Ramengo, infatti, ne intese di molti, i quali, in abiti bizzarri, accompagnandosi colla ghironda e la mandòla, gridavano stanze e sonetti appunto del Petrarca, di Cin da Pistoja, di Guido Cavalcanti, o leggende in cui si ricordavano le antiche vittorie dei Pisani sopra i Saracini di Sardegna, le imprese loro alle Crociate, il valore della Cinzica de' Sismondi, le cortesi prodezze di Uguccione della Fagiuola; senza dimenticare il conte Ugolino, sulla cui fine versavan tanto obbrobrio, quanta dispettosa compassione v'avea profuso l'Alighieri.

Fra il latrato, la gioja, la curiosità del popolo, che non si ricordava come la peste già irrompesse da ogni banda nel paese; che non si sovveniva di aver avuto fame jeri, e che l'avrebbe domani ancora, spingevansi i nostri Lombardi verso i varj posti dove sperassero scontrare Alpinolo, e li seguiva Ramengo, al quale il cappuccio a gote dava il modo di celarsi, quando mai imbattesse persona che gli convenisse evitare. L'ansietà che doveva stringergli il cuore, non tolse ch'e' restasse compreso di maraviglia nel veder quella stupenda piazza, ove nel mezzo sorge la maestosa cattedrale; davanti, il battistero rotondo di San Giovanni, e la torre inclinata, tutta a colonne; da lato, il Camposanto: storia compita e parlante delle arti belle in Italia. Byron, anche ai nostri giorni, chiamava quella piazza un sogno orientale; qual doveva apparire colla mobile decorazione di una folla sterminata e vivace?

Fra la quale videro guizzare un Milanese, a cui, dando la voce, il Muralto addomandò:—Ehi, Ottorino Borro, perdio tanta premura? Sapresti dirci ove stia Alpinolo?

—Sta in prima fila per combattere al Ponte; là sono tutti i nostri camerata. Corro a raggiungerli»; e si perdette tra la calca.

—Ma come gli entrò il ticchio (esclamava Ramengo) di mettersi a questo inutile sbaraglio? Combattere in frotta colle pertiche come un villano?

—Andate a dirlo a lui (gli rispondevano). È così fatto. Quando sia da porsi in prova il coraggio, il volerlo distogliere è un buttare il fiato».

Mentre queste parole erano fra di essi, la campana del Comune toccò.—È il segno! è il segno!» gridarono i nostri, e accorsero, ed a spintoni si fecero strada. Ma di arrivare fin presso al combattimento non era speranza; onde, ficcatisi sotto un portico, sostenuto da una colonna di porfido egiziano e da una greca scanalata, un po' colle buone e un po' colle brusche salirono sovra certe are, qui portate dall'Attica, e poterono dominare quella folla di teste, parte nude, parte coperte colle più varie foggie del mondo, dal vistoso turbante del Levantino al positivo berretto del Veneziano; dalle ondeggianti piume del cavaliere provenzale, all'abborrita reticella gialla dei poveri Ebrei; dal tòcco di velluto ad oro dei baroni napoletani, al cappuccio arrovesciato dei Milanesi, che si erano posti fra i primi per testimonj alle prodezze del loro compagno.

Allora, a suon di tromba, comparvero il gonfaloniere e gli anziani sotto un pergolo adornato a guisa di un padiglione turco; la turba spettatrice più sempre si accalcava, mentre i disposti al combattere fremevano impazienti attorno alle sbarre dei due capi del Ponte, come freme un torrente attorno alla chiusa. Poi, quando ad un nuovo segnale caddero le sbarre, fra uno schiamazzo universale, tutti con tutti andarono ad affrontarsi, e per quanto Ramengo guardasse, non gli apparve nella prima mezz'ora che una procellosa mescolanza di gente che assaliva, di gente che respingeva, che si raffagotava; noderosi randelli a furia picchiavano su quelle povere teste, su quelle povere spalle; e gli urli di chi batteva, gli strilli di chi era battuto, mescolavansi alle acclamazioni di:—Viva Santa Maria! viva Sant'Antonio!»

Cresceva furore ed interesse alla scaramuccia l'esservisi, come soleva, interessate le fazioni e i politici puntigli; e le due parti dei Raspanti e dei Bergolini, che nei consigli e nelle frequenti baruffe per le strade dividevano Pisa, qui avevano tolto la prima a favorire Santa Maria, l'altra Sant'Antonio; onde il grido di guerra, le bandiere, gli applausi, gli insulti infervoravano la rabbia, il baccano, fieri quanto si possa immaginare.

Poi a poco a poco divenuta meno stivata la mischia pei morti, i feriti, gl'intronati, gli stanchi, già si poteva discernere da qual parte la fortuna piegasse; intanto si vedevan ora deporre dalle barche, intirizziti e guazzosi, quelli raccolti dal fiume, ora i mal capitati strascinarsi da sè, od esser portati a braccia fuori della zuffa, premendosi le mani sulle membra fiaccate, sulle tempia sanguinanti, protestando al cielo e alla terra di non avventurarsi mai più in quegli stolti badalucchi;—ma quelli che guarivano, credete a me che vi saranno tornati.