Fra queste ambasciose attenzioni ode chiamarsi a nome: si scuote: è una voce conosciuta, ma da gran tempo non intesa—Chi è là? assassino o amico?» domandò.

—Silenzio! un amico», rispose Alpinolo, e si nominò.—Vengo a camparvi: non perdete tempo, usciamo.

—E la Margherita?» fu la sola voce che replicò Franciscolo.

—Verrà anch'ella.

—Dio ci ajuti!» e strinse al giovane la mano in modo di esprimergli tutta la gratitudine passionata dell'uomo che, abbandonato da tutti, tradito, vicino a morte, ritrova un amico. Il giovane la sentì, e parevagli significare tante cose, che fossero fin troppo a compensare quel che aveva operato. Poi Francesco tolse sulle braccia il bambino, replicandogli:—Taci».

Il carceriere, a cui quel brevissimo indugio era parso un'eternità, non li vide, gli udì rimontare la scaletta, e raccomandò loro all'orecchio—Fate piano».

Così vennero alla stanza della Margherita.

La meschina non erasi dimenticata (e di che si dimentica il prigioniero?), non si era dimenticata che quel dì era il settimo anniversario del suo Venturino. Per una madre, per una malarrivata, di quante idee doveva essere feconda una tale rimembranza! Le doglie del parto, mitigate dalla consolazione di vedere, di toccare, di baciare una tenera creatura, un essere vivente, frutto delle proprie viscere, pegno d'un amore benedetto, illibato; nuovo nodo di tenerezza fra lo sposo e lei; e non saziarsi di guardarlo, di blandirlo, di comporlo; e col proprio latte sostentargli la vita che essa medesima gli diede, sono gioje di che il Cielo privilegiò le madri per ristoro ai travagli e alle fatiche del sacro loro stato.

Ricorrendo su quel giorno, alla Margherita tornavano in mente una stanza agiata, un onorevole letto e tante persone intente a prodigarle amorevoli cure, compatimento, congratulazioni: ed un marito contento, e le speranze che carolano intorno alla cuna d'un neonato.

Ma ora? Tutto mutato: squallore, tenebre, insulto stizzoso, il dubbio, lo sgomento; e, peggio di tutto ciò, il trovarsi disgiunta dal marito, e saperlo gettato in tormenti pari ai suoi, se non forse più atroci. E quel fanciullo, quell'essere innocente e caro, sua compiacenza e suo conforto, in sull'alba della vita, condannato, senza colpa, a soffrire le pene dello scellerato. Questo dì, che soleva essere una domestica festività, un giorno di felicitazioni sintanto che vissero insieme, ora non poteva che esacerbare gli spasimi, ora che, così vicina a lui, a loro, non poteva neppur una volta abbracciarli, nè tampoco vederli. Oh! vederli, vederli almeno da lontano, questo le pareva sarebbe bastato a innondarla di dolcezza; e ne richiedeva il buon Gesù, e inginocchiata pregava che almeno quella tenera pianticella fosse risparmiata, potesse crescere alla vita, conservando memoria e compassione di un padre, di una madre, chi sa a qual fine destinati.