—Il vivere (rispondeva Ramengo) dell'inferno e di ogni paese in servitù. Luchino ogni giorno più imbaldisce, perchè vede che le alre città, spaurite, vengono a lui, come il bove che volontario andasse al macello. Dieci n'ebbe già Azone in obbedienza, non è vero? Ebbene, costui già v'aggiunse Bobbio, Asti, Parma, Crema, Tortona, Novara, Alessandria….
—Vili! così lor pute la libertà? così vogliono farsi puntello al trono di uno scellerato?» l'interrompeva Aurigino Muralto da Locarno. Ed Acquevino, che mesceva loro del più generoso, ripetendo,—Guardino com'e' brilla, spruzza, salticchia! Resusciterebbe un morto», ascoltando quegl'infervorati loro parlari, quel prendersela così d'impegno, dimenava il capo ed esclamava:—Poveri paesi! Viva la libertà toscana! Per dio bacone, viva il giardino d'Italia!… Ma trovato quest'aria, questo vino, questa pace, cosa importa a loro chi sia e quale il padrone? Non basta ciò alla vita beata?» E andandosene canterellava:—Nè per tempo nè per signoria non ti dar malinconia».
Prediche al deserto. Ramengo, dopo vuotata una tazza con quei compatrioti, proseguiva:—Giudichereste però che egli cresca per questo in potenza? Tutt'al contrario: ingelosi le potenze vicine, e al primo vento le barbe diverranno rami. I signori Gonzaga lo guatano da Mantova in cagnesco; il conte di Savoja già levossi i guanti, e prepara delle buone armi; il marchese di Monferrato non vede quell'ora di romperla seco. Ma chi la romperà in modo da non rappiccarla più, ve ne accerto, sarà Mastino della Scala. Nel paese poi non vi dico altro. Sapete che gran ghibellino si è mostrato Luchino finchè durò in condizione privata. Chi non avrebbe creduto che dovesse ora in ogni cosa dar mano alla parte migliore? sostener i nobili contro la ciurmaglia? Ma no, li tratta nè più nè meno di quel che faccia coi Guelfi più marci nell'anima. Questi però non gli credono, e lo tengono un impostore; gli altri se gli rovesciano ogni di più; cosicchè gli è proprio il colosso di Nabucco dai piedi di creta.
—Ma il sassolino che basti ad atterrarlo?» soggiungeva Caccino Ponzone cremonese.
—Eh! il sassolino ci saria ben egli (rispondeva quel falso) e se… Ma lingua taci…» e battevasi sulla bocca.
Era il miglior modo di metterli in savore, onde, stringendosegli viepiù intorno e punzecchiandolo,—Che? dite su; c'è qualche nuvolo in aria? c'è speranze? Abbiamo ben compreso che voi in cose di Stato pescate al fondo. Perchè far misteri con noi? la causa dei Milanesi non è quella pure di noi tutti? e siam qui per dare di spalla quanto valiamo. Non si aspetta che quel momento del Signore, il dies irae. Ma chi dirigerebbe?
—Se Franciscolo Pusterla…» Proferito questo nome, Ramengo si recava sulla sua, con una di quelle pause a tempo, che sono il giuoco dei maliziosi, e girava uno sguardo aggressivo su tutti quegli impavidi visi, come per succhiellarne il pensiero più arcano. Ma non facea bisogno di tanto perchè l'imprudenza andava in essi di pari coll'ardor giovanile, tanto che il tristo n'ebbe miglior mercato che non isperava.—E che? (gli domandavano coloro) siete anche voi di quelli del Pusterla?
—Come! se sono dei suoi?… (ripigliava Ramengo) Chi aveva il mestolo di tutta quella faccenda a Milano? e perchè m'ho avuto di grazia ad uscirne colla pelle? Ora qui (e li mostrava) ho dispacci da recare a lui… ma, acqua in bocca, che alcuno non mi ascoltasse. La prudenza non è mai troppa. Coloro hanno bracconi da tutte le bande. Io ho lettere per lui dal signor Mastino della Scala…»
Ramengo punzava, ed emetteva queste parole a scosse; balestrando gli occhi in faccia a tutti: essi credevano per cautela, in fatto era per ispiare l'impressione che su loro faceva, e se alcuno potesse o volesse dargli notizie o modo d'averne. E notò alcuni che dimenavano il capo, come volessero esprimere,—Non ne faremo niente»; sicchè continuò:—Ma! quando si dice gli uomini!… Chi lo avrebbe creduto? Egli, che poteva, sol che volesse, divenire capo e salvatore della patria, ora dorme… s'è rimpiccinito… scappa come un fiacco paltone…
—E' bada a fare mea culpa ai piedi di un fornaio…» uscì a dire
Aurigino Muralto.