—Così Dio m'ajuti come il farò! me ne dovesse costare la vita! Ma…
—Ebbene, sia vostra cura che, in tutte le seguenti notti, tre cavalli di gran lena siano lesti a quell'enorme noce, sapete? là a mezzo della strada di Quadronno, di costa alla vigna di Susone dei Cantù. Il vulgo racconta non so quali paurose fole di quel luogo, di quella pianta, di streghe, di tregenda, di sabati; e però nessuno vi bazzica; onde è opportunissima per chi non patisca di queste ubbie».
Il frate taceva, pensava, come chi è preso da un desiderio senza speranza; e il giovane, con accorata insistenza, ripigliava:—Vi domando pur poco! Lo farete voi? A ogni modo, se vi ricusate, non sarà che un crescere i pericoli a me e a loro. Lo farete?»
Frà Buonvicino, deciso meno dagli argomenti del giovane che dalle ragioni librate fra sè, sollevò la fronte depressa, e con aria di tranquilla energia, ben diversa dalla impetuosa temerità di Alpinolo, rispose:—Lo farò.
—Deh, siate benedetto!» esclamò Alpinolo con effusione di gioja riconoscente, stringendogli con ambe le mani la destra, e baciandola e ribaciandola; poi, divisati i luoghi, distintamente accordata ogni cosa, già si avviava a partire, quando si rivolse, e, messo a terra il ginocchio,—Un'altra grazia, o padre: beneditemi».
Il frate, commosso, posò le palme sopra il capo inchinato di Alpinolo, e,—Dio ti benedica! voglia insinuarti uno spirito di amore, di prudenza, che temperi cotesta impetuosa volontà…»
Nè finì, sentendosi intenerire ai singhiozzi di Alpinolo, il quale, come rimproverandosi questa commozione, si levò, e precipitossi fuori della cella, misurò rapidamente il corridojo, illuminato da un fioco lampione, e, giuntone in capo, si volse, rimirò il frate, il quale ancora dalla soglia gli accennava colla mano, e si dileguò.
Tali concerti ritornarono ad Alpinolo tutta la baldanza del pensiero, e provò la confidenza che ispira una robusta deliberazione, tanto somigliante alla soddisfazione di un disegno compito. La sera dopo, era egli sciolto del servizio, onde si condusse verso Quadronno per vedere se il frate vi stesse, secondo l'intelligenza. Scontrò un ragazzo il quale a furia scappava, e quando vide Alpinolo,—Signor soldato, (gli gridò) non andate in là. Al noce v'è una frotta di diavoli in forma di cavalli»; e continuò a correre verso la città come spiritato; e tutta la vita sua seguitò a dire a chi non credeva, che stregoni e demonj e tregende erano cose di fatto, e che egli ne aveva l'esperienza dei proprj sensi;—esperienza infallibile, come dicono i filosofi.
In fatto Alpinolo, accostatosi presso al noce concertato, vide tre cavalli in ordine con un famiglio che li teneva: e se le tenebre non avessero impedito la vista, poco quindi lontano, dietro ad una macchia, avrebbe scorto il frate che durava in orazioni e in aspettazione. A ogni stormir di foglia, a ogni susurrare del vento autunnale fra i pampani della vigna, risentivasi frà Buonvicino, e guardava; poi, a ora a ora alzavasi a mirare verso la porta Romana se alcuno arrivasse, e sempre se ne torceva deluso. Veder una volta ancora la Margherita, vederla salvata dall'abisso ove l'avea fatta perduta, darle la buona andata, poi tornarsene a raccomandarla al Signore, queste erano le fantasie che lusingavano il povero frate; e la delizia di saperla una volta contenta co' suoi cari, tanto più cari dopo tanto vicendevole patire. Ma poi le infinite difficoltà se gli affacciavano, e disperava, e cadeva colla fronte sulla terra pregando e singhiozzando.
L'altro domani toccava ad Alpinolo montare la guardia; e solo allora legò col carceriere il discorso che abbiamo riferito, per non lasciargli tempo a riflettere, e per tenergli le mani ne' capelli. Con esso rimase d'accordo che, quando egli, dopo la scolta che a momenti verrebbe a rilevarlo, entrerebbe ancora in sentinella, farebbero uscire i due dalla prigione, e per la guardina del carceriere, scendere in un cortiletto posteriore, dov'era la porta del soccorso, non divisa dallo spianato che per un fossatello largo un passo.