—E non lasciarlo nemmen confessare. Vada al diavolo eternamente», soggiunse il Muralto. Esso, con occhi di bragia, proseguiva:—Così potessi col colpo istesso finir qualche altro!… Poi…

—E poi (l'interrompevano i consorti) corri per le vie con quel pugnale fumante alla mano: il popolo ti trae dietro esultando; la patria è salvata dalle sue branche, e il tuo nome immortale».

Se quelli che così dicevano parlassero persuasi e di cuore è bene non cercarlo: ma Alpinolo, convinto che tutti partecipassero all'ardore suo istesso, non era cosa che non si promettesse.—Ma, alla peggio, (diceva) so come si fa a morire».

Con tal proposito rientrò in Lombardia, ben provvisto a denaro.

Non volle scostarsi dal Po senza visitare anco una volta il mulino dei suoi educatori. Travisato, e in quell'arnese, a pena in sulle prime il riconobbero: fin il cagnuolo gli abbajò contro, come a un paltoniero, ma quando il ravvisarono, che gioja per quella buona gente, per Maso, e per la Nena principalmente, nel vederlo tornare dopo che non era male che non ne avessero temuto! La loro contentezza toccava nel più vivo l'anima affettuosa e passionata di Alpinolo; rifletteva:—Se è tanta, in persone non legate a me se non dai benefizj fattimi, quanta sarebbe se fossero i miei veri genitori?.. come tripudierei se una volta raggiungessi quella somma delle felicità, da me immaginata, di poter trovare il padre mio!»

Per la prima cosa ridomandò dai mulinaj quello che di carissimo avea loro dato in serbo: le lettere di sua madre e l'anello. Non sapevano essi come esporgli la cosa, e finalmente, mortificati, a ritaglio, supplendo l'uno quando mancava all'altro la parola, gli narrarono quel ch'era accaduto coll'ignoto signore, e lo sperpero delle lettere, e le smanie mai più vedute. Quali imprecazioni non avventò Alpinolo contro colui che aveva trassinato così sacri pegni! ma quando gli fu pôrto il diamante, quasi gli venisse restituito un figliuolo da gran tempo perduto, si attutì, lo premette contro le labbra, e più di una grossa lagrima gli cadde su quell'unica memoria dei suoi genitori. Andò a prostrarsi sulla zolla che copriva sua madre, ne ravviò i fiori d'attorno, indi prese congedo.

—Ora non sarai di tornata fin Dio sa quando! (gli diceva la Nena). Io sono vecchia: un'altra volta non mi troverai più. Ricordati sempre di me nelle tue orazioni.

—Non parlargli di malinconie (soggiungeva Maso). Io ho girato il mondo, e so che le montagne stanno a posto, ma gli uomini s'incontrano. Ci rivedremo, n'è vero, signor Alpinolo?

—Sì, (rispondeva questo) forse più presto che non pensiate, e in tutt'altro aspetto.

—E di buon umore», ripigliava la Nena.