—Sotto le spoglie del vile prezzolato, non mi riconoscete, fratel
Buonvicino?»

Dai patimenti, dal nuovo abito e dall'arte sfigurato, tardava Buonvicino a ravvisarlo; poi, come l'altro si nominò, anch'egli, con tono di meraviglia e di interrogazione, ripetè:

—Alpinolo?» poi ne strinse fra le mani il capo, e,—Figliuol mio! tu qui? Come ardisci rimanere? Perchè cotesta divisa—tu?»

Alpinolo, alla presta e con termini di viva esecrazione, senza perdonare a sè stesso, gli espose il seguito delle sue avventure; la parte che aveva avuta al disastro del Pusterla, il tradimento di Ramengo, che fece raccapricciare il frate, e che gli scoperse di tratto una serie di iniquità, quali non aveva sospettate possibili.

—Ora comprendo (esclamava) perchè Ramengo è tornato sicuro, mette casa riccamente, e si allegra, e par che dica all'anima sua, Godi, esulta, abbiam trovato il nostro riposo. Ma tu, per amor del cielo, come sei tu qui? perchè?»

E Alpinolo,—Come io sia venuto e perchè sotto queste divise, è un segreto ch'io giurai di non manifestare: non vi riuscirà però difficile l'apporvi.

—Sciagurato! un assassinio?…» prorompeva frà Buonvicino, respingendolo dalle braccia tra cui lo teneva serrato a guisa di un padre che accoglie al pentimento un traviato figliuolo.

—Padre (interrompeva quell'altro l'incominciato rimprovero) qualunque vostra ammonizione sarebbe fuor di luogo e di tempo. Così avessi avuto il coraggio! Ma più di quel che potreste dirmi ora a voce, mi disse e mi dice sempre la vostra immagine, che tratto tratto mi si affaccia a ripetere quei consigli che m'avete dati tante volte in mia fanciullezza. Ora però non sono qui per questo. Rispondete: amate voi Margherita? il Pusterla?

—Se gli amo!» esclamò l'Umiliato, e corrugò la fronte guardando il cielo con un sospiro.

—Ebbene, dovete darmi mano a salvarli.