—O grossi o no, cosa fa a te? (ripigliava l'altro). Quando tu sei fuori, tanto monta l'aver liberato costoro, come l'aver lasciato sgattajolare lo spazzaturajo, che fu preso stasera e uscirà domattina. Col divario che quelli,—già chi non muore si rivede,—quelli ti tratteranno in modo che buon per te: il monello, all'incontrario, la prima volta che gli darai nell'ugna ti farà la sassajuola».
Macaruffo ruminava un poco; indi tornava su:—Questa m'entra. Ma in fede mia, il denaro non m'indurrebbe. Credi, se c'è persona per cui farei questo servizio, sarebbe quella signora appunto. È così buona! Io la bistratto, l'aspreggio, che anche Giob rinnegherebbe la pazienza: ed essa mai un lamento; e mi saluta con cortesia, e mi augura bene a me quand'io gliene fo delle crude e delle cotte.
—E poi è innocente (soggiungeva il soldato); innocente come una santa: è una mostruosa iniquità di quell'infame…
—Che innocente o non innocente? (l'interrompeva Macaruffo) I padroni san loro quel che va fatto, e noi dobbiamo obbedire senza cercare il quinto piede nel montone. Se la castiga così il signor Luchino, se le ha tolto fino quei bocconi da paradiso, avrà le sue buone ragioni. E messer quell'altro chi è?
—Suo marito.
—Lo so; ma che cosa ha fatto?
—Niente, al par di lei; com'è vero che son battezzato».
E Macaruffo sogghignando:—Qui dentro tutti ripetono la stessa canzone. Se tu sentissi! ci pare il limbo dei bambini. Ma appunto, anche un bambino egli tiene con sè.
—Sì, suo figliuolo; figliuolo di lor due.
—Ma, vo' dir io, e quello avrebbero a lasciarlo qua?