—E che altro mi manda a dire?
—Oh, vi manda a dire delle altre pappolate… uh! tanto da non venirne a capo dentr'oggi. Ma non me le ricordo più.
—Deh! procurate ridurvele alla mente», diceva Margherita stendendo le mani giunte verso il torto ceffo di colui, in atto di tale pietà, che avrebbe commosso le pietre. Chi sa?… forse le doveva dire cose, che importassero alla, vita di entrambi; se non altro, una parola d'amore da colui, al quale tanto maggior bene voleva dopo che quel ricamo le mostrava quanto viva e delicata memoria di lei serbasse. Ma quel rozzo, digiuno di ogni sentir gentile, con un gesto espressivo le rispondeva:—Ridurmele a mente? Non avrebbe ella, signora mia, qualche cosa allato per ajutarmi la memoria?…
—Nulla; buon Dio! nulla. Voi lo sapete. Tutto quel poco che mi era rimasto ve l'ho pur dato, tutto, tutto. Che cosa mi avanza più se non questo trito vestire? Deh! una tal grazia vogliate farmela per carità. Oh, chi sa che un giorno io non torni in grado di compensarvene? Se no, ve ne rimeriterà Iddio».
E blanda, supplichevole, appoggiando le belle mani sulle spalle di colui, tentava piegarne l'impassibile cupidigia, ma non faceva sovra di esso maggior colpo che il sospiro di un vento di aprile sopra una montagna di marmo.—Che Dio? che diavolo? che carità? che compensare? (egli saltava su). La carità, io son uomo da riceverla, non da farla. I chi sa e le promesse di là da venire, il bettoliere non le scrive. Alle corte; o avete qualcosa da darmi, e schiodo; se no, statevi colla vostra curiosità in corpo, finchè non ve lo dica io».
E poichè essa non aveva proprio nulla sottratto all'ingordigia di lui, nè potea dargli altro che lacrime, che una accorata supplicazione, e inginocchiarsi a pregare il Signore, esso, rizzato un muso duro, le voltava tanto di spalle, e facendo sonare più forte i chiavacci nel rinchiudere, si allontanava pel lungo corridojo cantazzando, finchè la Margherita più altro non intese fuorchè la sentinella, la quale di e notte passeggiava dinanzi alle prigioni, alternando due passi uniformi, come senza volontà, quasi due pesi metallici che a vicenda battessero sull'ammattonato.
CAPITOLO XVIII.
IL SOLDATO.
Sdrajone sul pavimento se ne stava il carceriere Macaruffo nel corridojo delle prigioni, facendo sue prove di appetito sopra un tozzo di pane inferigno e una fetta di lardo, e succiando tratto tratto da una brocca di vino, che con affettuosa devozione tenevasi fra le gambe, distese sul terreno. Era notte e silenzio, nè altro splendeva se non un fioco lampione sospeso alla volta e una lanterna sorda deposta a manritta di Macaruffo, i cui raggi lo illuminavano a mezzo, e venivano riverberati da un mazzo di chiavi, pendentegli dalla cintura, e delle quali si sentiva lo sgarbato tintinnio ad ogni volta che egli desse. Una sentinella passeggiava da capo a fondo, taciturna, facendo dei monotoni passi rimbombare sordamente il concamerato corridojo, poi si fermò accanto al carceriere, e impugnata con ambe le mani l'asta della lancia all'altezza della testa, se ne fece puntello alla persona, alquanto incurvata verso il Bergamasco, al quale drizzò così la parola:
—Compare, la tua cena è parca da senno.