Abbiamo già fatto avvertire come la Rocchetta non fosse ridotta a compimento; molte parti ancora imperfette di mura; non approfondita la fossa; lavori tutti che erano stati sospesi perchè il luogo riconoscevasi non abbastanza addatto; per la qual cosa venne poi abbandonato, fabbricando invece il forte dall'altra banda verso San Nazaro.

Tutto ciò agevolava un'evasione.—I soldati (diceva Alpinolo) se la dormiranno a quell'ora così tarda; benchè la luna sia nel suo pieno, è però questa sera adombrata da nuvoloni minacciosi, talchè l'oscurità ci darà favore. Se possiamo procedere senza rumore, niente più facile che andar fuori.

—Come poi sarete fuori (soggiungeva Macaruffo) pensateci voi; che, quanto a me, m'allaccio le scarpe, e la do per la campagna senza guardarmi ai piedi, finchè non sento rumoreggiare il fiume d'Imagna».

Poco dopo venne un soldato a dare lo scambio ad Alpinolo; venne sbadigliando e divincolandosi come chi allora si sdormenta, e dicendogli con una voce sonnacchiosa:—Avevo attaccato di gusto. Te beato, o Quattrodita, che hai dinanzi due belle ore da dormire della grossa!»

Alpinolo gli cedette il posto senza lasciare scorger nulla e si ritirò nel camerotto; si ritirò, ma (lo crederete agevolmente) tutt'altro che a riposo; bensì all'agitazione naturale del tempo che scorre fra la deliberazione d'un disegno pericoloso e l'effettuarlo. Terribile tempo, quando tutte le forze dell'anima stanno assorte in quel pensiero, in quell'avvenire così vicino e forse così lontano; in un avvenimento, che fu lungo tempo meditato, svolto, blandito, e che sarà condotto a termine fra pochi istanti, o non più! Come gente che si accalchi a udire una ambita novella, così mille idee di possibili pericoli si affollano alla mente, e dietro a queste altrettanti spedienti per ripararvi; tutti gli scorre l'intelletto, a nessuno s'appiglia. Ora una fidata speranza già trasporta l'uomo al momento dopo… Gli vedresti allora l'occhio scintillare, allungarsi le labbra ad un sorriso. Poi la riflessione slancia attraverso all'immaginativa un cupo spavento; ostacoli insormontabili tra il frutto e la mano, ogni cosa scoperta, sventata; allora il ciglio si rabbuja, aggrinzasi la fronte, un ribrezzo invade la persona, i capelli s'arricciano, il sangue rigurgita al cuore, e un freddo sudore cola giù per le guancie.

In questo sogno immaginoso passavano Alpinolo e Macaruffo le due ore,—ore lente come il passo della morte. Il giovane computava ormai imminente l'istante che riscatterebbe ogni suo errore, restituirebbe alla libertà e all'onore vittime innocenti, farebbe per astio amarissimo al tiranno molte giornate. Gli pareva già vedere i Pusterla mettere il piede fuor della Rocchetta;—Ecco i cavalli; si monta; si sprona.—Addio, Milano! domattina trovano il carcere vuoto; che rodimento il signor Luchino! ha da mettere più di sei e più di dodici capelli canuti. Invano tenta soffocare il dispetto fra le tazze e le lascivie e il concetto di nuovi oltraggi.—E Ramengo? vedersi sfuggire le sue vittime—mancargli sotto la base, su cui ideava sollevare la scellerata sua grandezza—sapere liberi e lontani quelli che alzerebbero la voce a proclamarlo infame, traditore, spia!—Presto, cavalli su tutte le direzioni ad inseguirci.—Eh sì! noi siamo in sicuro. Si va; si rivede il tugurio de' mugnaj che curarono la bambina mia vita; ci tragittano; voliamo di là, troviamo i fratelli.—Qual gioja d'essere ancora fra cuori consenzienti, poter ancora fremere, bestemmiare!

L'hai tu scannato quel maledetto? mi domandano: No, ma ho fatto dì —meglio: ho strappato due vittime di bocca al biscione.—Sono conosciuti, —festeggiati; la vista loro rinfuoca gli sdegni, rinfresca la memoria di —quanto patì ciascuno; più non è che un fremere d'armi: ci —uniamo: vendetta è il nostro grido; si muove sopra Milano; il popolo, —sazio della costui tirannia, esce in folla ad ingrossare le nostre file; —appena sa che appressiamo, la città rumoreggia: dà su e, —sant'Ambrogio, sant'Ambrogio! scannano quella sua caterva di scherani: —e lui, quel cane… oh potess'io essere il fortunato, che, tra la mischia —e non più da assassino lo incontrassi, lo abbattessi, gli piantassi —questo pugnale nel cuore!»

Gli brillava dentro il coraggio, e con un moto macchinale che preveniva la volontà, brandiva di fatti il pugnale in atto di chi mena un mandritto; e soffiando, si sentiva andar tutto in sudore. Trasse di capo il morione; colla palma terse la fronte, e anch'egli si pose a sedere sul pancone, sopra il quale tranquillamente sdrajati russavano due dei suoi commilitoni. Tenne il guardo biecamente fisso su loro:—Anime vendute! ministri della prepotenza! Ancor due ore, ed avrò gettata di dosso l'infame vostra assisa. Ancor due ore, e poi… E poi? forse da qui a due ore essi saranno levati contro di me, addosso a me. Se si destassero? se udissero?—Ch'io gli ammazzi?—Ma altre guardie vegliano là abbasso.—No; non ci voglio pensare. Frà Buonvicino prega».

E cacciava quest'apprensione come un maligno fantasma; e quasi per istordirsi diceva:—Che temere? dormono sodo. Importa assai a que' ghiotti se stia per cadere il tiranno che ne ha comprato il valore! D'altri suoi pari sono piene le città d'Italia, non mancherà chi li tolga a stipendio per sicurezza de' suoi delitti e per isgomento della virtù generosa».

Quindi, per far inganno a sè stesso, e mostrarsi ai proprj occhi spensierato e sicuro, piegava il capo, e quasi si trattasse di deludere altrui, fingeva addormentarsi.—Sì, addormentarsi! La coscienza d'un gran pericolo, e non solamente suo, lo scoteva in fiero soprassalto; acceleravano il battito le arterie: chi l'avesse esaminato, ne avrebbe scorto il viso pallido, scontrafatto come il cadavere d'uomo violentemente soffogato. Sentendosi mancar il respiro, si alzò: chiotto chiotto affacciossi ad un finestrone alto e stretto, s'abbracciò ad un'esile colonnina, posta a sorreggere due archetti acuminati che facevano il vôlto; e sporto il capo fra lo stipite e quella, stette osservando la cupa maestà della natura, addormentata nel fondo della mezza notte. Il cielo era ingombro di nuvoloni, pregni di pioggia e di tempesta, che rapidi pel fosco silenzio camminavano, cozzavano, accavalciavansi, come i pensieri nel capo di esso.