in grosso numero trovandosi, ebbero tempo di pararsi in difesa, steccare gli accessi, farsi prestare dai Chiavennaschi giuramento di durare in fede. Ond'è che quella parte rimase immacolata di sangue. Il governo grigione poi, avutone avviso, si affrettò a far piangere amaro il fatto ai Valtellinesi, e a ciò chiese l'aiuto dei confederati. La lega grigia era quasi tutta cattolica, e impediva i provvedimenti contrari ai propri fratelli di religione. Talché rifiutò le armi, e solo la lega Cadea e le Dritture si ordinarono a vendetta e, sotto Giovanni Guller ed Ulisse Salis, 3000 uomini spedirono per lo Spluga a Chiavenna, e per Chiavenna in Valtellina. Il Robustelli e gli altri capi volevano mostrarsi degni del primo posto coll'adoprar vivamente a raccogliere difensori, sperando che l'ardore adoprato nella subitanea sommossa durerebbe alla lunga difesa. Ma pericolosa e inutile è quella che si fa tumultuariamente e senza ordine, e il popolo precipitoso, sconsiderato, che piglia l'armi in fretta, in fretta le gitta. I Grigioni, o schivando, oppure valorosamente superando le opposizioni, grossi ed impetuosi investirono Traona, occuparono il ponte di Ganda, e varcato su quello l'Adda, voltarono difilato sopra Sondrio, dove altri giungevano da Val Malenco. Sondrio, abbandonata di soccorsi e imperfetta di mure, non potea, non che una regolare oppugnazione, neppur reggere una battaglia di mano. Onde i cittadini, credendo, come si fa delle male nuove, ogni cosa peggio del vero, e ripieni di presentimenti funesti per vedute meteore, determinarono abbandonarla, ricovrandosi ad Albosaggia, terra montuosa sulla sinistra dell'Adda, ove potrebbero ancora difendersi col fiume e coi ridossi. Miserabile spettacolo, vedere le lunghe file degli abitanti con infinito sbattito d'animo, seco trascinare quel che di più caro avevano, e piangere e desolarsi. E l'affetto di quelli che dovevano abbandonare gli infermi e i vecchi, e le povere monache di San Lorenzo, uscite dall'asilo ove si erano ripromessa pace perpetua, venire, alla guida dell'arciprete Paravicini,(73) attraverso ai monti per ricovrarsi a Como. Entrarono i Grigioni in Sondrio, uccisero due infermi trovati, e n'ebbero i mirallegro da alcune donne salvatesi col fingersi cattoliche, e le quali ora gettavano ai loro piedi i rosarj e gli scapolari di che s'erano fatto scudo.

Ho sempre creduto il più inutile uffizio della storia il divisare per minuto i casi delle guerre. Tanto, mutati i nomi, è uniforme questa scienza dei figli di Caino. Da per tutto invasioni e fughe, incendj di paesi, racquisti, vittorie, sconfitte alterne, sangue, lacrime, terrore, desolazioni d'ogni parte. Stando ai sommi capi delle cose, dirò come il Feria, veduto che ai Grigioni davano soccorso ed i Cantoni protestanti e la Repubblica di Venezia, mandò giù la visiera, gravò il Milanese in 900.000 lire, ottenne che Madrid dichiarasse la valle sotto la protezione reale, e bandì inimicizia e guerra ai Riformati. Aggiungeva legna al fuoco Paolo V papa, che offrì 80.000 scudi d'oro, bramoso di mettere una barriera all'eresia. Si udirono i predicatori in Milano esortare i fedeli all'impresa, che denotavano col titolo, così spesso e stranamente abusato, di crociata.

Tutta Europa si mise in ragionamenti di politica per quell'angolo d'Italia, piccolo sì, ma che, per la sua postura, faceva gola a troppi potentati. Imperocché la Valtellina, come dicemmo, dall'estremo occidentale tocca il Milanese, dall'opposto il Tirolo; gli altri due lati confinano coi Veneziani e coi Grigioni; ed è noto che allora un ramo austriaco imperava in Germania, un altro nella Spagna, nel Nuovo Mondo e in tanta parte d'Asia. Immensi possessi, tra cui andavano perduti il Milanese e il Napoletano. Cadeva la Valtellina alla Spagna? Ecco aperto e spedito un passo, onde tragittare qualunque esercito dalla Germania in Italia, volessero o no gli Svizzeri ed i Grigioni. Che se in tal modo si fossero dato mano i domini austriaci dalla Rezia fino alla Dalmazia, avrebber tolto in mezzo la Venezia e gli altri Stati Italiani, impedendo a questi i soccorsi esterni, e divenendo arbitri della Penisola. Veniva poi il papa, sperando in quel torbido pescare grandezza alla Chiesa od ai nipoti; veniva la Francia ingelosita della baldanzosa potenza austriaca, come la chiamava il Richelieu. Dall'altra parte i Riformati della Rezia, di Svizzera, di Germania, d'Olanda, fin d'Inghilterra, sostenevano, per interesse di religione, gli antichi dominatori: i predicanti, in ogni paese, narravano ed esageravano l'assassinio, chiedendone vendetta, a nome non solo della fede, ma dell'umanità. Non è dunque meraviglia, dice il Capriata, se, come per la bella Elena i Greci ed i Trojani, così per la Valtellina i principi, con tutto lo sforzo dell'imperio e dell'autorità, si travagliassero.