Tornati allora in posto i nobili, se l'intesero coi principali Ghibellini di Toscana e, quel che più importa, con Luchino Visconte, il quale, indispettito dal rifiuto dei Fiorentini, bramoso di fare onta all'abborrito Scaligero, sperava inoltre di potere stendere così l'influenza sua sopra quelle parti, e forse, poichè da cosa nasce cosa, anche il dominio; e vantaggiarsi di tanto coll'aggiungere ai suoi Stati mediterranei anche un porto di mare. Chiese dunque a' Pisani cinquantamila fiorini d'oro, l'annuo omaggio di un palafreno, di due falconi pellegrini e di uno marino; e consentitigli, ebbe a sè Giovanni Visconte d'Oleggio, soldato di ventura, che da chierichetto del duomo di Milano salì fino a dominare dappoi Bologna; e gli affidò duemila cavalli, dicendogli all'orecchio:—Va, e muovi difilato sopra Pisa: entravi, e in sicurezza di pace occupala; e fa che i molti partigiani nostri gridino me signore. Se così ti vien fatto, buon per te».

Ventura fu che l'accortezza degli scaduti popolani rimediasse alla ambiziosa cecità dei nobili signoreggianti; il colpo fu scoperto e riparato, e Giovanni e Luchino, senza far mostra di nulla, ajutarono in fatti Pisa ad ottenere Lucca.

Ma non va mai senza castigo un popolo libero, che attenta alla libertà d'un altro.

L'alleanza di un tiranno subdolo e attivo qual era Luchino peggiorò i costumi repubblicani di Pisa, e la trasse a consigli sleali e scellerati. Che per la prima cosa egli domandasse lo sfratto dei rifuggiti lombardi, facilmente l'immaginerete. Mandata la proposizione a partito, molti generosi favellarono contro una domanda sì bassa e vergognosa, ma i contrarj prevalsero, e quei miseri furono costretti cercare altrove nuovi oltraggi.

Nelle piccole cose e nelle grandi, nei gabinetti delle dame e in quelli di Stato, una concessione ne chiama un'altra, un passo dato in falso ne esige un secondo. Io non vi enumererò i diversi errori, a cui trasse i Pisani la funesta amicizia del tiranno, bastandomi dirvi che Luchino osò chiedere di potere, nelle loro acque, appostare il naviglio che riconduceva il Pusterla, col pretesto che questi fosse un suo gran nemico, un insidiatore della pubblica quiete; il quale veniva a muovergli incontro una maledetta trama.

I vili suggerimenti di pochi calcolatori ambiziosi, che si pretendevano interpreti della pubblica volontà, impressero sulla libera Pisa questa nuova macchia, senza che la popolazione generosa ne avesse colpa; e consentirono che Buonincontro da Samminiato, condottiero agli stipendj di Luchino, arrestasse in mare una galea sotto bandiera pisana, e ne strappasse fuori il ribelle d'un altro Stato.

Così nera, sozza, avvilupata procedeva la politica—di quei tempi.

Varia fortuna corse sulle prime il vascello il Caspio, che di Francia riconduceva il Pusterla: rovesci di pioggia, turbini di vento e tempeste furiose, più che non sogliano mettersi in quel mare, parevano quasi voler respingere gli sventurati dalla terra desiderata e funesta. Venturino, riavendosi dal nauseato stupore in cui lo aveva gettato il trabalzare del naviglio,—O padre (diceva) perchè ci siamo dipartiti da quel paese? Là stavamo fermi in terra e sui nostri piedi».

E il Pusterla rispondeva:—Perchè quella non è la nostra patria.

—Ma ora dove si va?