Il carceriere guardò in faccia all'altro con un'aria di attonita mentecattaggine, poi diede fuori in uno scroscio di riso sgangherato, come chi ne sente una grossa, ed esclamando,—Sì! son lì che covano!» bagnatasi di nuovo la gola, porse il fiasco alla sentinella, dicendogli:—Bacia, bacia questa reliquia, che, a quanto vedo, il cervello ti comincia a ballare la frullana, e così finirai di darvi volta.

—Non do la volta per niente, (ripigliò l'altro, ricusando di bere) ti parlo del miglior senno», e cacciò a mano una borsa di pelle, e svolgendola, fece scintillare allo sguardo del carceriere un bel marsupio di oro. Stupefatto, questi balzò in piedi; di tratto l'occhio suo, luccicante per quel che aveva bevuto, lo divenne ancor più per la maraviglia, e, presa la lanterna, ne fece rimbalzare i raggi sopra quei ruspi, che il soldato gli faceva scorrere davanti per metterlo in maggior succhio; e, col dito teso verso di quelli,—Tu, (esclamava) tu, povero soldato, tanta grazia di Dio? Deh, che mestier grasso è la guerra! Chi più ruba è più bravo. Quello doveva esser il mio pane. Viver di robatura non di limatura. Se però non vi fosse quell'appendice del farsi ammazzare…

—Questi (replicava il soldato con una bizza mal repressa) questi non sono rubati, ma di buon acquisto. E… e se fossero tuoi?

—Se fossero miei? (rispondeva l'altro, sempre col tono dello stupore). Se fossero miei, domanderei se Bergamo è da vendere.

—Ebbene, (continuava l'altro) prima di domattina possono diventare belli e tuoi, e senza una fatica al mondo.

—Che celii?… Ma per guadagnarli, di' su, che s'ha a fare?

—Nient'altro (ripigliava il soldato abbassando viepiù la voce) se non tirar un catenaccio, e lasciar andare di gabbia due uccelli.

—Zt!…» fece il carceriere, premendo la mano sopra la bocca della sentinella. Poi, con un tono serio e profondo,—Che? come? due carcerati? Poffar mio! Camerata, so che tu burli».

Posò ancora in terra la lanterna, borbotton borbottone; si tornò a sedere dinoccolato presso di quella; pensò, vi bevve sopra, e tacque un momento.

Ma i fumi del vino facevano effetto: maggior effetto faceva il bagliore di quei zecchini, il quale, siccome avviene a chi guardò nel sole, era rimasto fitto, indelebile negli occhi a Macaruffo, che in vita sua mai non ne aveva veduto altrettanti. Onde il soldato che, scontento del primo tentativo, non però disperato, avea ripreso il regolare suo passeggiare, ebbe per buon augurio quando, al tornargli appresso, Macaruffo, con voce più di rammarico che di collera, rappiccò il discorso, dicendo:—Ma ti pare? Lasciar fuggire due prigionieri! Domani si cercano: non vi son più. Ehi, Lasagnone, che n'è?—Illustrissimo, io non ne so niente, io; proprio niente, in coscienza. E lui: Fuor camicciuola: mettetelo sulla corda; e dalla corda alla forca. Cu cu! Avrei fatto la pannata al diavolo. I denari va bene, ma la forca! Di me, mia madre non ne fa più.