Però, dinanzi a quelli della parte di Santa Maria e dei Raspanti, si vide ben tosto sopra gli altri distinguersi uno per disperata robustezza di colpi, pel cerchio che largamente si faceva, per la rovina che menavasi davanti. Ramengo, alle fattezze e al grido dei compatriotti, non tardò a riconoscere Alpinolo, nè più da esso dispiccò gli occhi, ora inquieto del vederlo in pericolo, ora pieno di compiacenza e meraviglia a tanto vigore, e mostrando agli altri Lombardi quei colpi, che veramente parevano più che da uomo.

I Bergolini e Sant'Antonio non poterono a lungo stare alla prova di quella furia; e per sottrarre le teste voltarono il dosso. Allora quelli che, come dietro a un torrione, s'erano tenuti a riparo alle spalle di Alpinolo, con un coraggio da non dire si precipitarono addosso ai fuggenti, per aver la gloria, men bella forse, ma più sicura, di batterne i terghi, urlando a tutta gola:—Viva Santa Maria!—Viva i Raspanti!—Vergogna ai Bergolini!—Viva i Gambacurti!—Viva gli Aliati!—Abbasso Dino della Rôcca», questi eran i nomi dei capi delle due fazioni. Alpinolo cessò le picchiate quando cessò la resistenza, ed appoggiatosi al riposato targone, osservava, immoto come uno scoglio fra le ondate, il facile coraggio della vittoria.

Ad un cenno del gonfaloniere, fu di nuovo abbassata la sbarra; trombe e chiarine diedero dentro a giubilo: Santa Maria scampanava a distesa, e i Milanesi, fattosi largo, accostaronsi ad Alpinolo, e tripudianti abbracciandolo, se lo tolsero sopra le braccia per recarlo a ricevere la corona dalla Signoria, e gridavano:—Viva Alpinolo!—Viva Milano!—Viva Sant'Ambrogio!» E poichè la folla di rado grida un viva senza aggiungere un mora, è probabile, quantunque la storia nol dica, che gridassero:—Morte al Visconte!—Morte ai traditori della patria».

Il lampo di gioja che quel trionfo faceva brillar sul viso di Alpinolo, mescevasi in modo indefinibile colla cupa costernazione che vi avevano improntata i casi passati, e coi segni d'un dolore profondo e celato che lo straziava. Quando Aurigino Muralto, riuscito ad accostarsegli,—Sta su allegro (gli gridò). Buone nuove: è arrivato un Milanese.

—Un Milanese?… e chi?

—Un tuo conoscente: Lanterio da Bescapè; occhio dritto del Pusterla; e t'ha a dire cose di gran rilievo, ma a te solo.

Un tumulto di idee scosse in quel punto la mente di Alpinolo; e Francesco, la Margherita, fra Buonvicino, gli Aliprandi, gli amici tutti lasciati a Milano se gli pararono innanzi, colla speranza forse di vederne alcuno, d'averne forse un messo, certo notizie; onde, coll'impazienza più viva, senz'altro aspettare i premj nè la corona, sviluppatosi dalle braccia dei compatriotti, si difilava verso là dove gli avevano detto che troverebbe quest'amico, sotto al portico dei Marmi, con una premura tale, che guaj ai petti, alle braccia di coloro che gl'impedivano il passo.—Eccolo! vello!» dissero i Lombardi, mostrando l'avveniticcio ad Alpinolo, che, fissandolo, si trovò a fronte Ramengo.

Invano avea questi voluto sottrarsi all'incontro, ed avere Alpinolo da sè a sè; invano ora accennava al garzone che tacesse, venisse, dovea parlargli. Un padre che abbia scorto un aspide attorcigliato al collo dell'unico suo figliuolo, non fa gli occhi così spaventati come Alpinolo allorchè i suoi scontrarono l'esecrata faccia del traditore.

—Ramengo!» urlò con voce somigliante ai mugghi di toro ferito a morte; e non badando agli atti che questo gli faceva, agguantar di nuovo il randello, sua arma trionfale, e scaraventarsi alla volta di esso, gridando:—Infame spia!» fu un batter di palpebra. I Lombardi, non sapendo spiegare quell'ira, si ritraevano e il lasciavano fare, ma non istette ad aspettarlo Ramengo, che, visto quel flagello, precipitossi dietro ai marmi, ivi accumulati, ed uscendo dall'opposta parte, si ficcò dove la calca era più serrata, e gobbo gobbo tra quel brulicame cercava di sgattajolare. L'iracondo, con un diavolo per pelo, non lasciava però di seguirne le vestigia, ripetendo a gran voce:—Spione! pur t'ho côlto! Largo! guardate la vita! lasciate ch'io l'accoppi! un colpo le pagherà tutte!» e per farsi piazza, batteva da destra, da sinistra su chiunque pe' suoi peccati gli cascasse fra i piedi.

Il vulgo pisano, non diverso dal vulgo degli altri luoghi e degli altri tempi, aveva già provato un poco di dispetto (chi vuole, lo chiami nazionale) al veder che uno straniero avesse riportato l'onore di quel giorno; e, come suole, gliene volevano male i vincitori, non meno che i vinti. Ora poi nel veder quello stesso, se non bastava mostrare di non curarsi del premio, accendersi in ira sì rabbiosa, e senza conoscere il perchè di quella bussa disperata, non se ne davano pace: