—Oh certo (soggiunse la sentinella affettando scarso interesse per la cosa); certo, se tu fossi gonzo al segno da lasciarti pigliare. Ma, pareva a me che con cinquanta di tali fratelli in saccoccia, vi fosse a far meglio che cotesta arte.—In quanto? in quattro ore tu sei ai confini; varchi l'Adda, ed eccoti a casa tua, sulle tue montagne, ove voglio chiamar bravi quei che ti verranno a rintracciare. Tu rivedi la moglie, i figliuoli; rizzi casa: prendi figura di galantuomo in paese; fai collottola, e la sguazzi in pace e trionfale».
L'altro teneva le pupille intente senza trar fiato, assorto nelle belle fantasie che quelle parole e quei denari sviluppavano nel suo cervello, come in quello di una fanciulla le prime lusinghe di chi le parli d'amore. Poi, strette le labbra e scotendo il capo, esclamava:—Campare da vivo e ben avere da morto, è pur bella cosa: non dice male, no, costui». Poi si tornava a tacere, a pensare; onde il soldato, che s'accorse di far breccia, rincalzava così:—Ma fai bene: sta a cotesto pane: chè, chi non sa ghermirla, non la merita. Mi ero figurato che a cinquanta di questi, guadagnati in grazia di Dio, tu non dovessi torcer il grifo. Tal sia di te. Questo tesoretto non mi mancherà modo di goderlo, a me. Tu seguita a ugnerti il muso col tuo lardo, e se un bel giorno al signor Luchino salterà la bizzarria di cacciarti fuor dei piedi, e tu, vecchio e impotente a lavorare, colla moglie e coi ragazzi, per Dio! allora dirai: mia colpa».
E facendo sonare la borsa, se la rimise nella fusciacca, e continuò le sue volte innanzi indietro, ostentando più trascuranza quanto la cosa gli stava più a cuore, e più sentivasi combattuto fra la voglia di rompere il muso allo sciocco montanaro, e la necessità di tener buono colui, e di star egli medesimo in cervello.
Tutto questo a Macaruffo pareva un sogno, e si fregava gli occhi, quasi per accertarsi di essere ben desto, e che non fosse, com'egli diceva, uno scherzo del decotto di uva; e in tentenno fra la paura e l'ingordigia, l'andava librando dentro di sè. Alzossi; colle mani alle reni e la faccia curvata, a guisa di un matematico che cerchi la soluzione di un problema, si pose anch'egli a misurare il corridojo con certi passi disuguali, ora celeri, ora rallentati, secondo gli passavano i pensieri. Dapprima andava a ritroso della sentinella; poi, come vide che questi non rompeva il ghiaccio, se gli accostò:
—Ehi, camerata, chi avrebbero ad essere cotesti uccelli da sgabbiare?»
Il soldato, facendo maggiormente il fastidioso perchè capiva prender buona piega la faccenda, rispose:
—Mi piacque! Dal momento che non te ne senti, cosa accade far coteste none? Per iscalzare, eh, poi correre a rifischiarlo? ma ti costerebbe salata!» e spalancando due occhi di fuoco, faceva colla labarda un gesto, del cui significato non si poteva dubitare.
—Chi? io la spia? nemmeno pel doppio oro di quel che hai tu allato. Di', via; non istare sul tirato; toccala su; ho forse detto assoluto che non volessi? parla dunque. Chi sono costoro?»
Il soldato, accostandosi di più a Macaruffo, gli proferì all'orecchio:—Quel signore e quella signora là»; ed accennò le porte, sotto alle quali, uno dall'altra lontano, stavano rinserrati Franciscolo Pusterla e la Margherita.
—Capperi! (esclamò il carceriere) uccelli grossi.