Anche questo supplizio gli serbava la sua imprudenza! Or chi dipingerà le furibonde smanie di lui? Nuovo sangue parevagli accumularsi sulla sua cervice; e da quest'ora; diverso consiglio il predominò, quello di tentare la liberazione di quegli infelici. Concepire un disegno e balzare al momento dopo l'esecuzione, senza per nulla calcolare i passi intermedj, era stile di Alpinolo: e chi gli avesse posto mente, sarebbesi accorto come, da quel punto, egli acquistò quella specie di serenità, che nasce da una forte risoluzione.

Non ebbe a stentare per farsi destinar alla custodia delle carceri di porta Romana, ma al momento di superarle, tutte gli si attraversavano le difficoltà dell'impresa, come un viandante giunto ai piedi di una montagna, comprende insormontabile l'ertezza d'un varco, che da lungi gli era parso un lene declivo.

—Di notte quando le altre sentinelle dormono (considerava tra sè), scanno il carceriere, e libero quei tre infelici. Oh la gioja di rivederli congiunti!—Ma… e se colui schiamazza?… poi, come troverò le chiavi? come la via per trarli non visti da questo andirivieni di camere, di anditi, di scale?—E poi, e poi… ucciderlo? cosa mi ha egli fatto di male? Un'altra vittima, un innocente; che forse ama ed è amato, che forse ha quel ch'io non ho, un padre. Son io forse il signor Luchino da sgozzare un uomo senza valutare il dolore che ne verrà a tanti esseri incolpevoli? E coll'aggiungermi quest'altro peso alla coscienza, potrei sperare d'alleggerir il primo? Per cagion mia non s'è pianto assai?»

Risolveva dunque di guadagnarlo a denaro—In tal caso (pensava egli) l'avrà voluto da sè, qualunque cosa accada. Ma ancora, e quando siano tratti di carcere? Come camparli se di fuori nessuno mi dà mano, se nessuno mi prepara l'occorrente alla fuga? Darmi io stesso in traccia dei cavalli? noleggiarli io? postarli? mi darei nell'occhio: potrei essere indicato, e mandare tutto in fumo. Ne andasse solo la mia vita, non esiterei; ma la loro! Dunque è forza mettersi in mano di qualche altro. Ma a chi far capo?… Non ho io già troppo caro pagata l'aver una volta creduto ad alcuno? E poi che sozzura d'uomini non mi son veduto d'attorno? I più vi credono pazzo se vi prendete affanni per altrui: quelli di miglior pasta v'ajuterebbero anche, purchè ciò non ne guastasse gli agi, non rompesse i sonni, non tardasse il pranzo, sovratutto non disgustasse i superiori. I giovani chiamano merito il potere; i gradi, le dovizie; e politica e sapienza il conoscere l'arte di procacciarsene; i vecchi erigono in virtù l'impotenza dei loro desideri; i pochi generosi giaciono sviliti, e contenti di guajolare e di bramare. O uomini! uomini! tutti tristi, corruttibili e corrotti; nominate prudenza la scaltrezza; virtù la dissimulazione; vizio necessario la falsità: il potere vi sgomenta; l'astuzia vi divide; l'oro vi compra; l'aspetto dell'innocenza non fa che allettarvi ad ingannarla!»

CAPITOLO XIX.

FUGA.

Così esclamava Alpinolo nell'amarezza del cuore, quando al suo abbattimento trovava unico appoggio il disprezzo; ma poi a molte eccezioni gli andava la mente, e sopratutto a una persona, sulla quale sentiva di non poter dubitare: fratel Buonvicino. A lui avrebbe potuto aprire alla libera il suo pensiero; a lui che, tornando, avea trovato tale appunto qual nel fuggire lo aveva lasciato; ma qui medesimamente v'eran ostacoli, esitazioni, paure.—Se gli spiego tutta questa matassa (egli pensava), mi riprenderà; vorrà far prediche; troverà un mondo di ragioni da opporre; la prudenza sarà d'impaccio al coraggio; vorrà la meta e non la via che vi conduce; parlerà di giustizia, quasi al mondo ve ne sia più la semenza. Sebbene… giustizia? non è egli diritto l'adoprare ogni sorta di armi contro chi ogni sorta ne adopera a danno dell'umanità? E che? Dunque il ribaldo perchè non teme l'inferno, sarà tanto avvantaggiato sopra il giusto? Perdonare!… soffrire!… Sì! sì! belle parole: ma non fanno che crescere baldanza in chi mette il piede sul collo all'umanità. E poi alla fine, che male può tornarne? O l'effetto mi riesce a disegno, ed ecco salvata l'innocenza, ecco impedito un delitto, ecco lavatami dalla coscienza questa macchia, questo verme che nè giorno nè notte riposa. Se il tentativo fallisce, se la fortuna mi disajuta… pei Pusterla nulla è peggiorato. Non sono essi già al colmo del pericolo e della miseria, dacchè si trovano in tali mani? E quando pure ne accelerassi di alcuni giorni la morte, non è acquisto il sottrarli più presto alla barbarie dei manigoldi? Quanto a me la vita mia cessò da un pezzo di appartenermi: è appassita prima di neppur sviluppare intero il suo fiore. Come potrei spenderla meglio che tentando lo scampo degli innocenti? Se muojo, avrò soddisfatto in parte al grande obbligo che mi rimane a scontare: troverò finalmente la quiete… cesserò di fremere, di esecrare.

Durata molti giorni la lotta coi suoi pensieri, e sempre più riconfermandosi di tentare ad ogni costo l'impresa, deliberò di rivelare al frate quel tanto solo che fosse indispensabile, cioè il fine, non i modi. Un dì, tra il chiaro e il fosco, si conduce al convento di Brera; contempla un momento quella soglia, ricordandosi con qual devota gratitudine l'avesse baciata il giorno che vide sopra di essa salvato il Pusterla; e al portinajo chiede di veder frà Buonvicino.

Angiolgabriello da Concorezzo, antica nostra conoscenza, nol misurò da capo a piedi coll'occhiata scrutatrice, abituale ne' portinaj ma, tutto dolcezza e benevolenza, rispose:—Fratel Buonvicino? Volete forse confessarvi, signor soldato? Dio vi benedica! entrate in chiesa; lo chiamerò. Vado e torno.

—No, non l'incomodate; se c'è, anderò io stesso alla sua cella. So dove sta.